| Titolo originale | Nowhere Special |
| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Uberto Pasolini |
| Attori | James Norton, Daniel Lamont, Eileen O'Higgins, Valerie O'Connor, Stella McCusker Bernadette Brown, Chris Corrigan, Valene Kane, Louise Mathews, Keith McErlean, Rhoda Ofori-Attah. |
| Uscita | mercoledì 8 dicembre 2021 |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 3,67 su 31 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 8 novembre 2021
John ha davanti a sé pochi mesi di vita. Non avendo una famiglia, trascorre i giorni che gli restano a cercarne una nuova, perfetta, per il figlio Michael. Il film ha ottenuto 1 candidatura a British Independent, In Italia al Box Office Nowhere Special - Una storia d'amore ha incassato 189 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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John è un trentaquattrenne gentile e silenzioso, che di mestiere fa il lavavetri, in giro per Belfast. La sua esistenza terrena è condannata ad esaurirsi a brevissimo termine, per colpa di un male incurabile. Nel poco tempo che gli rimane, John deve fare la cosa più importante della sua vita: trovare una famiglia per il suo bambino di quattro anni, Michael, visto che la madre li ha lasciati entrambi poco dopo la sua nascita. Mentre visitano le coppie disponibili e selezionate per l'adozione, John e Michael passano insieme la loro giornata, trasformando ogni gesto quotidiano in una memoria preziosa.
Il padre deve imparare a morire, il bambino a vivere. Lo fanno tenendosi per mano nell'attraversare la strada, quella che porta a scuola ma anche quella che porta all'addio.
Uberto Pasolini torna dunque sul luogo del trapasso, come in Still Life: non è più l'immediatamente dopo, ma l'immediatamente prima, e la sua penna è ancora la stessa, sottile e precisa, perfettamente inchiostrata, tanto autoriale quanto accessibile, nell'approccio ad un genere, quello del dramma sentimentale, che pochissimi perseguono con tanta frontalità e tale discrezione.
Ancora una volta, il film è in mano ad un interprete eccellente, James Norton, e alla nitidezza delle inquadrature, alla loro temporalità estranea alla frenesia della vita urbana, sgombra da tutto ciò che è disavanzo o orpello cinematografico. Tanto che l'immagine di apertura, con il protagonista che ripulisce con cura una grande vetrata, mondandola da tutto ciò che la offusca, si può leggere come una dichiarazione d'intenti, la ricerca (riuscita) di una verità della relazione padre-figlio che è al centro del racconto, di uno sguardo sul mondo non filtrato, in cui riflettersi per quello che si è, e leggere con trasparenza nelle vite degli altri.
Colpito dalla cronaca vera di questa vicenda, Pasolini l'ha tradotta in immagini tanto semplici quanto eloquenti, che non conoscono la durezza del cinema dei Dardenne ma piuttosto una commovente sospensione e una malinconia, sottolineata dalla colonna sonora, che il regista non rifugge ma abbraccia, senza sentimentalismo.
Sono le immagini mute di un adolescente con lo zaino in spalla che si allontana nello specchietto retrovisore, della candelina di compleanno in più che Micheal mette nella mano di John, della casa degli specchi del lunapark che restituisce le loro figure deformate, con Michael alto alto e John più piccolo, per sempre troppo giovane. Piccole grandi idee di scrittura visiva che trascendono il realismo senza negarlo e mettono in poesia la crudeltà dell'esistenza.
In Nowhere Special il padre fa il lavavetri, pulisce finestre dietro cui scorrono fotogrammi di vite che non sono la sua. Il figlio ha quattro anni e accompagna quel padre paziente in giro per case che non sono la loro. Al padre infatti restano pochi mesi di vita, ma questo il piccolo Michael non lo sa. Se John lo porta con sé è per trovare la famiglia a cui affidarlo quando lui non ci [...] Vai alla recensione »
Guardare il mondo, da dietro un vetro. Riflessi, scorci di vite intraviste. È così che inizia Nowhere special. Oggetti che raccontano vite, o desolazioni, o nascoste armonie. Come intravedevano gli angeli di Wenders, nel Cielo sopra Berlino.
John, il protagonista di Nowhere special – il bellissimo, sommesso film di Uberto Pasolini, uno dei più belli di Venezia 2020, ora nelle sale – è un po’ simile agli angeli di Wenders, e un po’ alla protagonista di Roma di Alfonso Cuaron. Come lei, lava, inghiotte in silenzio il boccone amaro di una vita vista dai piani bassi. Lei, Yalitza Aparicio, puliva pavimenti. Lui pulisce finestre. Entrambi puliscono vite, le vite degli altri. In entrambi i casi, vite di bambini che dovranno fare i conti con un’assenza. In entrambi i casi, persone che scelgono di fare quello che possono, per gli altri.
