Treadstone

Film 2020 | Azione 44 min.

Regia di Brad Anderson, Alex Graves, Wayne Yip, Ramin Bahrani, Salli Richardson-Whitfield, Jeremy Webb. Una serie con Jeremy Irvine, Hyo-ju Han, Gabrielle Scharnitzky, Tracy Ifeachor, Emilia Schüle. Cast completo Genere Azione - USA, 2020, Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. STAGIONI: 1 - EPISODI: 10

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La storia del programma segreto Treadstone.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Una serie che prova a rivitalizzare l'universo Bourne. Ma la benzina sembra essere davvero finita.
Recensione di Andrea Fornasiero
mercoledì 22 gennaio 2020
Recensione di Andrea Fornasiero
mercoledì 22 gennaio 2020

A Berlino Est, nel 1973, un agente americano è stato riprogrammato per diventare un micidiale assassino attivabile a comando dai russi, una "cicala". Oggi qualcuno sta riattivando le cicale dormienti, che sono diventate parte del progetto Treadstone, lo stesso programma della CIA a cui partecipò Jason Bourne. Tra loro ci sono una donna nord coreana; un americano al lavoro su una piattaforma petrolifera nel Mar Glaciale Artico; una cicala impazzita nel cuore degli Stati Uniti, su cui la CIA indaga con l'agente Matt Edwards e la supervisione di Ellen Becker. Inoltre un generale nordcoreano mette una giornalista sulle tracce di un ordigno nucleare, che potrebbe essere legato alle cicale.

Treadstone vanta un intreccio che si dipana su numerosissime location e su due linee temporali, ricco di brutali corpo a corpo e inseguimenti, ma che nel suo agitarsi non riesce a nascondere la propria banale superficialità.

Lo showrunner Tim Kring non ha mai brillato per genio, autore di Heroes e Touch è da sempre propenso a questi grandi arazzi che congiungono personaggi distantissimi, di culture molto diverse e con capacità più o meno sovrumane. Però la sua scrittura è media, la sua introspezione nei personaggi limitata e i suoi intrecci sembrano spesso girare a vuoto.

In questo caso per lo meno girano vorticosamente, visto che di personaggi ce ne sono davvero tanti, ognuno con le proprie conoscenze e pericoli con cui interagire, in un'abbondanza di scene d'azione che cercano di replicare i combattimenti dei film della saga di Jason Bourne. Ci riescono anche abbastanza bene, ma l'omaggio si trasforma presto in dejà vu quando si supera il quinto combattimento più o meno uguale ai precedenti. Oltretutto manca al cuore della storia una presenza magnetica come quella di Bourne, più volte evocato e mai nominato, che agiva con determinazione e senza spiegare nulla in anticipo allo spettatore.

Il silenzioso Bourne dei film di Greengrass pensava più velocemente di tutti e quindi anche del pubblico, gli agenti di questa serie invece sono in crisi perché appena risvegliati e reagiscono più che agire, in un continuo melodramma. Insomma non sorprendono, così come presto smettono di sorprendere le pur numerosissime location: dalla Colombia all'India, dalla Corea del Nord alla Germania Est, dalla Cina all'Artico, da Parigi al Ghana e dalla Grecia alla Russia, finiscono per essere troppe. Nessuna di loro respira e sono a malapena sfondi, introdotti da qualche ripresa aerea non molto diverse dalla cartoline della serie Alias.

Va riconosciuto che l'impresa non era semplice, visto che la saga di Bourne ha finito la benzina anche al cinema, dove il pur tecnicamente superbo ultimo capitolo di Greengrass non è stato un successo e dove il tentato spin off come Jeremy Renner è così dimenticabile che nemmeno la serie lo vuole ricordare.

Riproporre però lo stesso intreccio di Bourne Ultimatum e Bourne Legacy, ossia qualcuno sta cooptando nuovi agenti, non è il modo migliore di superare l'impasse. La mossa più originale di Kring è raccontare come probabilmente è nato il programma Treadstone, ma la trama negli anni 70, pur connessa al presente dal personaggio della russa Petra, arriva alla svolta davvero importante solo nel cliffhanger di fine stagione.

Questo fa di Treadstone una serie vecchia, che mena il can per l'aia e centellina il procedere della trama principale, senza per altro costruire personaggi memorabili. Certo è originale la scelta di una nordcoreana, ma è anche piuttosto improbabile il racconto che fa la serie della Corea del Nord. Così come lascia perplessi la giornalista che si butta nel pericolo, come fosse un super agente, e il colpo di scena su di lei non stupirà nessuno.

Va meglio con il personaggio davvero tormentato di Patrick Fugit e con quello di Brian J. Smith (già avvezzo a drammi giramondo da Sense8), che nella seconda parte della stagione inizia a prendere in mano la propria situazione e si avvicina, quasi, a ricordare Jason Bourne, anche per la sua crisi di coscienza. Ma le serie di spionaggio, anche ricche d'azione come Condor, ci hanno abituato a un'altra concentrazione di tensione e di sviluppo dei personaggi. Qui invece si accumula tantissimo materiale a coprire come in realtà non si approfondisca nulla, in un gran rimestare che rimane però in superficie: un gioco di prestigio che brucia in fretta le sue carte migliori.

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