Afrin nel mondo sommerso

Film 2023 | Documentario, 92 min.

Titolo originaleMighty Afrin: In the Time of Floods
Anno2023
GenereDocumentario,
ProduzioneGrecia, Francia, Germania
Durata92 minuti
Regia diAngelos Rallis
AttoriAfrin Khanom, Bonna Akter, Feroza Begum, Badal Sholid, Shorna Akter Asha Abdul Al Jobayed, Golam Hasib, Taufik Emon.
Uscitadomenica 14 aprile 2024
TagDa vedere 2023
DistribuzioneThe Piranesi Experience
MYmonetro 3,60 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Angelos Rallis. Un film Da vedere 2023 con Afrin Khanom, Bonna Akter, Feroza Begum, Badal Sholid, Shorna Akter Asha. Cast completo Titolo originale: Mighty Afrin: In the Time of Floods. Genere Documentario, - Grecia, Francia, Germania, 2023, durata 92 minuti. Uscita cinema domenica 14 aprile 2024 distribuito da The Piranesi Experience. - MYmonetro 3,60 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 15 aprile 2024

Una ragazza appena adolescente deve fare i conti con la sua terra devastata dalle conseguenze del riscaldamento globale. In Italia al Box Office Afrin nel mondo sommerso ha incassato 10,7 mila euro .

Consigliato assolutamente sì!
3,60/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 3,30
PUBBLICO 5,00
CONSIGLIATO SÌ
Tra realtà e fantasia, un grido d'allarme sugli effetti della crisi climatica.
Recensione di Raffaella Giancristofaro
lunedì 15 aprile 2024
Recensione di Raffaella Giancristofaro
lunedì 15 aprile 2024

Il Brahmaputra è un fiume che attraversa Tibet, India e Bangladesh. Lungo il suo corso resiste, tra un'isola di fango e un'altra, una popolazione poverissima, che le inondazioni recenti, dovute al cambiamento climatico, hanno messo in ginocchio. Il regista e reporter Angelos Rallis dal 2017 filma per cinque anni la quotidianità di Afrin, dodicenne incontrata durante le sue ricerche. Temporaneamente ospitata dalla zia perché orfana di madre e con padre lontano, la ragazzina combatte quotidianamente con le piogge torrenziali, cerca di arginare i danni raccogliendo e accatastando rami e canne di bambù attorno alla sua precaria abitazione. Carica su una zattera di tronchi una piccola capra, qualche recipiente di latta e i pochissimi oggetti utili e salvabili. Quando il monsone si placa e arriva la notte, la protagonista si arrampica sul tetto di lamiera della sua casa, per dormire. Oppure, se piove, si ripara sotto il tettuccio della sua canoa, aspettando che il temporale passi. Le inondazioni hanno distrutto tutto, sostentarsi è sempre più difficile.

Ecco perché il padre di Afrin è andato a cercare una nuova vita a Dacca, la metropoli capitale del Bangladesh. Lì si sposterà anche la ragazzina, per cercare il padre e sfuggire al possibile matrimonio, visto che a quattordici anni in quella parte del mondo si è già considerate "da marito".

Tra cumuli di immondizia, e risorsa di sostentamento per molti della metropoli, Afrin si guadagna la vita: raccogliendo bottiglie di plastica per il corrispettivo di pochi centesimi di euro, si unisce a un trio di senza casa che diventano la sua nuova famiglia e vive un altro passaggio iniziatico.

Mix di documentario di osservazione e invenzione finzionale, realtà e fantasia, Afrin nel mondo sommerso va accolto come la testimonianza preziosa di un disastro ecologico e sociale ma anche come una fiaba magica e nera, un coming of age che invita a una nuova consapevolezza del pianeta. Nelle parole del regista, il viaggio di Afrin, incontrata durante le sue ricerche, è "toccante allegoria per milioni di giovani nelle sue stesse condizioni". Con tempi eccessivamente distesi, la quasi assenza di dialoghi, e un'insistenza sulla fotogenia dei paesaggi, Rallis restituisce panorami inaccessibili, quasi apocalittici, distese di acqua e fango senza più vita, vestigia di ecosistemi perduti, in cui Afrin si muove come sopravvissuta, testimone e simbolo della volontà pacifica di esistere, di un riscatto possibile a nome di moltissimi coetanei. Nella parte ambientata in città, il regista costruisce attorno a lei le tappe di un viaggio di crescita ed emancipazione, giocando con la luce e i colori, in riprese quasi tutte notturne.

In forma di poesia acerba, il film è un grido d'allarme sugli effetti non più negabili della crisi climatica, a danno di popolazioni, come quella bengalese, ridotte alla fame e costrette a emigrare altrove. La Banca Mondiale, dicono le note di regia, stima che l'Asia Meridionale dal 2050 avrà 50 milioni di rifugiati climatici all'anno. Nel 2022 i bengalesi sfollati sono stati 7 milioni, nel 2050 per l'Organizzazione Mondiale della Sanità saranno 13 milioni.

Tutti i film da € 1 al mese

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RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 9 luglio 2024
Riccardo De Torrebruna
Meer.com

Il Brahmaputra è un fiume gigantesco come il suo nome, provate a pronunciarlo. Nasce dai ghiacciai al confine tra il Nepal e il Tibet, scorre lungo la cresta principale dell'Himalaya a un'altitudine media di 4000 metri. Aggira la catena di quei monti e corre per 1700 chilometri prima di formare la gola più tortuosa e inaccessibile del pianeta, un canyon profondo che incanala le sue acque lungo il territorio [...] Vai alla recensione »

NEWS
TRAILER
martedì 9 aprile 2024
 

Per la regia di Angelos Rallis, un'opera sulla crescita di una ragazza costretta a diventare adulta troppo in fretta. Dal 14 aprile al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
venerdì 5 aprile 2024
 

Una ragazza appena adolescente deve fare i conti con la sua terra devastata dalle conseguenze del riscaldamento globale. Vai all'articolo »

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