L'energia della creazione

Film 2025 | Documentario, 88 min.

Anno2025
GenereDocumentario,
ProduzioneItalia
Durata88 minuti
Regia diGiacomo Gatti
Uscitagiovedì 5 giugno 2025
DistribuzioneDraka
MYmonetro 3,64 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Giacomo Gatti. Un film Genere Documentario, - Italia, 2025, durata 88 minuti. Uscita cinema giovedì 5 giugno 2025 distribuito da Draka. - MYmonetro 3,64 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 3 giugno 2025

Il lavoro non è solo necessità, ma atto di creazione e partecipazione umana. In Italia al Box Office L'energia della creazione ha incassato 4,9 mila euro .

Consigliato assolutamente sì!
3,64/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA
PUBBLICO 4,78
CONSIGLIATO SÌ
Un film dal tono educativo, guidato da uno spirito umanista, che prova a credere nel progresso.
Recensione di Roberto Manassero
martedì 3 giugno 2025
Recensione di Roberto Manassero
martedì 3 giugno 2025

Come può l'umanità avere ancora fiducia nel futuro, nel progresso, nel cambiamento in meglio e non in peggio? La risposta che questo film cerca e trova risiede nel lavoro, nell'attività intellettuale e artigianale come atto di ricerca e creazione. Solo il lavoro alimenta il progresso e crea comunità; solo il lavoro unisce mani, idee, progetti, sogni. Attraverso una serie di esempi virtuosi, il ruolo della scienza, della filosofia, del pensiero e della manualità sono analizzati in quattro capitoli: la scienza come strumento di pace, il pane come simbolo di rigenerazione, l'errore come fonte di innovazione e la comunità come modello di sviluppo sociale.

Il lavoro, ha detto il regista Giacomo Gatti, «è un frammento dell'evoluzione umana, un atto che trascende il presente e abbraccia l'infinito. Perché, come raccontiamo nel film, la materia che accende il pensiero dell'uomo è la stessa che illumina le stelle».

Il progetto di Gatti è dunque quello di incontrare più persone impegnate in diverse attività, scienziati nucleari, imprenditori, panificatori, progettatori, studenti in ingegneria, agricoltori, impiegati del terzo settore, apicoltori e altri ancora, e soffermarsi sul senso del lor impegno pratico e ideale.

Si parte da Cadarache, in Francia, dal centro ITER - Progetto internazionale fusione nucleare, nato nel 2006 per costruire un reattore termonucleare sperimentale e dimostrare l'utilità della fusione nucleare per la produzione di energia su scala industriale. «Vogliamo realizzare il sole sulla terra», dice uno degli ingegneri italiani intervistati (frontalmente, nel modo più ovvio possibile, come se il film, più che un film, fosse un reportage televisivo...), «uno sforzo paragonabile a quello di mandare un uomo nello spazio».

Poi si passa a Bologna, presso il panificio Longoni, il cui responsabile celebra il proprio lavoro come espressione di una catena alimentare completa, dalla terra al consumatore, e nel corso del frammento incontra sia il progettista del suo laboratorio, sia il contadino-filosofo che cita Kant («Il ricco è quello che sa rinunciare alla proprietà con dignità») e intende il progresso come modo per migliorare il terreno per le generazioni successive.

Il tono del film è edulcorato, espositivo, educativo, tanto più quando nel terzo passaggio i protagonisti diventano gli studenti del Politecnico di Milano, impegnati nella progettazione di un'auto da corsa con progettisti e imprenditori (o editori come quelli di Domus, che realizzano «Quattroruote») e che si sporcano le mani dentro gli stabilimenti e sul campo. Qui i passaggi fondamentali sono legati al rapporto tra teoria e pratica («Il lavoro è il momento che dà soddisfazione alla parte di studio», dice uno degli intervistati), alla necessità dell'errore come spinta al miglioramento («A volte si fanno le cose sbagliate, e lì capisce fin dove ci si può spingere») e alla sperimentazione come superamento di limiti fisici e ideali («Per creare è necessario trovare un posto per sperimentare. E se quel posto non c'è, lo si costruisce»).

Il viaggio di L'energia della creazione termina con la necessità di ricostruire comunità laddove c'è abbandono (in una ex baraccopoli di Messina), disoccupazione (con l'esempio virtuoso di un birrificio siciliano riportato in vita dagli ex operai riunitisi in cooperativa) o voglia di sfruttare le risorse della terra e della natura: come in un'azienda di apicoltori, ad esempio, o grazie a gruppi di giovani che praticano il funambolismo (o meglio, slackline).

«Il lavoro può essere un semplice mezzo per guadagnarsi il pane o l'aspetto più significativo della nostra vita interiore», dice una frase del sociologo Charles Wright Mills messa in apertura: da qui, arrivati al fondo, si comprende come ogni aspetto del film sia guidato da uno spirito al tempo positivista e umanista, unendo gli opposti della pratica e della teoria, dell'artigianato e della filosofia, e provando a credere ancora, in tempi di distopie, nelle sorti umane e progressive. Basterà un film?

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 20 dicembre 2025
Alberto

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RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 10 giugno 2025
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