La mesías

Film 2023 | Thriller 66 min.

Regia di Javier Ambrossi, Javier Calvo. Una serie Da vedere 2023 con Macarena García, Roger Casamajor, Albert Pla, Biel Rossell, Irene Balmes. Cast completo Genere Thriller - Spagna, 2023, Valutazione: 5 Stelle, sulla base di 3 recensioni. STAGIONI: 1 - EPISODI: 7

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Ultimo aggiornamento mercoledì 14 maggio 2025

Due fratelli partono alla ricerca di Stella Maris, una band musicale cattolica: sarà un viaggio straordinario che gli farà fare i conti con il loro passato traumatico.

2023
Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 5,00
CRITICA
PUBBLICO
ASSOLUTAMENTE SÌ
Una serie 'pazzesca' che affascina e travolge. Rivendicando il diritto di urlare e di piangere.
Recensione di Gabriele Prosperi
domenica 11 maggio 2025
Recensione di Gabriele Prosperi
domenica 11 maggio 2025

Enric è un tecnico su un set cinematografico nei pressi della montagna di Montserrat. Qui, nella sua stanza d'albergo, resta profondamente turbato dalla visione di un video virale: la performance di uno stravagante gruppo musicale cattolico, le Stella Maris, composto da sei ragazze. Riconosce così le sue sorellastre, figlie della stessa madre, che ha per nome proprio Montserrat, e che lui e sua sorella Irene avevano lasciato molti anni prima. I due dovranno affrontare un passato rimosso, in un intreccio serrato di presente e memoria che racconta la storia di una famiglia segnata dal fondamentalismo, dalla colpa e da un desiderio di redenzione sempre più delirante.

I Javis - Javier Ambrossi e Javier Calvo - firmano con La Mesías (La Messia) una delle serie europee più affascinanti degli ultimi anni.

Le suggestioni almodovariane sono evidenti, non solo per la presenza di Rossy de Palma (attrice feticcio di Almodóvar), ma soprattutto per un'estetica visiva satura, simbolica, che accompagna le complesse dinamiche familiari disfunzionali, con una madre dominante al centro del dramma. Sarebbe però limitante richiamare solo l'autore spagnolo, perché i Javis mettono in scena un prodotto talmente maturo, a livello compositivo, da essere in grado di mescolare una narrazione simbolica e onirica che ricorda Alejandro Jodorowsky, le ambientazioni e tensioni di Il giardino delle vergini suicide (Sofia Coppola) e i toni inquietanti, qui funzionali a rincorrere il trauma, tipici di altre produzioni pop/psicologiche - da Donnie Darko (Richard Kelly) a Mustang (Deniz Gamze Ergüven).

È il progetto più ambizioso, audace e disturbante della coppia (sia nel lavoro che nella vita) di autori: un ibrido narrativo che fonde melodramma, critica sociale, incursioni mistiche e riflessione sul trauma. Distribuita dalla spagnola Movistar Plus+, La Mesías è composta da sette episodi di durata cinematografica (70-80 minuti), strutturati come capitoli quasi autonomi, ma interconnessi da una narrazione circolare e stratificata.

Difficile definirne il genere o la stessa trama. Sappiamo, innanzitutto, che Enric - Roger Casamajor (El mar) - e Irene - Macarena García (La llamada) - sono cresciuti in un contesto familiare segnato dalla trascuratezza, dalla dipendenza e in seguito da un fondamentalismo religioso sempre più oppressivo. Ma al centro del racconto c'è Montserrat (Montse), madre tragica e contraddittoria, il cui stesso nome richiama "la montagna sacra" (Jodorowsky) presso cui si trova Enric. Interpretata da tre attrici diverse - da una spettacolare Ana Rujas (Cardo) e dalle più mature Lola Dueñas (Volver) e Carmen Machi (Celeste) - Montse incarna in ogni fase della vita un'identità cangiante ma coerente, che racconta una femminilità soffocata dalla mancanza di riconoscimento.

Fuggita da un marito (presunto) violento, incontra Pep - inquietante incarnazione di fanatismo e ossessione (e interpretato da un magnetico Albert Pla) - e finisce per convincersi di essere una santa. In realtà, la sua è una disperata ricerca di sé, deformata da un contesto che impone ruoli e nega spazi: il "peccato" di Montse è quello di non rinunciare del tutto a sé stessa, e questa tensione la spinge prima verso la prostituzione, poi verso un delirio mistico in cui tutto viene sacrificato - corpi, desideri, affetti - in nome della redenzione.

Cercando di evitare il più possibile lo spoiler, qui particolarmente dannoso, La Mesías si sviluppa su tre piani temporali principali - infanzia, età adulta e presente - ma evita il classico flashback didascalico. La struttura temporale è frammentata per restituire la persistenza del trauma, come se il passato si depositasse sul presente: una seconda pelle cucita addosso, "abitata" (Almodóvar) come prigione e maschera dell'identità.

