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Audrie & Daisy: il lato oscuro dei social media

Aggiornato all'era digitale, l'abuso sessuale diventa virale e fa più male. Presentato al Sundance e disponibile su Netflix, Audrie & Daisy ha nel titolo il suo soggetto: due teenagers che si sono prese la responsabilità di fare qualcosa con quello che gli è accaduto.
di Marzia Gandolfi

venerdì 28 ottobre 2016 - Netflix

Nessun uomo sa cosa sia una donna. Certamente non lo sanno lo sceriffo di Maryville nel Missouri ("Non bisogna sottostimare il bisogno di attenzione delle ragazzine oggi...."), che ha condotto l'indagine contro lo stupro di Daisy Coleman, e uno dei giovani carnefici di Audrie Pott, adolescente suicidatasi dopo la violenza e le foto in rete di quella violenza ("da questa esperienza ho capito che le ragazze spettegolano molto e s'imbarazzano facilmente"). Intorno a questa ignoranza, intorno a questo violare, colpire, sfregiare per ribadire una proprietà che non esiste, si muove da una parte all'altra della costa il documentario di Bonni Cohen e Jon Shenk. Presentato al Sundance e disponibile su Netflix, Audrie & Daisy segue la storia terribile di due adolescenti violate e poi umiliate sui social network.

Aggiornato all'era digitale, l'abuso sessuale diventa virale e fa più male. A restare identica è l'arroganza, la sopraffazione, la potenza narcisistica del fallo, elevato a misura unica di valore.
Marzia Gandolfi

Audrie Pott aveva solo quindici anni quando si è tolta la vita. Frequentava il liceo di Saratoga nella Silicon Valley, in California e sperimentava col sorriso la vita quando un branco di compagni di scuola l'ha precipitata all'inferno. Per gioco, come prestazione della loro (ottusa) (im)potenza. Sempre idiota, secondo Lacan e secondo Daisy, che in un altro stato subiva il medesimo oltraggio ma è sopravvissuta e combatte oggi per sé, per Audrie e per tutte le Audrie sommerse.
Sbilanciato dalla parte di Daisy, la cui esperienza abita buona parte del film, il documentario di Bonni Cohen e Jon Shenk getta uno sguardo allarmante ma necessario sulle nuove forme di prevaricazione, sul cyberbullismo e su una generazione tecnorapida perché nativa digitale. Una generazione mutata tecnologicamente che sembra prediligere la realtà virtuale a quella più reale del confronto in casa o a scuola. 'Minori' nella rete e nella vita che non sanno afferrare ma arraffano producendo e diffondendo post, foto, commenti e parole inopportuni. (Anche) di questo gli aggressori di Audrie e Daisy sono chiamati a rispondere in tribunale e davanti alla camera di Cohen e Shenk. Alterati nella voce e stilizzati nei tratti somatici, i testimoni accusati da Audrie e Daisy vivono impassibili nel loro isolamento autistico, consumisti perfetti che comprano più di quanto li soddisfi, che abusano senza ritegno collassando ogni possibilità di dialogo.


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Audrie & Daisy svolge due percorsi, quello delle vittime e quello dei loro carnefici, quasi sempre compagni di banco, di scuola, seguendone l'evoluzione negli anni. Gli anni dei processi che hanno maturato (e diplomato) Daisy e lasciato imperturbabili i secondi, protetti dalle famiglie, dal sistema scolastico, da quello sociale e politico.

Il documentario riporta allora in primo piano la necessità di un senso critico attivo e fa appello al principio di responsabilità personale attraverso i genitori di Audrie e di Daisy, attraverso gli psicologi e gli assistenti sociali che le ascoltano, raccogliendo e diffondendone la testimonianza.
Marzia Gandolfi

Nel mezzo della battaglia legale e morale che scuote le fondamenta della comunità, sempre a favore del good guy che fa meta e non farebbe mai male a una cheerleader, i registi accomodano il fratello di Daisy, che ha pagato con l'isolamento l'amore per la sorella. Oggi, lontano dal luogo della violenza, allena una squadra junior e insegna ai fanciulli le regole del campo e della vita. Perché questo ragazzone, colonna portante per una ragazzina orfana di padre e abusata da chi credeva amico, educa gli uomini di domani al discorso amoroso contro il giudizio dispregiativo.
Frequentando il lato oscuro del web, combattendo una battaglia culturale contro la violenza di genere, denunciando l'arroganza dei più forti e il silenzio complice degli amici, Audrie & Daisy ha nel titolo il suo soggetto, i suoi soggetti. Due teenagers che si sono prese la responsabilità di fare qualcosa con quello che gli è accaduto, risolvendosi in prima persona ma in maniera tragicamente diversa. Audrie ha deciso di lasciar andare, perché l'immagine che le restituiva il corpo sociale era (per lei) irreparabilmente in frantumi. Daisy di rientrare nel mondo e di ridisegnarsi (letteralmente). Dispiegare la (sua) vita e ricostruire quella dignità simbolica che la rende unica, preziosa, insostituibile.


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