| Titolo originale | Sorda |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Spagna |
| Durata | 99 minuti |
| Al cinema | 3 sale cinematografiche |
| Regia di | Eva Libertad |
| Attori | Miriam Garlo, Álvaro Cervantes, Elena Irureta, Joaquín Notario . |
| Uscita | giovedì 28 maggio 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 3,60 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 28 maggio 2026
Una donna sorda deve affrontare le difficoltà di crescere un figlio. Il film ha ottenuto 7 candidature e vinto 3 Goya, Il silenzio degli altri è 72° in classifica al Box Office. domenica 5 luglio ha incassato € 481,00 e registrato 13.579 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Ángela, una donna sorda, aspetta un figlio dal suo compagno Héctor che è udente. La coppia è felice e la gravidanza sembra portare un nuovo entusiasmo. Lei ha un gruppo di amici, anche loro sordi, e dei genitori, udenti, con cui non ha un rapporto facile e che fanno fatica a capirla. Con la nascita della bambina, che si chiama Ona, iniziano però ad emergere delle paure e dei dubbi. La coppia deve intanto aspettare un paio di mesi per sapere se la neonata è udente o no. Poi Ángela non riesce a entrare in sintonia con la figlia e si sente isolata dal mondo esterno come nel caso delle mamme degli altri bambini, e con Héctor ci sono delle incomprensioni sempre più frequenti. La situazione esplode quando una mattina litigano per un motivo apparentemente banale ma che crea una distanza ancora maggiore tra loro. Il loro amore non è finito ma dovrà evolversi se vuole sopravvivere.
Uno dei film più famosi sui non udenti, oltre il magnifico documentario Nel paese dei sordi di Nicolas Philibert e CODA. I segni del cuore di Sian Heder (remake di La famiglia Bélier) è Figli di un dio minore. E, anche in un approccio cinematografico completamente diverso, è quello che a prima vista ha più somiglianze con Il silenzio degli altri.
La prima riguarda il punto di vista della persona sorda. In Figli di un dio minore Sarah, che lavora in un istituto per sordomuti, è come isolata dal mondo esterno e ha un'intensa e complicata storia d'amore con un insegnante (interpretato da William Hurt) che lavora lì. La seconda è che la protagonista è interpretata da un'attrice non udente.
Nel film di Randa Haines del 1986, da Marlee Matlin che per questo ruolo aveva vinto l'Oscar come miglior attrice protagonista. In Il silenzio degli altri Ángela dall'artista sorda Miriam Garlo, sorella della regista Eva Libertad, qui al primo lungometraggio basato sul suo omonimo corto del 2021. E qui entra in gioco la differenza tra i due film. Figli di un dio minore era basato sull'omonima opera teatrale di Mark Medoff del 1980 che era evidente in una recitazione che evidenziava soprattutto la gestualità nella recitazione. Anche in Il silenzio degli altri il linguaggio dei segni di Ángela viene spesso mostrato e si vede, per esempio, quando comunica con Héctor. Ma soprattutto prevalgono i primi piani sul suo volto, che mostra i suoi silenzi e quella condizione in cui sembra sentirsi smarrita. La donna non vuole isolarsi in un gruppo ristretto come nel caso dei suoi amici non udenti. Da una parte vorrebbe integrarsi per non sentirsi diversa. Dall'altro però sente una chiusura attorno a lei. Ma soprattutto teme di avere un ruolo di secondo piano nella crescita della figlia. Si vede anche dalla reazione che ha avuto dopo che il medico, dopo diversi esami, ha detto a lei e al compagno che la bambina ci sentirà benissimo. È felice, turbata o entrambe le cose?
Il silenzio degli altri (funziona meglio quello originale, Sorda) agisce a più livelli. Nel modo di raccontare la storia sembra esserci l'intimità, quasi la riservatezza di un film di famiglia. Alcuni momenti sembrano rubati dalla vita vera a cominciare da tutta la sofferta sequenza del parto, che ha un'intensità e una fisicità potentissimi. Ma soprattutto c'è tutto il cambiamento del rapporto con Héctor: la felicità e l'armonia culminata con la scena della coppia che balla sulle note di Neskaren Kanta di Verde Prato; le prime incomprensioni silenziose; la litigata nel giorno in cui devono andare a trovare il padre di lui con Ángela che percepisce un'alleanza invisibile tra il compagno e la bambina da cui si sente esclusa. Superata la marcata componente descrittiva iniziale (evidente anche nel modo di descrivere le incomprensioni con i genitori come nella scena della farmacia), immerge alla distanza nelle reazioni e nelle percezioni della protagonista. Non cerca la pietà o l'identificazione forzata e trova nella parte finale, quando il suono sparisce, una completa identificazione tra lo sguardo della cineasta e quello di Ángela.
Le parole per dirlo. Ma anche i segni, i gesti, le espressioni. E le immagini, ovviamente, le inquadrature, quella macchina da presa sempre, a volte anche impercettibilmente, in movimento, mai del tutto ferma, mai del tutto serena. È uno scontro tra mondi che non si capiscono, che non si intendono, che parlano, fatalmente, lingue diverse, ma anche un film coraggioso sulla maternità, sulla libertà [...] Vai alla recensione »