| Anno | 2023 |
| Genere | Commedia, Drammatico, Sportivo, |
| Produzione | USA |
| Durata | 123 minuti |
| Regia di | Bobby Farrelly |
| Attori | Woody Harrelson, Kaitlin Olson, Ernie Hudson, Cheech Marin, Matt Cook (II) Alicia Johnston, Alexandra Castillo, Aaron Hughes, Mike Smith (II), Seán Cullen (II), Stephanie Sy, Lauren Cochrane, Jacob Blair. |
| Uscita | mercoledì 31 maggio 2023 |
| Distribuzione | Universal Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,59 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 1 giugno 2023
L'esilarante e commovente storia di un ex allenatore di basket di serie B che, dopo una serie di passi falsi, viene incaricato dal tribunale di gestire una squadra di giocatori con disabilità intellettive. In Italia al Box Office Campioni ha incassato 83,2 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Iowa. Il cinquantenne Marcus Marakovich, aiuto allenatore di una squadra di basket di una serie minore, vive con la frustrazione di sentirsi messo da parte e di aver sprecato il suo talento. Licenziato in seguito a una lite con il suo capo, guidando ubriaco tampona una macchina della polizia e viene condannato ai servizi sociali. Per novanta giorni dovrà allenare una scalcagnata squadra di basket formata da ragazzi e ragazze affetti da disturbi psichici o da malattie genetiche e partecipare al campionato di categoria. Burbero e insofferente, Marcus si affezionerà ai suoi giocatori e sceglierà di restare come coach anche dopo aver scontato la pena, arrivando a giocarsi la finale nazionale.
Il remake del successo spagnolo Campeones (in Italia sciaguratamente chiamato Non ci resta che vincere) adatta liberamente una vicenda ispirata a fatti reali e si concentra sula tipica figura del loser che ritrova sé stesso nell'incontro con l'altro e con il diverso.
Bobby Farrelly, in coppia con il fratello Peter (a volte entrambi registi, altre volte con uno alla regia ed entrambi alla sceneggiatura), non è nuovo al racconto della disabilità. In molti ricorderanno Scemo & + Scemo, Io, me & Irene, Amore a prima svista, Fratelli per la pelle, anche Tutti pazzi per Mary, tutti film comici sgangherati e grotteschi, in cui il contrasto fra normalità e diversità veniva indagato con spirito goliardico e cattivo gusto. Un approccio aggressivo, volutamente sporco e volgare, che aldilà del valore dei singoli film (spesso trascurabili, con qualche punta di umorismo impagabile) mostrava un atteggiamento originale e liberatorio nel contesto del cinema americano di una ventina e passa d'anni fa.
Un approccio - quasi inutile specificarlo - oggi impensabile nel contesto d'inclusività esibito dall'industria dello spettacolo, in cui qualsiasi argomento giudicato sensibile - e la disabilità è certamente fra questi, per di più fino ad ora poco affrontato - viene trattato con le pinze della rispettosità e della morale comune. Vaglielo a spiegare, però, che non sempre le immagini devono replicare la vita o il buon senso delle relazioni personali e possono perciò permettersi di guardare le cose da un'altra angolazione, con altre spigolature, rispettando pienamente i propri soggetti...
Il caso dei fratelli Farrelly è in tal senso emblematico, passati dall'essere la coppia di registi più sboccata di Hollywood ad emblema di un cinema adulto e rispettabile, che se da un lato si fa apprezzare per la piacevole professionalità (Green Book, Una birra al fronte), dall'altro lascia interdetti per la didascalica acquiescenza.
È il caso proprio di un film come Campioni, prima regia in solitaria di Bobby, che ha il merito di mettere al centro autentici disabili fisici e mentali ma il difetto di non rinunciare al filtro dello sguardo di un normodotato (interpretato da Woody Harrelson). Anche in un film pieno di buone intenzioni, insomma, la disabilità rimane oggetto di sguardo, di accondiscendenza, con quel misto di tenerezza, affetto, simpatia e distanziamento da cui il cinema hollywoodiano - e qui siamo in una produzione di livello medio-alto, con il marchio di qualità garantito dalla Focus Features - non ha mai saputo emanciparsi.
Campioni è la storia di una redenzione, di una realizzazione personale che passa attraverso la creazione di un gruppo, e ovviamente va bene così. Eppure la sua esibita esaltazione dei perdenti, più che andare contro i canoni della società del successo, offre una lezione posticcia, un insegnamento non richiesto.
Della cattiveria dei Farrelly non è rimasto pressoché nulla, né nelle bonarie risate verso gli improvvisati giocatori di basket (il ragazzo con la sindrome di Down che non ama lavarsi, la ragazza anche lei Down tosta e senza peli sulla lingua, quello che fa sempre il tiro all'indietro...), né nell'apparente ruvidezza del protagonista, il quale sotto la scorza del duro autodistruttivo nasconde ovviamente un talento pedagogico invidiabile (e sa pure ridere di sé, quando la sua bruttezza viene paragonata alla bellezza di Matthew McConaughey). Senza contare, inoltre, che il modello narrativo resta quello di mille altri film americani sullo sport e sull'esaltazione degli underdog, da Che botte se incontri gli orsi (era il 1976 e l'eroe burbero era nientemeno che Walter Matthau) a Stoffa da campioni (1992).
Il problema di Campioni è proprio la sua dimensione ammonitoria, incapace com'è di affrontare la diversità se non all'interno di regole codificate (il ralenti al momento decisivo, il discorso motivazionale negli spogliatoi, la ricompensa sentimentale...). Inclusione, sì, insomma, ma solo nel recinto dalle regole del gioco...
Normalizzare, rendere convenzionale ciò che all'apparenza non lo è, ritrarre persone e situazioni paradossali con lo spirito di annetterli a una quotidianità a suo modo regolare. Il cinema dei fratelli Farrelly ha seguito questo schema praticamente da subito, dalla demenzialità pura di "Scemo & Più Scemo" fino ai loro più grandi successi commerciali, misto di brillantezza verbale e aggressività tematica [...] Vai alla recensione »