Il montaggio non lineare genera una tensione crescente, mentre l'estetica è a tratti espressionista, con emozioni che fuoriescono dai personaggi - e dagli abilissimi attori, tutti - per configurarsi nell'ambiente, modificandolo, deturpando la serie in operazioni che traducono le emozioni in immagini, che deformano lo spazio e il tempo. Un lavoro visivo che ricorda Carmelo Bene, agendo sul visivo con disegni e dipinti, con manipolazioni deformanti del reale che rimandano a Francis Bacon o - in chiave più contemporanea - alle allucinazioni testuali e alle aberrazioni visive prodotte da ChatGPT e Sora.

Già, perché al cuore di questa serie c'è una profonda riflessione sulla manipolazione del reale, che sia interna (traumi, rimozioni, allucinazioni) o esterna (religione, media, cultura pop). I Javis, già noti per il loro interesse verso figure liminali (Paquita Salas, Veneno), spingono ulteriormente la loro indagine: La Mesías mostra come la religione, da contesto culturale, possa trasformarsi in alienazione, in mezzo di controllo e violenza, in uno strumento manipolatorio capace di ridefinire identità e realtà. Montse è madre e vittima, carnefice e martire, vittima di un sistema patriarcale che la priva di agency e la costringe a sublimare tutto in una santità autodistruttiva. È una donna distrutta dal mondo che la circonda, nata libera (per indole) e costretta (per ruolo sociale) a essere madre: ama i suoi figli ma anche sé stessa, e questa "colpa" sociale è reale antagonista del suo vivere.

A fare da contrappeso temporale e critico, il gruppo "social" delle Stella Maris raccontano una persistenza della medesima colpa nelle nuove generazioni. Le Stella Maris sono la rappresentazione di un'estetica contemporanea letta come delirante: vestite come sante pop, cantano inni religiosi scritti appositamente dai musicisti catalani Hidrogenesse, con testi e sonorità che oscillano tra l'angelico e il disturbante, e con la voce dolce, che diventa eterea e disperata, di Amaia Romero, al suo debutto come attrice. Il dispositivo del videoclip è centrale ed estremamente valido: il trauma personale si manifesta come un contenuto pop, accessibile a tutti, consumato ironicamente da un pubblico che ignora la sofferenza sottostante. Un metastrumento che evidenzia il potere invasivo dei media digitali, capaci di trasformare l'intimità in spettacolo e di banalizzare il trauma. I Javis riflettono così su come le estetiche del kitsch, la viralità e il linguaggio dei social contribuiscano a distorcere la memoria, e su come lo sguardo collettivo possa riattivare, senza mediazione, ferite mai rimarginate in operazioni standardizzanti che decontestualizzano il reale e lo rendono carne da macello per un "sistema artificiale generativo".

La Mesías è una serie eccessiva in tutto: nella durata, nella messa in scena, nei registri narrativi, nell'emotività. Forse la parola più adatta è "pazzesca": una pazzia che permette ai due autori di trasformare il melodramma in strumento di lotta. I Javis usano il pathos, l'overacting, il kitsch e il grottesco per parlare di ferite reali, senza cadere nel pietismo ma, anzi, ferendo altrettanto, emulando l'atto, infierendo sullo spettatore. Un melodramma queer, in cui l'eccesso diventa lingua di minoranze, di emarginati, di persone spezzate e che, in un contesto dominato da narrazioni sobrie e controllate, rivendica il diritto di urlare e di piangere.

Un'esigenza vera e propria, dato che quella sobrietà narrativa nasconde, di fatto, alcune verità: che oggi la memoria individuale è collettiva, che la fede è spettacolo e che la famiglia è il luogo originario, e spesso ineludibile, del dolore.

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Il viaggio di due fratelli in un'opera audace e suggestiva.
Overview di Simone Granata
mercoledì 9 aprile 2025

La Mesías è una serie in sette episodi presentata fuori concorso al Festival di San Sebastián nel 2023 e firmata dal regista Javier Calvo e dallo sceneggiatore Javier Ambrossi, giovani autori (Calvo è classe 1991, Ambrossi classe 1984) tra i più rinomati ed eclettici nell'attuale scenario audiovisivo spagnolo. Coppia sul set come nella vita - hanno una relazione sentimentale da oltre un decennio - i due Javier, "Los Javis" come sono soprannominati in Spagna, si erano già distinti negli anni precedenti realizzando diversi progetti, tra cui il musical di successo La llamada per il teatro e per il cinema, e soprattutto due serie televisive: Paquita Salas (2016-2021), nata in realtà sul web e poi proseguita in piattaforma, serie comica incentrata su un'agente di star dello spettacolo; e Veneno (2020) sulla vita della showgirl transgender Cristina Ortiz Rodríguez, salita alla ribalta negli anni Novanta e icona LGBT tra le più importanti e amate in Spagna.

