Serena Grandi è un'attrice italiana, è nata il 23 marzo 1958 a Bologna (Italia). Serena Grandi ha oggi 68 anni ed è del segno zodiacale Ariete.
Serena Grandi, diplomata come Programmatrice Informatica, segue corsi di lingua inglese, lavora in un laboratorio di analisi, ma il suo sogno è fare l'attrice. Un sogno che in pochi anni riuscirà a coronare diventando una delle icone del cinema italiano degli anni '80. Inizialmente conosciuta nell'ambiente delle riviste patinate, si avvicina al cinema interpretando una scena molto forte di Antropophagus (1980) in cui il mostro mangia il feto dell'attrice che allora si faceva chiamare Veronica Steiger.
Dopo un paio di commedie, compare in Pierino la peste alla riscossa, uno degli episodi più inutili del celebre scolaro impertinente, per la mancanza di una storia credibile e per l'assenza di Alvaro Vitali che rese famoso il personaggio.
Nel 1985 altri 95 minuti di insignificanti barzellette al fianco di Massimo Boldi e Teo Teocoli con Sturmtruppen 2 - Tutti al Fronte.
Ma è con Tinto Brass che Serena Grandi conosce il successo, recitando nel 1985 la parte della protagonista in Miranda, una locandiera in attesa del marito disperso in guerra. Tra amanti fissi e irregolari, la Serena nazionale convolerà a giuste nozze con il cameriere.
Nei film successivi - La signora della notte, L'iniziazione, Desiderando Giulia - continuerà ad interpretare il ruolo che Brass le ha cucito addosso, una donna ambigua che si dibatte tra molteplici amori e numerosi tradimenti, regina dell'erotismo nazionale di quegli anni.
Serena ha lavorato anche con registi importanti come Dino Risi (Teresa) e Sergio Corbucci (Roba da ricchi e Rimini Rimini); la ricordiamo anche nel giallo Le foto di Gioia di Lamberto Bava, figlio del più noto Mario, in cui interpreta la proprietaria di una rivista per soli uomini le cui modelle vengono assassinate una dopo l'altra.
Negli anni novanta le sue apparizioni cinematografiche diminuiscono, ma continua ad imperversare nel filone della commedia erotica (senza disdegnare qualche apparizione nel poliziesco) a fianco di attori come Jerry Calà, Debora Caprioglio, Andrea Roncato.
Nel 1997 torna a lavorare con il suo scopritore Tinto Brass in Monella. L'ultima apparizione cinematografica è del 1998 con Radiofreccia, esordio cinematografico di Luciano Ligabue.
Dopo le disavventure è rispuntata al cinema con Avati e in tv con la miniserie «Una madre» I film sexy mi facevano star male. Ora vorrei fare la produttrice.
*La vita cambia le persone. Figuriamoci gli attori. Gli attori provati dalla vita, poi, diventano dei veri interpreti. Chi riconoscerebbe oggi, nella defilata e matronale attrice dei film di Pupi Avati o Massimo Spano, la chiassosa e giunonica protagonista dell'erotismo anni '80 di Tinto Brass? Serena Grandi ha saputo costruirsi una nuova vita, «e oggi - dice lei - sto vivendo una seconda, inattesa carriera». I telespettatori la ritroveranno in Una madre, miniserie diretta da Spano, stasera e domani su Raiuno, in cui - nella storia d'una prostituta (Violante Placido) che per uscire dal giro, è costretta a mettersi contro la malavita e contro la legge - interpreta Salvatrice, ex donna di vita oggi proprietaria d'un ristorante.
«Nove anni fa, subito dopo aver girato Radiofreccia di Ligabue, avevo deciso di lasciare definitivamente il cinema per dedicarmi solo a mio figlio. Fino ad allora ero riuscita a portarmelo dietro sui set; ma non poteva continuare così. Oggi però lui sta preparando la maturità. E io mi sono sentita pronta a tornare al mio primo amore».
E cos'è successo?
«Pupi Avati ha deciso di scegliermi per fare uno scoop. "Pensa come ci rimarranno i tuoi ammiratori d'un tempo - ha detto - se dovessero ritrovarti su una sedia, a retelle". Aveva bisogno di un'attrice che in Il papà di Giovanna interpretasse il personaggio ispirato a una sua zia: un'infermiera dell'ospedale di Bologna che l'artrite aveva praticamente paralizzato, e che nel film è diventata la moglie di Ezio Greggio. Una donna dolce, materna, talmente innamorata di lui da perdonargli i numerosi tradimenti. È così che sono tornata al cinema».
Ma oggi che la scelgono per il senso di maternità che ispira, come guarda agli anni in cui ispirava ben altro?
«La mia carriera andava benissimo: il mio nome faceva sempre botteghino. Ma era dentro, che mi sentivo male. Ero come un motore che non gira più; come una Ferrari che affonda nelle sabbie mobili. Il fatto è che quand'ero giovane e bella cominciarono a invecchiarmi e a ingrassarmi per farmi fare la parte della madre. A 20 anni già ero la mamma di Lorella Cuccarini; a 32 quella di Carol Alt. Senza propormi mai altro: mi sfruttavano e basta, perché al noleggio significavo ancora bei soldoni. Ma io ero stufa, ero arrivata a saturazione. Più ne parlo e più mi sembra d'aver fatto un brutto sogno».
Poi ha avuto anche dei guai giudiziari…
«Era il 2004, avevo messo su un bel negozio d'antiquariato in piazza Navona, quando una giustizia irresponsabile mi coinvolse in fatti che non avevo commesso. Si è trattato del classico errore giudiziario, poi completamente annullato in Cassazione. Ma non ne parlo volentieri: da allora ho voltato pagina».
E oggi?
«Per fare la madre ho raggiunto l'età giusta. Alle spalle ho 50 film, ma soprattutto una vita non facile che mi ha fatto crescere. La mia vita è stata la mia vera palestra. Anche professionale».
Pensa di essere più brava oggi di ieri?
«L'anima dei miei personaggi è rimasta la stessa. Ho sempre interpretato ruoli positivi, rassicuranti. È la tecnica che è cambiata e, credo, migliorata».
Qualche sogno?
«Vorrei trasformare in film il mio romanzo L'amante del federale. Mi sono scoperta scrittrice in uno dei miei momenti difficili; e buttai giù la storia (non autobiografica) di una prostituta che parte da un piccolo paese della Romagnaper la grande città, lì s'innamora d'un gerarca fascista che la tratta come un oggetto, e per averla solo sua la rinchiude in un sanatorio per malati di tubercolosi. È uno spaccato della società italiana del tempo. No: non ci sarà un ruolo per me; mi piacere fare solo la produttrice. Il regista? Pupi Avati sarebbe perfetto».
Da Il Giornale, 28 settembre 2008
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