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Tomas Milian

Tomas Milian (Tomas Quintin Rodriguez) è un attore cubano, sceneggiatore, musicista, è nato il 3 marzo 1933 a L'Avana (Cuba) ed è morto il 22 marzo 2017 all'età di 84 anni a Miami, Florida (USA).
Nel 1980 ha ricevuto il premio come miglior attore non protagonista al Nastri d'Argento per il film La luna.

Il nostro caballero

A cura di Fabio Secchi Frau

Apparentemente aveva poco in comune con l'Italia. E invece questo attore cubano ha saputo ridare vita a un cinema che sembrava dichiarato clinicamente morto con l'avvento della televisione, diventando molto più simile a noi di quel che sembrava. Viveva a Miami, ma ha saputo abbinare Cinecittà con l'immaginario della sua cultura e, grazie al Metodo, è riuscito a rappresentare, a modo suo, un cinema popolare, senza rinunciare al portare davanti all'obiettivo quella settima arte marchiata dall'impegno e denotata da temi sociali forti, dove si mette il destino dell'uomo al centro della storia e il dolore violento come strumento rabbioso per non sopraffare. Tomas Milian è stato un attore speciale per l'Italia. Un maestro della caotica vitalità e dal camaleontico talento interpretativo. Non importa la nazionalità, ma importa il fatto che sia riuscito a penetrare nel comune senso italiano e nel nostro immaginario collettivo. Dopotutto, i suoi punti di riferimento non sono mai stati solo nazionali, ma mondiali (James Dean), e questo gli ha permesso di andare oltre i confini, oltre le certezze di Hollywood, che ben ha saputo miscelare con la vivacità del mondo latino di cui fa parte. Un nomade che non ha mai rinunciato alla sua visione artistica di cinema.

L'infanzia difficile e l'amore per il cinema
Nato in un piccolo villaggio vicino all'Avana, da una famiglia ricco-borghese, assai cattolica, figlio del generale Emiliano Rodriguez, che occupava un ruolo importante nel governo del dittatore Gerardo Machado, Tomas Milian ha visto l'arresto del padre (che avrebbe voluto per lui un futuro nell'esercito) e la sua carcerazione dopo la destituzione di Machado, avvenuta con il colpo di Stato di Fulgencio Batista. Affidato alla cure della zia ricchissima, che lo spedisce a studiare dai Salesiani, diventa paradossalmente amico di uno dei figli di Batista. Quando però il padre esce dal carcere, viene urgentemente ricoverato in un ospedale psichiatrico a causa di un forte esaurimento nervoso, con una forte tendenza al suicidio. Uscito dal manicomio, cerca di reintegrarsi socialmente e di riallacciare i rapporti con il figlio, ma non riuscendovi, nella sua casa di campagna, trova una soluzione più facile nel suicidio e così, davanti agli occhi del figlio, si spara. Sconvolto dalla morte del padre, Tomas diventa più insofferente e ribelle, e decide di andare via, tentando la fortuna negli States, magari assecondando le sue velleità artistiche. E nonostante la zia tenti di dissuaderlo, anche promettendogli di pagarle lei stessa l'Università, Tomas non vuole sentire ragioni e, non appena finito il liceo, parte per Miami, iscrivendosi all'Accademia Teatrale della Florida e poi all'Actor's Studio, folgorato dalla visione de La valle dell'Eden con James Dean. Stabilitosi a New York, segue i corsi di Elia Kazan e Lee Strasberg e impara il metodo Stanislavskij e l'inglese, guadagnandosi di che vivere facendo il lavapiatti, il benzinaio e il parcheggiatore.

Le prime apparizioni al cinema
Dopo vari provini, il suo talento viene notato dai produttori della NBC che cercano qualche attore da inserire nella serie tv Decoy (1957). Poi dopo alcuni ruoli teatrali a Broadway, viene notato dal regista Jean Cocteau che, nel 1959, lo introduce nell'alta realtà del palcoscenico, collaborando con lui anche al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Lì entra in contatto con Franco Zeffirelli che lo dirigerà ne "Il poeta e la Musa". Per l'esordio cinematografico bisogna invece aspettare Mauro Bolognini che lo vorrà ne La notte brava (1959), affiancandolo ad Antonella Lualdi, Rosanna Schiaffino, Franco Interlenghi, Elsa Martinelli e Anna Maria Ferrero. La recitazione di Milian è così entusiasmante che il regista lo imporrà anche nel cast de Il bell'Antonio (1960) e Madamigella di Maupin (1966). Ancora più rilevante nella sua carriera la collaborazione artistica con Francesco Maselli ne I delfini (1960) e Gli indifferenti (1964).
In seguito a L'imprevisto (1961) di Alberto Lattuada, eccolo nel cast di Boccaccio '70, diretto da Luchino Visconti, in un episodio nel quale interpreta un arido e meschino conte che è infedele alla bellissima moglie. Da quel momento in poi la sua carriera si arricchirà di nomi come Nanni Loy, Franco Brusati e Renato Castellani, ma soprattutto di Margherita Rita Valetti che però non è una regista, ma sarà la moglie di Milian, nonché madre del loro unico figlio: Tomas Milian Jr, anche lui attore.