Con La Mesías Calvo e Ambrossi alzano l'asticella, guardando sempre al loro principale modello cinematografico nonché fonte d'ispirazione, ovvero Pedro Almodóvar, la cui influenza è qui evidente sia nei temi sia nello stile.

La storia di La Mesías è quella di Enric (Roger Casamajor) e Irene (Macarena García), fratello e sorella che condividono un passato traumatico. La loro infanzia violenta e sofferta riemerge dalla memoria quando per caso s'imbattono nei video virali di una band musicale cristiana di nome Stella Maris e formata da giovani suore guidate da una donna che ricorda la madre fanatica religiosa dei due.

Enric e Irene hanno infatti vissuto un'infanzia travagliata - che ci viene mostrata nei lunghi flashback - in una setta familiare da cui sono in seguito riusciti a fuggire. Con l'intento di salvare le ragazze di Stella Maris, intraprendono così un viaggio che li porterà a fare i conti con i propri fantasmi e riaprirà inevitabilmente vecchie ferite, collegate a nuove terribili scoperte.

Avvalendosi di un ottimo cast e di una scrittura coraggiosa, la serie salta da un decennio all'altro facendo dialogare generazioni diverse. La colonna sonora sincretica mescola musica elettronica e brani sacri rivisitati, contribuendo a delineare un'atmosfera quasi ipnotica che avvolge l'opera rendendola ancor più audace e suggestiva.

Attraverso un'estetica pop e soluzioni visive ricercate, in La Mesías si fondono la dimensione da thriller disturbante e quella del melò familiare, per dare vita e forma a un racconto denso e coinvolgente, sospeso tra passato e presente, tra reale e onirico.

Tutti i film da € 1 al mese

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FOCUS
FOCUS
lunedì 19 maggio 2025
Roberto Manassero

La miniserie La mesías, divisa in sette episodi - disponibile in esclusiva streaming su MYmovies ONE - è stata scritta da Javier Ambrossi e Javier Calvo, in Spagna molto noti e conosciuti con l’appellativo “los Javis”. Procede lungo diverse linee temporali intracciate, dagli anni ’80 fino ai giorni nostri.

GUARDA ORA LA SERIE

Enric, un uomo solitario e traumatizzato, viene a conoscenza del successo di un gruppo musicale religioso formato da cinque sorelle, le Stella Maris, e ne rimane sconvolto. Ridicole eppure sicure di sé, le ragazze richiamano alla memoria dell’uomo il passato suo e della sorella Irene, entrambi legatissimi alla madre Montserrat ma al tempo stesso vittime della donna. Fuggita dal marito, infatti, Montserrat aveva portato i figli dal nuovo fidanzato e un po’ alla volta li aveva coinvolti nella vita di una setta di fanatici religiosi. E a poco a poco la donna diventa “la Messia”. Con l’aiuto di Irene, anche lei alle prese coi suoi traumi irrisolti, Enric cercherà di riallacciare i rapporti con la madre e salvare le giovani cantanti.

Fin dal primo episodio Montserrat, celebre montagna della Catalogna a cui vengono attribuiti poteri magici e anche nome della protagonista femminile, Las mesías gioca volutamente sul tema del doppio, della finzione e della ripetizione, in relazione al delirio di una setta religiosa che sogna di costruire un nuovo modello di società e una palingenesi attraverso una nuova venuta del Salvatore.

Il set cinematografico su cui Enric lavora all’inizio fornisce la cornice simbolica della serie e anticipa le ridicole animazioni digitali delle Stella Maris, in cui il grottesco mostra il suo lato orrorifico e apre alla tragedia di un fanatismo religioso folle e violento. L’andirivieni temporale tra il presente e il passato di Enric e Irene (Roger Casamajor e Macarena García, nelle parti da adulti) scava nei rispettivi drammi personali e nella dicotomia tra l’amore per la madre (che all’inizio, interpretata da Ana Rujas, è bellissima e scapestrata e poi, passato il ruolo a Lola Dueñas, diventa una santona fuori controllo) e l’odio per il mondo in cui li ha fatti crescere. La famiglia che Montserat forma con il nuovo compagno, da cui nascerà il gruppo di cantanti cristiane, diventa una gabbia che ingloba chiunque ne faccia parte (e nel caso di Irene l’impossibilità di uscirne è esemplificata dalla cicatrice sul viso procuratole da bambina e destinata a marcarla per sempre…), mentre al contrario sogna di liberare il mondo attraverso il canto e la preghiera (l’idea della setta è quella di convertire il mondo attraverso la musica pop, prima che Dio e i “suoi alieni” mettano fine alla vita sulla Terra).
 