È fatto di tanti momenti senza parole, senza dialoghi, Nowhere special. Ti lascia a guardare, a percepire, a capire. E intanto penetra nel profondo. Ti fa pensare alla vita, alla morte, a Dio e alla sua assenza, a quanto il caso possa essere impietoso.
Nowhere special è il terzo film di Uberto Pasolini, cognome impegnativo per un regista che è effettivamente cugino di secondo grado di Pier Paolo Pasolini, e nipote di Luchino Visconti. Uberto Pasolini da tempo vive e opera in Gran Bretagna, dove nel 1997 ha prodotto quella sorprendente commedia irriverente, sexy, piena di rabbia sociale che era The Full Monty, campione d’incassi in tutto il mondo. Poi ha perseguito una carriera da regista, rarefatta ma di altissimo profilo. Solo tre film dal 2007 ad oggi: Machan, presentato a Venezia 2008, storia di una scombinata squadra di falsi atleti cingalesi, che si fingono giocatori di pallamano per fuggire dal loro paese; e Still Life, premiato a Venezia Orizzonti 2013, storia di un uomo che cercava di rintracciare i parenti delle persone morte in totale solitudine. Ricostruire schegge di vite perdute era l’impresa di quel solitario, modesto, “invisibile” impiegato. Il film è tuttora su Raiplay.
Nowhere special nasce, come Machan, da un ritaglio di giornale letto da Pasolini per caso, su un padre single che aveva passato i suoi ultimi mesi a cercare una famiglia affidataria per suo figlio, mentre lui stava morendo di cancro.
Belfast. Un uomo pulisce le finestre. È un padre single, giovane, trentaquattro anni ancora da compiere. Sta morendo di cancro al cervello. Ha un bambino di quattro anni – Daniel Lamont, straordinario; la madre se ne è andata da tempo in Russia, senza lasciare recapiti. L’uomo usa il tempo che gli resta per cercare la famiglia giusta a cui affidare suo figlio. La leggi, questa storia, senza aver visto il film, e pensi: ecco una storia ricattatoria, un romanzo dickensiano in pieno Duemila, o Il monello di Chaplin, con uno Charlot che invece di installarli, i vetri, li lava. Ma non è questo, non è solo questo. E quando lo vedi, questo film, così asciutto, nitido, preciso, scopri che è quanto di meno retorico, quanto di più onesto si possa immaginare. E allora anche le tue lacrime cercano di non farsi vedere, ma scivolano giù.
Merito di una sceneggiatura che non inserisce mai una spiegazione di troppo. Merito dell’interpretazione di James Norton, attore che i media britannici indicano come il più probabile candidato alla successione di Daniel Craig nello smoking di 007. Qui Norton ha un tatuaggio sul collo, altri sulle braccia, un credibile accento irlandese, sempre lo stesso giacchetto impermeabile, ed è semplicemente perfetto in una interpretazione densa, profonda, intima, sommessa. Sembra uno dei protagonisti dei film di Ken Loach, e in fondo all’universo di Ken Loach questo film si avvicina molto.
Il film è scandito dagli incontri del padre con le possibili famiglie affidatarie: ogni incontro è un salto nel buio, ogni incontro è uno spaccato di vita reale, ogni incontro è uno sguardo nel corpo della società britannica. Uberto Pasolini non giudica, ma rende evidenti i limiti, i disagi esistenziali, le contraddizioni di ogni coppia: quella gentile e sorridente che all’inizio dell’incontro dà al bambino un coniglio di peluche, e alla fine del colloquio glielo richiede indietro…
Nowhere Special, la storia reale e preziosa di John (James Norton), un padre a cui è stata diagnosticata una malattia terminale e della sua ricerca di una nuova famiglia per il figlio Michael (Daniel Lamont), è l’ultimo film di Uberto Pasolini. Regista, sceneggiatore e produttore, Pasolini ha firmato lavori come Machan (film sulla tournée tedesca della nazionale di pallamano dello Sri Lanka, una squadra che in realtà non esisteva...) e Still Life (premio alla regia della sezione Orizzonti a Venezia 2013), producendo, tra gli altri, il successo globale Full Monty con la sua compagnia Red Wave. Nowhere Special sarà in sala dall’8 dicembre, distribuito da Lucky Red.
