Plur1bus

Film 2025 | Drammatico

Regia di Vince Gilligan, Byron Howard. Una serie Da vedere 2025 con Rhea Seehorn, Karolina Wydra, Jennifer Bravo, Miriam Shor, Samba Schutte. Cast completo Genere Drammatico - USA, 2025, Valutazione: 5 Stelle, sulla base di 1 recensione. STAGIONI: 1 - EPISODI: 9

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Ultimo aggiornamento lunedì 22 dicembre 2025

Una serie fantascientifica di Vince Gilligan con la candidata all'Emmy Rhea Seehorn. La serie ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 2 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, La serie è stato premiato a AFI Awards, 1 candidatura a The Actor Awards,

2025
Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 5,00
CRITICA
PUBBLICO
ASSOLUTAMENTE SÌ
Un'ode all'errore. Una serie intelligente che dà corpo ad una catastrofe tenera ma definitiva.
Recensione di Gabriele Prosperi
lunedì 22 dicembre 2025
Recensione di Gabriele Prosperi
lunedì 22 dicembre 2025

Il mondo intero viene sconvolto da una trasformazione silenziosa che avvolge l'umanità in una coscienza condivisa: tutti gli esseri umani vengono "infettati" da un'essenza misteriosa che conduce verso un benessere diffuso e una cooperazione istantanea di tutti gli individui. Ogni gesto s'incastra in una coreografia perfetta, come se miliardi di persone agissero secondo la stessa partitura. Tutti, tranne una: Carol Sturka, autrice di romanzi storici romantici che resta inspiegabilmente esclusa da questo abbraccio collettivo. Mentre il mondo diventa gentile fino all'oppressione, Carol attraversa un paesaggio umano rimodellato cercando di capire se la sua singolarità sia un difetto da correggere o l'ultima prova che la libertà ha ancora un prezzo.

Plur1bus si colloca all'incrocio di tre tradizioni.

Ecco quali sono: la fantascienza paranoica degli anni '50 e '60 che mascherava dilemmi politici sotto il travestimento dell'invasione (il rimando fondamentale è a L'invasione degli ultracorpi di Don Siegel del 1956); la serialità d'autore americana che ha ridefinito la grammatica televisiva con personaggi moralmente ambigui (e qui andiamo all'altro fondamentale dell'autore di questa serie, Breaking Bad, e per trovare un capostipite a I Soprano di David Chase); e l'immaginario contemporaneo in cui l'algoritmo e l'intelligenza artificiale promettono conforto in cambio di consenso - questione che, seppur attualissima, già rintracciamo nel passato audiovisivo (in primis in 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, 1968). Vogliamo azzardarlo: stiamo parlando della miglior serie del 2025.

Vince Gilligan rovescia totalmente i presupposti del racconto apocalittico e lo fa distruggendo attraverso la pace. È geniale: il disastro, cioè, non distrugge, ma armonizza; la minaccia non è l'altro ostile ma l'assenza stessa dell'alterità; e non finisce qui, perché il rimando all'attuale contesto socio-politico degli Stati Uniti d'America è altisonante e lo troviamo già nel titolo.

E pluribus unum - dai molti, uno - è il motto latino adottato all'origine degli Stati Uniti e inscritto nel Gran Sigillo e sulle monete come celebrazione dell'aggregazione delle tredici colonie in un unico corpo politico. Gilligan ne estrae il nucleo e lo porta su un piano biologico-cognitivo: un'umanità fatta di individui distinti (i "molti") viene sincronizzata in una coscienza condivisa (l'"uno"). Ma il fatto di troncare il motto e tenere solo "Pluribus" complica il senso: concentra lo sguardo sul polo dei molti, lascia in sospeso l'"unum" e, nella grafica resa come Plur1bus, ne incastona l'Uno dentro i Molti. Ne deriva un corto circuito semantico: "dai molti, uno" diventa insieme una promessa, una minaccia e una domanda fondamentale aperta. Ma anche un oggetto interpretabile sia come l'uno sospeso tra i molti, sia come i molti guidati dall'uno. È qui il cuore politico della serie: quanta differenza personale siamo disposti a sacrificare per un'armonia senza attrito, e che cosa accade quando l'armonia, invece di pacificarci, ci espropria del diritto al dissenso? E, se vogliamo superare qualche limite interpretativo... l'attuale Presidente degli Stati Uniti (icona - volenti o nolenti, voluta o involuta - di questa nostra distopia concretizzata) dove si colloca: in quell'1 o tra le lettere del titolo?

Tecnicamente Plur1bus è una macchina perfetta (e deve esserlo): la fotografia (firmata da Marshall Adams) sfrutta il sole alto del Sud-Ovest per scolpire un'estetica diurna e quasi sanitaria, con cieli smisurati, grandangoli che distendono lo spazio e con droni che mappano la logistica di questo nuovo ordine. Il montaggio dilata i gesti, rinuncia all'urgenza per far percepire il ritmo interno del collettivo; la macchina da presa predilige carrelli lenti e inquadrature che incastonano Carol ai margini. L'uso della ripetizione è programmatico: telefonate ascoltate per intero, routine replicate da altre angolazioni e l'espediente ricorrente - l'avvio di scena con un count-up, un tempo che scorre sempre più veloce in avanti dall'evento scatenante - funziona come un metronomo strutturale: non un conto alla rovescia verso l'evento, ma la testimonianza che l'evento è già accaduto e sta ridefinendo la percezione della durata e dell'esistenza.

