| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Italia |
| Durata | 120 minuti |
| Regia di | Gianluca De Serio, Massimiliano De Serio |
| Tag | Da vedere 2025 |
| MYmonetro | 3,94 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 20 febbraio 2025
Un documentario girato tra le varie regioni di Italia in cui si scoprono diverse tradizioni popolari. In Italia al Box Office Canone effimero ha incassato nelle prime 8 settimane di programmazione 183 e 71 nel primo weekend.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Dalla Liguria alla Calabria, dalle Marche alla Sicilia, una storia fatta di frammenti che catturano diverse realtà italiane attraverso gli strumenti musicali che appartengono a ognuna di esse. Si parte dal legno e dalla sua lavorazione, che verrà poi trasformato nelle sapienti mani dei liutai, e si arriva fino ad ammirare le voci dei coristi e il lavoro sul linguaggio nei canti della tradizione, svelando le storie che raccontano in un'Italia rurale ancora in connessione con il genius loci di ogni regione.
Cos'è un paese, una cultura, quando ne si va a cercare il nucleo più tangibile?
La risposta dei fratelli De Serio è un rigoroso documentario in undici tappe, sparpagliate per le varie regioni italiane, che guarda in particolare alla musica, al canto e agli strumenti che lo rendono possibile per raggiungere una dimensione autentica del folklore e della ricerca etnografica. Ricco in suggestioni e riscoperte, il film parla di noi senza però distogliere lo sguardo dagli oggetti e dalle tradizioni che hanno segnato la nostra storia, restando mirabilmente concreto. Per i gemelli torinesi Gianluca e Massimiliano è un gran ritorno a cinque anni dal lavoro di finzione Spaccapietre, e in continuità con i documentari precedenti che avevano dato loro la prima notorietà, su tutti I ricordi del fiume e Sette opere di misericordia. In Canone effimero i due sembrano sbloccare un ulteriore livello di controllo sul materiale, nonché una prospettiva ampia e nazionale nel senso più puro del termine. Dopo un'apertura che fissa il mood "cantando" i titoli di testa (come in Uccellacci e uccellini di Pasolini) sul mare solcato da una nave, lo spettatore viene subito introdotto all'idea di circolarità, di ritmi antichi, che sono quelli dei canti popolari ma anche della natura e delle sue stagioni; tutto viene da qualcos'altro, le abitudini dei raccolti e delle coltivazioni sono le stesse che spiegano l'origine di una musica e del materiale per fabbricare il suo strumento.
Così anche il salto da un luogo all'altro (sempre dato "in quanto tale", con i De Serio che non offrono mediazione narrativa) supera lo straniamento e si fa cadenza regolare che diventa fruibile per tutti. Questa è forse la magia più grande del film, che di per sé non sarebbe fuori posto nei dipartimenti di musicologia internazionali eppure riesce a non chiudere la porta a un pubblico più ampio. Il motivo è che dietro a cose come il processo di costruzione di una zampogna calabrese c'è in realtà un'opera trasversale, e il rapporto con la musica finisce per toccare una moltitudine di temi: dalla dialettica tra le generazioni alle incursioni agro-alimentari, dalla politica all'impegno civile, dall'arte figurativa alle cicatrici lasciate dai disastri naturali. Un ritratto insomma del paese, ma in forma indiretta. Soprattutto, quando il viaggio finisce non lascia l'impressione di una reazione d'istinto a un'era cupa, che si rifugia nel confort delle cose di una volta, piccole, umili e familiari. Piuttosto la commistione tra alto e basso, e tra locale e universale, indica la via verso il progresso.
Completamente ignorata dal mediocre Concorso ufficiale della Berlinale 2025, la cinematografia italiana ha ricevuto almeno una piccola soddisfazione dalla Menzione speciale nel Premio della sezione documentaria, conquistata dai Fratelli Gianluca e Massimiliano De Serio con la loro ultima opera presentata nel "Forum". La storica sezione del Festival, diretta dal 2023 da Barbara Wurm, si è rivelata particolar [...] Vai alla recensione »
Il senso del film di Massimiliano e Gianluca De Serio, presentato alla Berlinale75 nella Sezione Forum, è forse racchiuso in quella straniante sequenza finale che con il suo procedere al contrario conferisce al film una sua precisa connotazione, diventando, con l'uso di un registro che appare come un canone inverso di lettura, ricerca su un fronte culturale popolare che viaggia in una direzione del [...] Vai alla recensione »
La gabbia formale di questo racconto in musica dei fratelli De Serio allude sin da subito ad una composizione "sacrale", il formato quadrato 1:1 incornicia l'immagine nell'edicola votiva, il dettaglio di una pala d'altare, l'architrave di una navata, o di una vecchia foto stampata in verticale, un santino, lo schermo ristretto ai lati sembra riprendere i cubicoli in cui spesso vediamo i personaggi [...] Vai alla recensione »
Dividi et impera? Non proprio. Dividi e tramanda. Così va meglio. A cinque anni dal loro ultimo lavoro, Spaccapietre (2020), i gemelli De Serio tornano dietro la macchina da presa per firmare un documentario completamente calato nelle loro corde, mirato a riscoprire e reinterpretare la ricchezza delle identità locali trasformandole in una narrazione collettiva che trascende i confini del tempo e dello [...] Vai alla recensione »