Tra Hollywood e Italia
Notato da Hollywood, alternerà kolossal americani a pellicole italiane: apparirà quindi ne Il tormento e l'estasi (1965) interpretando Raffaello Sanzio, contraltare di Michelangelo (Charlton Heston) -, ma anche ne Le soldatesse (1966) di Valerio Zurlini, Banditi a Milano (1968) di Carlo Lizzani e Dove vai tutta nuda? (1969) di Pasquale Festa Campanile. L'Italia, in effetti, sarà la sua seconda casa per molti anni: Lucio Fulci, Liliana Cavani, Sergio Corbucci e Dacia Maraini se lo contenderanno anche per piccoli ruoli, mentre Dennis Hopper, il mitico attore, lo vorrà fra Peter Fonda e Kris Kristofferson in Fuga da Hollywood - Ultima follia(1971).

Faccia da poliziesco
Si segna anche un abbandono di quei ruoli intellettuali, a causa della sua faccia che, ricoperta di una fittissima barba e perfetta smorfia comica, sarà eccezionale per: polizieschi come Non si sevizia un paperino (1973) di Fulci, Milano odia - La polizia non può sparare (1974) e Il giustiziere sfida la città (1975) di Umberto Lenzi; spaghetti-western come I quattro dell'Apocalisse(1975) di Fulci e commedie scollacciate stile 40 gradi all'ombra del lenzuolo (1975) di Sergio Martino.
Diretto da Yves Boisset in Una donna da uccidere (1975), entrerà nella storia del cinema italiano per il suo sodalizio artistico con Bruno Corbucci, per il quale presterà viso e movenze nel ruolo del commissario, volgarotto e dai modi bruschi, Nico Giraldi, anche soprannominato "Er Monnezza". Assassinio sul Tevere (1976), Delitto a Porta Romana (1980), il mitico Delitto al ristorante cinese (1981, dove Milian interpreta anche il ruolo di uno spassoso cinese), Delitto sull'autostrada (1982), Delitto in Formula Uno (1983) e soprattutto Delitto al Blue Gay (1984) gli faranno vincere il premio Rodolfo Valentino come attore più creativo e nel 1980 il premio Antonio De Curtis per la commedia.

I grandi autori
Mai dimenticato dai grandi autori del cinema italiano non si lascia sfuggire l'occasione di essere diretto da Bernardo Bertolucci ne La luna (1979), storia di una cantante lirica che scopre la dipendenza da droga del figlio - la pellicola gli frutterà il Nastro d'Argento come miglior attore non protagonista -, e da Michelangelo Antonioni in Identificazione di una donna (1982). Poi tornerà in America dove si specializzerà come caratterista partecipando a pellicole di Abel Ferrara, Tony Scott, Sydney Pollack, Oliver Stone, Steven Spielberg, ma soprattutto Steven Soderbergh che nella pellicola drammatica Traffic (2000) gli cucirà su misura il ruolo del sanguinario generale Salazar. Il resto della sua carriera è tutta dedita a piccole partecipazione in telefilm come Law & Order, Oz, La signora in giallo, Un giustiziere a New York e Miami Vice. L'attore è morto il 22 marzo 2017 a Miami negli USA dove viveva da molti anni.

Cosa ci lascia Tomas Milian?
Cinema popolare, nel caso di Tomas Milian, non vuol dire disimpegno. Intriso di contenuti sociali e politici forti, la sua recitazione ha gettato uno sguardo inquieto sulla nostra società e sul futuro che ci attende, fra visioni apocalittiche di città italiane intrise di una realtà violentissima. Il personaggio è sempre stato al centro del suo obiettivo. È stato un mostro o un salvatore, nonché il mistero intorno al quale ruota tutta la narrazione, come Metodo insegna, del resto. Domande sull'avvenire, orizzonti e destini, sono questi i parametri che hanno contato quando Tomas Milian ha recitato, intriso di magia e di spiritualità materiale sia che abbia scelto la strada del b-movie, sia che abbia ricalcato i drammi della tradizione hollywoodiana. Che cosa ha lasciato Milian alle generazioni future? Senza dubbio dei giovani eroi persi nell'oscuro labirinto dell'insostenibile violenza, insensata o sensata, e perché no, anche un po' ironica.

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News

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