Tim Robbins (Timothy Francis Robbins) è un attore statunitense, regista, produttore, scrittore, sceneggiatore, è nato il 16 ottobre 1958 a West Covina, California (USA). Tim Robbins ha oggi 67 anni ed è del segno zodiacale Bilancia.
Tim Robbins, ottimo attore, padre dei due figli di Susan Sarandon, quest’anno vincitore dell’Oscar destinato a un interprete non protagonista, in Codice-46 di Michael Winterbottom si muove a Shangai in un futuro troppo simile al presente: eliminazione d’ogni libertà in nome della salute e della sicurezza, virus che permettono la lettura del pensiero altrui, fitte città verticali grigia azzurre, cancellazioni parziali o totali della memoria, miseri agglomerati arabi come unici luoghi di indipendenza e vacanza perché sono «fuori». Profezie ovvie, retorica avvenirista, insomma un pastrocchio: Tim Robbins avrebbe meritato di più, di meglio, come ha avuto in Mystic River di Clint Eastwood.
Collo lungo, dinoccolato, con le spalle un poco curve e la faccia che a 46 anni conserva un’incerta espressione da bambino rannuvolato o da studente in allarme, certo Tim Robbins non è bello. E nato in California e cresciuto al Village di New Vork figlio del folk singer e compositore di canzoni Gill e della vicedirettrice d’una rivista culturale politica, manifestazioni, discussioni, teatro di strada. A 12 anni già recitava in una compagnia itinerante, poi formò un gruppo teatrale d’avanguardia, The Actors Gang. Corsi di teatro all’università di Los Angeles. Le prime apparizioni sullo schermo (anche in Top Gun) restarono inosservate. Nel 1988 è uno dei tre protagonisti di Bull Durham di Ron Shelton: gli altri due, nel film sul baseball, sono Kevin Costner e soprattutto Susan Sarandon di cui s’innamora appassionatamente per non lasciarla più.
Li unisce il sentimento, ma anche l’impegno politico e civile: tutti e due sono democratici militanti senza paura, onesti, tenaci, e ne offrono testimonianza anche con i film. In Jacob’s Ladder di Adrian Lyne, Tim Robbins è un reduce dal Vietnam ossessionato da allucinazioni; ne I protagonisti di Robert Altman è un produttore cinematografico omicida; ali della libertà di Frank Dareborit è la vittima di un errore giudiziario; in Mister Hula Hoop di Joel Coen è il simbolo di una paraboia accusatoria sul sistema capitalista, in Dead Man Walking dirige l’amico Sean Penn e Susan Sarandon in una storia contro la pena di morte. Nessuno a Hollywood è più coerente di lui. Su un unico punto preferisce tacere: agli inizi scriveva canzoni faceva il cantante, come il suo papà.
Da Lo Specchio, 27 marzo 2004
Ottimo attore lungo lungo, con una faccia bambinesca ma non simpatica, compagno di una delle donne più intelligenti dello schermo - Susan Sarandon, conosciuta sul set di Bull Durham - Un gioco a tre mani (1988) - e padre con lei di due bambini, Tim Robbins, dopo un’onorevole carriera davanti alla macchina da presa, ha girato un primo film(Bob Roberts, 1992) sulla finzione e la corruzione del mondo politico americano, e un secondo(Dead Man Walking, 1996), sulla pena di morte, destinato a scuotere anche la più torpida e indifferente delle coscienze. E dal primo film (intelligente, brillante, divertente) al secondo (austero, cupo, severo) Robbins ha segnato una notevolissima crescita, entrando di diritto nel novero degli autori veri.
Californiano, Robbins ha debuttato come attore di teatro in un gruppo da lui formato a Los Angeles, la Actors’ Gang, e nel cinema con Una cotta importante (1984) di Jerry Schatzberg. Tra i film interessanti della sua carriera di attore ci sono Dentro la grande mela (1988) di Tony Bili, Cadillac Man - Mister occasionissima (1990) di Roger Donaldson, Allucinazione perversa (1990) di Adrian Lyne, Mister Hula Hoop (1994) dei fratelli Coen. Il suo ruolo più importante è stato tuttavia quello di Griffin Mill in I protagonisti (1992) di Altman, per cui ha anche interpretato il poliziotto dongiovanni in America oggi (1993). Ed è stato il protagonista del suo Bob Roberts, riservandosi la parte sgradevole del cantante-politicante imbroglione e simulatore. Dei suoi molti talenti di uomo di spettacolo è prova il fatto che Robbins è anche autore delle canzoni country che accompagnano il film.
Da Irene Bignardi, Il declino dell’impero americano, Feltrinelli, Milano, 1996
Tim Robbins, ottimo attore, padre dei due figli di Susan Sarandon, quest’anno vincitore dell’Oscar destinato a un interprete non protagonista, in Codice-46 di Michael Winterbottom si muove a Shangai in un futuro troppo simile al presente: eliminazione d’ogni libertà in nome della salute e della sicurezza, virus che permettono la lettura del pensiero altrui, fitte città verticali grigia azzurre, cancellazioni parziali o totali della memoria, miseri agglomerati arabi come unici luoghi di indipendenza e vacanza perché sono «fuori». Profezie ovvie, retorica avvenirista, insomma un pastrocchio: Tim Robbins avrebbe meritato di più, di meglio, come ha avuto in Mystic River di Clint Eastwood.
Collo lungo, dinoccolato, con le spalle un poco curve e la faccia che a 46 anni conserva un’incerta espressione da bambino rannuvolato o da studente in allarme, certo Tim Robbins non è bello. E nato in California e cresciuto al Village di New Vork figlio del folk singer e compositore di canzoni Gill e della vicedirettrice d’una rivista culturale politica, manifestazioni, discussioni, teatro di strada. A 12 anni già recitava in una compagnia itinerante, poi formò un gruppo teatrale d’avanguardia, The Actors Gang. Corsi di teatro all’università di Los Angeles. Le prime apparizioni sullo schermo (anche in Top Gun) restarono inosservate. Nel 1988 è uno dei tre protagonisti di Bull Durham di Ron Shelton: gli altri due, nel film sul baseball, sono Kevin Costner e soprattutto Susan Sarandon di cui s’innamora appassionatamente per non lasciarla più.
Li unisce il sentimento, ma anche l’impegno politico e civile: tutti e due sono democratici militanti senza paura, onesti, tenaci, e ne offrono testimonianza anche con i film. In Jacob’s Ladder di Adrian Lyne, Tim Robbins è un reduce dal Vietnam ossessionato da allucinazioni; ne I protagonisti di Robert Altman è un produttore cinematografico omicida; ali della libertà di Frank Dareborit è la vittima di un errore giudiziario; in Mister Hula Hoop di Joel Coen è il simbolo di una paraboia accusatoria sul sistema capitalista, in Dead Man Walking dirige l’amico Sean Penn e Susan Sarandon in una storia contro la pena di morte. Nessuno a Hollywood è più coerente di lui. Su un unico punto preferisce tacere: agli inizi scriveva canzoni faceva il cantante, come il suo papà.
Da Lo Specchio, 27 marzo 2004