Nowhere Special è l’idea di un futuro per il piccolo Michael, ma anche un documento del passato, un passato che il padre John cerca di costruire e tramandare al figlio.
Forse credo che abbiamo provato a fare più un film sul presente. Un film dove il padre, soprattutto all’inizio, e poi anche il figlio, sono attenti a proteggere il presente, e poi casomai il futuro. E una delle cose che John prova a lasciare fuori dalla vita di Michael è il passato triste, tanto che nella prima parte di questo viaggio, di questa storia d’amore, si dichiara favorevole all’idea che il figlio possa addirittura dimenticarsi di sé stesso. Gli sforzi del padre per la maggior parte delle settimane che condividiamo con loro sono rivolti a tenere la vita del figlio il più vicino possibile alla normalità, alla realtà di tutti i giorni, e non cambiare, non drammatizzare, non confessare.
All’inizio gli incontri con le potenziali famiglie adottive sono dichiarati come visite a dei nuovi amici, e solo gradualmente Michael si rende conto che la situazione è più complessa, che le cose stanno cambiando, e in fondo verso la fine è forse lui che diventa la persona che si occupa del padre. Quindi non tanto uno studio del passato quanto un tentativo di proteggere Michael dalla realtà del presente e poi una preparazione per il futuro, ed è solo lì che il padre accetta di essere la persona che dovrà dire al figlio cosa sta succedendo e a prepararlo a una vita senza di lui. Nel modo più semplice possibile, poiché in fondo un bambino di quattro anni ha difficoltà nel capire situazioni del genere.
E in Nowhere Special non si parla di questo, non si parla di morte, malattia, dramma, perché il film prova a essere quello che John prova a essere per Michael: un veicolo sottotono, che usa la stessa grammatica, gli stessi toni leggeri di tutti i giorni, non drammatizzando.
Il film ruota attorno alle vivide e sentite interpretazioni di James Norton e del piccolo Daniel Lamont. È interessante, in un racconto del genere, come il percorso del personaggio del figlio Michael si intrecci con quello dell’attore Daniel: un bambino di quattro anni che forse sul set, e per la prima volta, sta imparando cosa vuol dire la perdita, il distacco, la morte.
Ci siamo molto preoccupati, prima ancora di iniziare il casting, di come si poteva chiedere a un bambino di partecipare a una storia che tocca delle situazioni molto dure e dalle quali di solito si prova a proteggere i più piccoli. E nonostante questo, dovevamo creare la “realtà” del film e non fingere che si stesse facendo una cosa diversa – non fare ad esempio quello che ha fatto Benigni con La vita è bella (guarda la video recensione), chiaramente in contesti e circostanze molto diverse, e cioè proteggere il bambino nella finzione più completa. Quando ho conosciuto Daniel abbiamo parlato con la sua famiglia, una famiglia molto religiosa che ha letto prima la sceneggiatura e dove c’è stata un’immedesimazione profonda soprattutto del padre. Hanno detto che avrebbero parlato con Daniel in modo molto generale del viaggio dei due protagonisti, e poi abbiamo deciso di non spiegare le dinamiche psicologiche di ogni scena prima e durante le riprese. Quindi Daniel sapeva in termini teorici di cosa trattava il film ma non gli venivano mai date delle istruzioni psicologiche durante le riprese, ma solo indicazioni pratiche – guarda di qua, guarda tuo padre, rispondi così ecc.
Così Daniel è diventato un professionista come attore senza l’uso ad esempio del Metodo come avrebbe potuto fare Dustin Hoffman, e quasi subito ha avuto la chiara intuizione della differenza tra il Daniel sé stesso e il Michael del film. In questo modo il Daniel divertito e pieno di energia davanti la macchina da presa diventava il Michael silenzioso e introspettivo del film, senza angosce, senza preoccupazioni sul significato generale della storia, e soprattutto senza immaginare lo stesso destino per il suo vero padre.
Dalla folta schiera di padri assenti, ingombranti, inadeguati, emerge, finalmente, in Nowhere special di Uberto Pasolini, la figura di un genitore all'altezza del compito, capace di connettersi, con gesti, sguardi e pochissime parole, ai sentimenti del suo bambino di 4 anni. La vita ha assegnato a John (James Norton), lavavetri 35enne, il più ingrato dei compiti, cercare una famiglia adatta ad accogliere [...] Vai alla recensione »