| Titolo originale | Renai saiban |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 124 minuti |
| Regia di | Kôji Fukada |
| Attori | Kyoko Saito, Yuki Kura, Erika Karata, Kenjirô Tsuda . |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 23 maggio 2025
Mai, idol J-Pop, infrange la clausola "No Love" per stare con Kei. Scoppia uno scandalo e lei sfida fan, contratto e industria.
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CONSIGLIATO NÌ
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Mai, una delle cinque Happy Fanfare, è una idol di J-Pop con un nutrito numero di fan, spesso con qualche fragilità psicologica. Sempre più disillusa verso il mondo dello spettacolo in cui lavora, è tentata di abbandonare tutto quando ritrova Kei, un artista di strada ed ex compagno di scuola, e se ne innamora: ma frequentare un ragazzo è impossibile per le Happy Fanfare, come impone la "No Love Clause" del contratto sottoscritto dalle ragazze. Quando, a seguito di foto compromettenti su una idol del gruppo, i fan cominciano a diventare minacciosi, Mai sceglie di stare con Kei e affrontare la controversia legale che ne seguirà.
Specializzato nel ritrarre una quotidianità squassata da eventi tragici o da malesseri invisibili, in Love on Trial Koji Fukada si sofferma su un fenomeno tipicamente nipponico e sulle sue contraddizioni latenti.
Dei meccanismi con cui il management gestisce la popolarità delle Happy Fanfare veniamo a sapere tutto, dai criteri di scelta delle posizioni delle ragazze sul palco ai vincoli che queste devono rispettare nella gestione dell'equilibrio tra pubblico e privato. Apparentemente il mondo del J-Pop dovrebbe incarnare un ideale di spensieratezza ed eterna adolescenza, ma di fatto nasconde gelosie, insoddisfazioni, fan paranoici e un rigido sistema di controllo sulla vita personale delle showgirl, che piega la legge alla volontà delle corporation. Sembra impensabile che frequentare un ragazzo nel terzo millennio possa costituire un reato, ma è quel che capita a Mai, querelata per una cifra considerevole a seguito delle sue scelte di vita. Fukada si sofferma sulla contrapposizione tra lo spirito libero di Kei, mimo e prestidigitatore che vive di stenti nel suo furgoncino pur di inseguire la propria passione, e la gabbia dorata in cui vivono le Happy Fanfare, costrette a mantenere una doppia vita dalla loro esposizione mediatica, ma trasmette una sensazione di incompiutezza, come se mancasse l'affondo atteso.
Se il sistema giudiziario nipponico può riservare qualche sorpresa - la seconda parte del film è quasi un courtroom drama - rimane abbozzata l'analisi sociologica di Fukada, che non va oltre l'ovvio nella rappresentazione del microcosmo di idol e relativi fan. L'introduzione di un elemento fantastico, un'anomalia nel realismo dominante del film, giunge improvvisa e risulta effimera, inspiegata e inspiegabile, al di là della metafora semplicistica sul parallelismo delle carriere artistiche di Mai e Kei. La tenacia e l'apparente contraddittorietà del percorso di Mai restano spunti interessanti, ma il vigore e l'approccio radicale del Fukada di Harmonium e A Girl Missing sembra un lontano ricordo, alla luce di un progetto che restituisce spesso l'impressione di una produzione travagliata dai ripensamenti e, forse, guidata dall'urgenza.
Facendosi largo a livello festivaliero tra gli ingombranti Hirokazu Koreeda e Ryusuke Hamaguchi, il bravo Koji Fukada (Sayonara, A Girl Missing, Love Life) conferma con Love on Trial di possedere uno sguardo acuto, la capacità di guardare altrove e oltre, sondando anche traumi apparentemente invisibili. In tal senso, è interessante lo slittamento in questo suo ultimo film, scritto nuovamente con Shintaro [...] Vai alla recensione »