| Titolo originale | Heldin |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Svizzera, Germania |
| Durata | 92 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Petra Biondina Volpe |
| Attori | Leonie Benesch, Sonja Riesen, Alireza Bayram, Selma Jamal Aldin, Urs Bihler Jasmin Mattei, Andreas Beutler, Lale Yavas, Aline Beetschen, Jürg Plüss, Eva Fredholm, Dominique Lendi, Doris Schefer, Albana Agaj, Nicole Bachmann, Margherita Schoch. |
| Uscita | mercoledì 20 agosto 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 3,65 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 28 agosto 2025
Un'infermiera si trova coinvolta in una snervante corsa contro il tempo. Il film ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards, L'ultimo turno è 73° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 693,00 e registrato 85.526 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Floria lavora come infermiera in un ospedale cantonale svizzero: è giovane, abile, esperta, disponibile. E come succede sempre più spesso, insieme a una sola altra collega è l'unica di turno nel suo reparto e può contare giusto sull'apporto di una studentessa in tirocinio. Nonostante ciò, Floria riesce incredibilmente a occuparsi di tutti i pazienti, consolando un'anziana signora sola, promettendo a un paziente in perenne attesa l'arrivo imminente del medico, parlando con i parenti di una donna in punto di morte, sopportando le pretese e le ingiurie dei ricoverati con l'assicurazione privata. Per Floria il turno è infinito, e così la sua pazienza, anche dopo aver commesso un errore potenzialmente disastroso.
Al termine del film, una dicitura informa lo spettatore che nel 2030 in Svizzera mancheranno 30.000 infermieri qualificati e che la questione è in realtà globale e rappresenta un rischio per tutti.
Floria, dunque, è una delle poche persone ancora impegnate in un mestiere fondamentale che, a quanto pare, nessuno vuole o sa più fare (e lei lo sa fare benissimo, come ogni paziente infine ammette). Significativamente, nella sua concitata e folle giornata di lavoro nessun medico si presenta in reparto, lasciando a lei e alla collega dell'altro reparto (che si vede a tratti e si immagina impegnata in un'analoga odissea professionale) il compito di reggere un'intera struttura. Potrebbe sembrare una scelta narrativa eccessiva motivata da necessità drammaturgiche, ma la didascalia finale (in cui si aggiunge che in Svizzera il 36% del personale infermieristico abbandona il lavoro dopo appena quattro anni di servizio) fa capire che invece è un puro adattamento della sceneggiatura a un'emergenza reale.
C'è un solo momento, in L'ultimo turno, in cui Floria incontra un medico - e nemmeno in reparto, ma sulle scale di servizio, mentre la chirurga in questione s'appresta ad andare a casa dopo ore di turno - e illustra perfettamente i rapporti di forza che vigono all'interno di un ospedale: le infermiere (o gli infermieri, come quello di cui Floria prende il posto a inizio turno) non hanno che da obbedire ai loro superiori, opponendo al rispetto ottuso delle regole la loro moralità.
Floria, del resto, sa cos'è giusto e cosa è sbagliato, sa quali sono i pazienti con bisogno di supporto e quali da non contraddire; sa quando è il momento di tacere e quando è possibile parlare. «Lei è un angelo», le scrive l'anziano signore ammalato che, stanco di aspettare una visita che non arriverà, fugge dall'ospedale rendendo comunque omaggio all'unica persona che gli ha dato ascolto. Come dimostra il finale - prevedibile, ma in fondo unico momento di sospensione lirica in un racconto dal ritmo forsennato - Floria ha qualcosa di trascendentale, è unica nella sua capacità di stare dietro a tutto, di riuscire in tutto (o quasi), diventando sempre più umana, o meglio più umana dell'umano, e dunque angelica.
La regista Petra Volpe, che ha presentato il film all'ultima Berlinale nella sezione Gala, segue la sua protagonista con la macchina a mano nel corso di lunghi piani-sequenza che trasmettono la concitazione delle sue ore. La tecnica naturalmente impeccabile, per quanto garantita ormai da qualsiasi prodotto cinematografico o televisivo (come nel recente Adolescence, ad esempio), crea un'atmosfera di continua tensione, e punta naturalmente all'identificazione dello spettatore con l'esperienza della protagonista.
Aldilà però della facile struttura narrativa ad accumulo (narrativo e visivo), e pure della scelta un po' discutibile di inserire un risvolto quasi giallo nella lunga notte di Floria (scelta figlia dell'influenza della serialità sul cinema, come se un racconto non potesse non avere un momento thrilling...), L'ultimo turno deve la sua efficacia soprattutto ai rapporti interpersonali che crea.
Stanza dopo stanza, conversazione dopo conversazione, cura dopo cura, la frenesia dei movimenti di Floria si oppone alla debolezza dei suoi pazienti, alla loro rassegnazione dopo scoppi di rabbia, ed è in questi spazi di vita, di contraddizione e in fondo di bellezza (come nel confronto con l'arrogante manager malato di tumore al pancreas), che il film lascia alla sua bravissima interprete Leonie Benesch (conosciuta in La sala professori) il tempo e il modo di mostrarsi come uno dei volti più interessanti del cinema europeo, così fragile da non chiedere altro che empatia e così forte da trascinare il film ben oltre i cliché del cinema medico.
Floria è una capo infermiera che, arriva in ospedale con i mezzi pubblici. Si cambia chiacchierando con le colleghe riguardo il tempo di riposo trascorso fra una visita allo zoo, le faccende domestiche e la crescita dei figli, tutto questo prima di essere tutte risucchiate in un vortice senza sosta nel quale due sole infermiere, e una tirocinante, dovranno gestire ogni emergenza.
Un'eroina del nostro tempo. Floria Lind fa l'infermiera e deve coprire l'ultimo turno della giornata con una collega esperta e una stagista non molto d'aiuto. E i letti sono tutti occupati e ogni paziente ha le sue esigenze, chi ha bisogno di una parola di conforto (o di una ninna nanna), chi di un analgesico, chi si sente in diritto (per censo) di godere di un trattamento speciale.