È, di fatto, anche un racconto horror di zombie che prendono tragicomicamente il posto della razza umana, infettata da un virus apparentemente positivo, migliorativo, operativo, che trasforma uomini e donne in formiche efficientissime che riconosciamo grazie a una messa in scena degli spazi collettivi formidabile: corsie di supermercato percorse da centinaia di comparse che si muovono senza urtarsi, catene di montaggio umane che paiono orchestrate da una mente distribuita in colori pastello che sono al contempo rassicuranti e stranianti. La perfezione di questa intelligenza collettiva è corrisposta da una perfezione tecnica che solo Gilligan poteva raggiungere, dall'immagine al suono: quest'ultimo in sottrazione, con scene mute a lungo, dialoghi limpidi, ronzii riempitivi.

All'interno di questa perfezione, Rhea Seehorn è perfettamente imperfetta, sarcastica, irritabile e irritante, alcolizzata; anche la sua voce, particolarmente profonda, disturba questo insieme limpido e felice; la sua misantropia appare antagonistica, il suo essere lesbica produce un contrappunto di genere fondamentale in una storia di totale normalizzazione delle esistenze, e la sua aggressività verbale diventa il sistema attraverso cui è possibile interrompere brevemente, temporaneamente, un ensemble di pensieri condivisi e, quindi, introdurre forzatamente un pensiero critico e alternativo.

Plur1bus lavora per contraddizioni produttive: ogni episodio chiude un cerchio e ne apre un altro, alternando scarti improvvisi a stasi contemplative che simulano la solitudine radicale della protagonista. L'andamento è deliberatamente pulsante, con accelerazioni che mozzano il fiato, seguite da tratte lunghe, quasi ipnotiche, in cui il pubblico impara a sentire il peso del silenzio. La quiete e il benessere diventano oggettivamente una forma di coercizione: se la minaccia è l'omogeneità, il racconto ci insegna a riconoscerne il fascino e la violenza. La serie sviluppa così un'utopia distopica della concordia, contrapponendo l'erosione delle differenze alla rivendicazione dell'io. È qui che entra massicciamente in gioco la lettura contemporanea di Plur1bus: l'automazione che sostituisce le decisioni, intelligenze artificiali che promettono creatività senza assumersi alcun rischio, bolle semantiche che allineano i significati. L'allegoria politica (questa collettività benedetta che somiglia tremendamente alle logiche di piattaforma) s'intreccia con la satira di costume (l'educazione alla positività eterna) e con un'etica dell'imperfezione: il diritto a essere antipatici, contraddittori, sfibrati. Sbagliati!

Plur1bus è un'ode all'errore.

Provando a fare un po' il punto di questa serie, forse il tratto più originale della sua estetica sta nell'inquietudine benevola che racconta e che traduce audiovisivamente. Abbiamo parlato di zombi, ma potremmo anche definire questa serie come un horror sui vampiri, ovviamente al contrario: se i non-morti succhiasangue predano le loro vittime di notte, i non-vivi di Gilligan si muovono in un cielo aperto in cui la luce espone e in cui, non sommessamente e di nascosto, ma esplicitamente e immediatamente ridefinicono il sistema, trasformando Carol nell'"ultima donna sulla terra", facendole intrinsecamente urlare "io sono leggenda" - dovevamo ricordare Richard Matheson! Lettura, questa, che pretende l'ambientazione desertica, omogenea, in cui l'unica variabile, l'unico elemento non allineato, diventa la cellula del significato: un gene, un meme, un'inquadratura fondamentale che è, al contempo, emotivamente risonante (sfido chiunque a non accostare Albuquerque a Breaking Bad).

Plur1bus fa proprio questo: unisce precisione ingegneristica e vibrazione emotiva, technè e poiesis; con un'intelligenza dichiaratamente non artificiale e una rara grazia formale, Gilligan dà corpo al paradosso di una catastrofe tenera ma definitiva: Plur1bus è una serie che studia chi siamo e dove siamo, senza pretendere risposte definitive, ed è perciò anche una serie da studiare.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 10 gennaio 2026
decatur555

Ci sono serie che catturano perch? confermano ci? che gi? ti aspetti. E poi ci sono quelle che ti spiazzano fin dal primo episodio, quasi senza chiedere permesso. Qui succede chiaramente la seconda cosa. ? arrivata quasi per caso, dopo aver finito un?altra serie, e nel giro di pochi minuti era gi? evidente che non si sarebbe comportata come una serie ?normale?.

domenica 9 novembre 2025
GUSTIBUS

Visto oggi i primi 2 episodi di questa serie di Vince Gilligan..che io ricordo molto per Breaking Bad e per x files dove ha sceneggiato molti episodi.Pluribus e'sul genere fantascienza..ma sicuramente in un contesto molto particolare..Inizia col richiamo ai films degli Ultracorpi che viene pure detto dalla protagonista Rhea Seehorn che impersona una scrittrice ma e'la vera protagonista di questa [...] Vai alla recensione »

NEWS
TRAILER
giovedì 23 ottobre 2025
 

Regia di Vince Gilligan, Byron Howard. Una serie con Rhea Seehorn, Karolina Wydra, Jennifer Bravo, Miriam Shor, Samba Schutte. Dal 7 novembre su Apple TV+. Guarda il trailer »

winner
miglior attrice in una serie televisiva drammatica
Golden Globes
2026
winner
miglior attrice in una serie televisiva drammatica
Critics Choice Award
2026
winner
programma televisivo dell'anno
AFI Awards
2026
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