| Anno | 2024 |
| Genere | Azione, Avventura, Commedia |
| Produzione | USA |
| Regia di | Rachel Goldberg, Jac Schaeffer, Gandja Monteiro |
| Attori | Kathryn Hahn, Joe Locke, Patti Lupone, Miles Gutierrez-Riley, Aubrey Plaza Debra Jo Rupp, Emma Caulfield Ford, Maria Dizzia, Ali Ahn, Brian Brightman, Kate Forbes (II), Sasheer Zamata. |
| Tag | Da vedere 2024 |
| MYmonetro | 3,65 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 9 luglio 2024
La serie è incentrata sul personaggio di Kathryn Hahn, Agatha Harkness, dell'acclamata serie Marvel Studios WandaVision, che intraprende una pericolosa e misteriosa avventura piena di sfide e ostacoli. La serie ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, 1 candidatura a Critics Choice Award, 3 candidature a Spirit Awards, 3 candidature a CDG Awards,
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CONSIGLIATO SÌ
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Spin-off di WandaVision, Agatha All Along riprende la storia dell'ambigua Agatha Harkness, potente strega che, dopo essere stata imprigionata a Westview da Wanda Maximoff, si ritrova costretta a confrontarsi con il proprio passato e le sue oscure origini, esplorando le sfumature del suo carattere e del suo passato attraverso una struttura ricca di richiami horror e drammatici.
Tutto ci saremmo aspettati tranne che Agatha All Along potesse rivelarsi come una delle produzioni seriali Marvel più interessanti e audaci, con un'estensione tanto insolita quanto affascinante nel mondo dell'MCU.
Il tono della serie si discosta dagli schemi tradizionali dell'universo Marvel, abbracciando un approccio più intimo e teatrale. La serie adotta uno stile che evoca il cinema indipendente, mantenendo però una coerenza estetica con l'universo di WandaVision, da cui si riprendono - soprattutto nel primo episodio - le mosse: ritroviamo, infatti, Agatha bloccata in un incantesimo nel quale è convinta di essere un'improbabile detective di un crime contemporaneo.
Presto, però, l'approccio si fa più intimista, e si unisce alla libertà narrativa curata dalla showrunner Jac Schaeffer (che, oltre a WandaVision, ricordiamo felicemente per Captain Marvel e Black Widow). Del crime rimarrà ben poco oltre il primo episodio, ma la serie manterrà comunque il pubblico in una costante tensione, tra episodi ricchi di suspense e rivelazioni inattese. Un passaggio omogeneo e fluido che ci introduce in un prodotto nuovo, pur mantenendo quella voglia di sperimentare che difficilmente si potrebbe immaginare in un progetto secondario dell'universo narrativo, e che in WandaVision quasi potremmo dire fosse solo alle prime armi.
La storia di Agatha è reimmaginata in un contesto che celebra il "non convenzionale". La "Strada delle Streghe", un sentiero incantato che, oltre a fornire la principale ambientazione diventa personaggio e, in ultima istanza, chiave di lettura e rivelazione nel finale, è il palcoscenico di vicende intense e complesse che si evolvono lungo nove episodi scanditi da flashback e rivelazioni graduali.
La serie esplora con profondità il personaggio di Agatha, offrendoci una figura ambigua, una strega che non si redime né si trasforma in una supereroina, ma si mantiene come personaggio oscuro e imponente, in contrasto con il trend dell'MCU di rendere "simpatetici" i propri villain. Attraverso la "Ballata della Strada delle Streghe", scopriamo un passato intriso di sofferenza e sopravvivenza, e un universo di legami che si intrecciano in una rete di potere e tradimenti.
La ballata, in particolare, è uno strumento che garantisce ibridazioni di genere, permettendo al racconto di non incancrenirsi nell'horror o nel personaggio della strega, ma ricollegandolo alla fiaba, al musical o al racconto di formazione. Questa "non redenzione" del personaggio è il vero carattere distintivo di Agatha All Along e appare tutt'altro che una scelta inconsapevole, piacevolmente in controtendenza. Una scelta che mantiene l'integrità del personaggio e conferisce alla serie un'indipendenza narrativa unica, che non si interessa di soddisfare l'universo Marvel, ma si focalizza su una coerenza interna e su una propria identità.
Agatha All Along, quindi, si ricollega e si distanzia, forte di una volontà di sperimentare con il racconto; in un momento di transizione critico per l'MCU, la serie si rivela come un'occasione di rinnovamento, portando in primo piano un personaggio che si discosta dai modelli eroici classici. Si aprono così nuove possibilità per il racconto, sperimentando e al contempo mantenendo un forte legame con la propria tradizione, riuscendo a restare fedele a sé stesso anche nel pieno della sua trasformazione.
Il cast, oltre a Hahn, vede la presenza di due attrici con la A maiuscola: da un lato Patti LuPone, che porta con sé un bagaglio non indifferente (vincitrice di tre Tony Awards, prima interprete di Evita a Broadway) che si incardina benissimo nella teatralità della serie e ai suoi sviluppi musicali; dall'altro una sempre magnifica Aubrey Plaza (Parks and Recreation, The White Lotus). Quest'ultima, in particolare, sembra sempre più scegliere i suoi personaggi per ritrovare un'aura che ormai la caratterizza in ruoli ambigui e proteiformi, taglienti e trasversali. Entrambe, LuPone e Plaza, insieme a Locke e Hahn, spingono lo spettatore a domandarsi sul concetto stesso di "strega". La serie è infatti una continua riflessione sulla magia intesa come potere e diversità, e sulla forza delle minoranze di affermarsi in un mondo che le ha spesso discriminate. Questo messaggio, che emerge in particolare dalla figura di Lilia Calderu (LuPone), risuona come una celebrazione del potere delle differenze, con ogni personaggio che mostra, in modo singolare, i propri segreti e i propri tormenti. Ciò però non avviene - come ormai spesso riscontriamo - in maniera didascalica, né per la mera presenza di un cast multietnico e gender-fluid, bensì focalizzandosi sulle identità specifiche, integrando la diversità nel racconto.
La serie è anche un ottimo esempio di valorizzazione del formato episodico e autoconclusivo (così come accadeva anche in WandaVision), coeso grazie alle interessanti interconnessioni di genere, con sfumature horror, fiabesche, thriller e toni quasi grotteschi che contribuiscono a mantenere sempre alto l'interesse. Il tutto in una narrazione che non perde mai di vista l'essenza di Agatha come figura irriverente, antieroica e, soprattutto, illeggibile.
Così come la serie abbandona la necessità di un posizionamento della protagonista, allo stesso modo l'ultimo episodio abbandona il classico finale risolutivo per concentrarsi sulla psicologia dei personaggi e lasciandoci con un cliff-hanger emotivo più che narrativo, quindi decisamente efficace.
Marvel si è presa finalmente un rischio: ha scelto di dedicare spazio a un personaggio secondario e a una narrazione sperimentale, lontana dalle convenzioni supereroistiche. Il risultato è un prodotto che, pur non essendo perfetto, rappresenta un'esplorazione del potenziale nascosto dietro personaggi apparentemente minori, portando una ventata d'aria fresca in un MCU sempre più vasto e dispersivo.