MYMOVIESONE
martedì 29 aprile 2025
Giovanni Bogani

Tra Almodóvar e Lars von Trier, tra Lanthimos e Cocteau. E persino con un’ombra di Paolo Virzì. No, neanche così riesci a dare l’idea della forza disturbante e possente di La Mesías, serie spagnola che sarà disponibile in streaming dal 12 maggio su MYmovies ONE, dopo il passaggio ai festival Sicilia Queer Filmfest e a La Nueva Ola. La serie è un groviglio di temi, che è dramma familiare, racconto di ossessioni e fanatismi religiosi, horror, sci-fi su incontri con alieni.

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Già. Di che cosa parla La Mesías? Di traumi infantili devastanti, di una madre sbandata, di due fratelli che crescono tra cicatrici del corpo e dell’anima. Di un gruppo di sorelle che fanno video pop cristiani che diventano virali – cosa, peraltro, realmente accaduta in Spagna.

Dio come prigionia, come tenebra, come ossessione. Il fanatismo religioso che si unisce al patriarcato, e crea una famiglia che vive reclusa, in una casa/carcere dove l’unico libro ammesso è la Bibbia. Religione e patriarcato che si incontrano, e una madre disturbata che ama i suoi figli di un amore tossico. Riunioni, di notte in cima a una montagna, di gente che crede di essere in contatto con gli alieni…

Se leggi un coacervo di trama del genere, non sei sicurissimo che ne possa venire fuori qualcosa di buono. E invece, accidenti se sì. Ogni momento di La Mesías è denso di emozione, tensione, ossessione. La hanno ideata, scritta, diretta e prodotta da Javier Ambrossi e Javier Calvo, due giovani registi spagnoli impostisi all’attenzione internazionale con la serie HBO Veneno, biopic sulla cantante transgender Cristina Ortiz Rodriguez. Giovani – quarant’anni l’uno, trentatré anni l’altro – i due Javier sono anche una coppia nella vita. Nella serie, dicono, hanno inserito molti elementi autobiografici. E certo, devi averle vissute certe cose, per raccontare episodi con questa temperatura emotiva,a questo grado di fusione del dolore.

È una madre al centro di tutto. Una madre inquieta, bella, disperata, confusa, costantemente in fuga. Una madre che scappa dal marito violento portandosi dietro i figli, come la Micaela Ramazzotti de La prima cosa bella di Paolo Virzì. Una madre che assicura ai suoi bambini che il futuro sarà bellissimo: e li sprofonda, invece, nell’incubo. Manipolatrice e manipolata, continuamente al limite. Ubriaca, tossica, finita a prostituirsi, una madre che impedisce ai figli di andare a scuola, una madre innamorata del figlio – e tuttavia, lo costringe a vedere tutto lo sfacelo possibile e immaginabile. Una madre che non controlla mai i suoi nervi, una madre meravigliosamente interpretata, negli episodi che la mostrano giovane, da Ana Rujas, e in seguito con altrettanta potenza da Lola Dueñas e Carmen Machi.
 

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
lunedì 19 maggio 2025
Francesco Alò
Il Messaggero

Non meno delirante, ma anche più bello, il pluripremiato show spagnolo La Mesías, finalmente distribuito anche dalle nostre parti grazie a MyMovies One. Con un arco temporale che varia dai primi anni '80 fino al 1997 per arrivare addirittura al 2013, seguiremo le vicissitudini del cameraman Eric alle prese con un insolito documentario su La Moreneta ovvero la Madonna Nera della Catalogna.

NEWS
TRAILER
venerdì 9 maggio 2025
 

Uno sguardo originale sull’epoca digitale, tra fascino oscuro e scintille di speranza. Tra le migliori serie degli ultimi 10 anni. Guarda il trailer »

GUARDA L'INIZIO
giovedì 8 maggio 2025
 

In streaming solo su MYmovies ONE dal 12 maggio, una serie che unisce thriller familiare ad elementi musicali, religiosi, drammatici psicologici e fantascientifici. Guarda l'inizio »

MYMOVIESONE
martedì 29 aprile 2025
Giovanni Bogani

Tra Almodóvar, Lars von Trier e Paolo Virzì, sette episodi carichi di emozione e ossessione. L'intera serie è ora in streaming su MYmovies ONE. Vai all'articolo »

OVERVIEW
mercoledì 9 aprile 2025
Simone Granata

Il viaggio di due fratelli dal passato traumatico. Un racconto ipnotico, tra reale e onirico. A maggio in streaming su MYmovies ONE. Vai all'articolo »

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