| Titolo originale | Tornare |
| Anno | 2019 |
| Genere | Thriller, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 107 minuti |
| Regia di | Cristina Comencini |
| Attori | Giovanna Mezzogiorno, Vincenzo Amato, Beatrice Grannò, Clelia Rossi Marcelli Marco Valerio Montesano, Alessandro Acampora, Trevor White (I), Astrid Meloni, Tim Ahern, Barbara Ronchi, Lynn Swanson, Carla Carfagna, Antonio Acampora, Tim Ahren, Fabrizio Nevola. |
| Uscita | lunedì 15 giugno 2020 |
| Distribuzione | Vision Distribution |
| MYmonetro | 2,39 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 16 giugno 2020
La storia ambientata a Napoli tra gli anni '60 e '90 di una italo-americana, nata da un padre militare statunitense e una madre partenopea. Il film ha ottenuto 4 candidature ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office In buona compagnia ha incassato nelle prime 11 settimane di programmazione 22,7 mila euro e 1,9 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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Dopo una lunghissima assenza, Alice torna dagli Stati Uniti, dove è diventata una giornalista affermata, alla casa sul mare dove ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza per assistere al funerale del padre, un ufficiale americano in forza alla base Nato di Napoli. Dopo la cerimonia la donna decide di restare in quella dimora così familiare e allo stesso tempo sepolta nella sua memoria: la stessa che il padre aveva perso a poco a poco, conservando solo i ricordi più lontani. A poco a poco, a contatto con la casa paterna, anche i ricordi di Alice riaffiorano, e hanno la concretezza del presente: la donna comincia infatti a dialogare con una diciottenne che altri non è che se stessa da ragazza. Sarà l'inizio di un percorso a ritroso che la porterà a fare scoperte sconvolgenti su chi è stata e perché ha finito per andare a vivere tanto lontano.
Per definizione della stessa regista Cristina Comencini (anche sceneggiatrice con Giulia Calenda e Ilaria Macchia), Tornare è un "thriller dell'anima", ed è utile sapere che ciò che è raccontato è una sorta di percorso psicanalitico della protagonista all'interno della propria memoria, perché consente di accettare, da spettatore, parecchie svolte che in un thriller convenzionale apparirebbero prevedibili, se non insensate.
La casa di Alice è un non luogo che può essere credibile solo come prodotto della mente, e i dialoghi fra la donna quarantenne e la se stessa più giovane (oltre all'adolescente entrerà in scena anche una Alice bambina) si spiegano solo nell'ottica di quel rimosso psicanalitico caro alla regista fin dai tempi dell'altro suo thriller dell'anima, La bestia nel cuore.
In sé l'idea di raccontare la mente femminile, in particolare quella che ha subìto un evento traumatico, attraverso un incontro graduale con il proprio passato visibile allo spettatore, è poetica e coinvolgente, così come è estremamente evocativa (e commovente) l'idea, per una donna adulta, di poter tornare indietro a confortare e rassicurare la propria se stessa più giovane di fronte ad un mondo maschilista votato a censurare ogni istinto muliebre, in particolare la sessualità.
Ma proprio perché i temi in gioco sono così importanti e attuali il modo in cui vanno affrontati deve fare tutta la differenza, ed è qui che la mano di sceneggiatura e di regia di Comencini si rivela invece pesante, piena di sottolineature e simbolismi caricati e reiterati che zavorrano inutilmente la narrazione e la rendono legnosa e forzata.
La regista attinge, forse senza completa consapevolezza, a molto cinema - da Volver, citato fin dal titolo, a A letto con il nemico (vedi la somiglianza fra Vincenzo Amato e Patrick Bergin), da Il sesto senso a Mal di pietre - senza trovare una cifra originale; rappresenta corridoi ombelicali e grotte del subconscio; dà alla sua protagonista un nome da favola (e sottolinea verbalmente anche quella connessione, nel caso ce la fossimo persa); distribuisce oggetti dal significato così palese da diventare didascalico (il cane nero, la matrioska....) e sovraccarica un tono che avrebbe potuto giocare con il realismo magico, anche con l'horror, mantenendo però quella levità di tono che rafforza, invece di sabotare, il potere illusorio del cinema.
Alice non scivola nei labirinti della sua mente: li attraversa a passo marziale seguendo una segnaletica cartellonistica, sorprendendosi in modo plateale per accadimenti che lo spettatore ha già abbondantemente anticipato, accorgendosi di dettagli che già sono stati notati dal pubblico come incongruenti. E gli attori protagonisti non possono che adeguarsi a questa narrazione greve, reiterando sguardi che anticipano le svolte a venire, e comportandosi in modo innaturale e artefatto.
Film a tesi con molte pretese, ma decisamente non riuscito. Nonostante la straordinaria bellezza disponibile dei luoghi di Napoli e dintorni e l'idea di combinarne le immagini in modo da disarticolarne i riferimenti e costruire spazi quasi onirici, la costruzione resta didascalica, rigida e macchinosa, la narrazione non prende mai quota, la recitazione è pesantissima, i tempi sono [...] Vai alla recensione »
Forse tre. Alice (Giovanna Mezzogiorno) non abita più lì e quando torna nei cupi Anni 90 per il funerale del padre, Napoli ha i colori lividi di un eterno giorno senza sole. I ricordi si confondono, le realtà si intrecciano (come incipit del film c'è una riflessione sul tempo del fisico Carlo Rovelli) e Alice inizia a interagire con se stessa adolescente mentre sniffava trielina a fine Anni 60 o, più [...] Vai alla recensione »