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Tornare, un viaggio-thriller nella psiche di una donna

Lo spunto è interessante ma il film è sovraccaricato da un eccessivo didascalismo. Presentato al RomaFF14 e prossimamente al cinema.
di Paola Casella

lunedì 28 ottobre 2019 - Festa di Roma

Dopo una lunghissima assenza, Alice torna dagli Stati Uniti, dove è diventata una giornalista affermata, alla casa sul mare dove ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza per assistere al funerale del padre, un ufficiale americano in forza alla base Nato di Napoli. Dopo la cerimonia la donna decide di restare in quella dimora così familiare e allo stesso tempo sepolta nella sua memoria: la stessa che il padre aveva perso a poco a poco, conservando solo i ricordi più lontani. A poco a poco, a contatto con la casa paterna, anche i ricordi di Alice riaffiorano, e hanno la concretezza del presente: la donna comincia infatti a dialogare con una diciottenne che altri non è che se stessa da ragazza. Sarà l'inizio di un percorso a ritroso che la porterà a fare scoperte sconvolgenti su chi è stata e perché ha finito per andare a vivere tanto lontano.

Per definizione della stessa regista Cristina Comencini (anche sceneggiatrice con Giulia Calenda e Ilaria Macchia), Tornare è un "thriller dell'anima", ed è utile sapere che ciò che è raccontato è una sorta di percorso psicanalitico della protagonista all'interno della propria memoria, perché consente di accettare, da spettatore, parecchie svolte che in un thriller convenzionale apparirebbero prevedibili, se non insensate.

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