| Titolo internazionale | Bar Joseph |
| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Giulio Base |
| Attori | Ivano Marescotti, Virginia Diop, Nicola Nocella, Selene Caramazza, Michele Morrone Vito Mancini, Vito Mancini, Teodosio Barresi, Ira Fronten, Emmanuel Dabone, Cinzia Clemente, Grazia Daddario. |
| Tag | Da vedere 2020 |
| MYmonetro | 3,02 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento lunedì 25 maggio 2020
Giuseppe deve affrontare le conseguenze della sua decisione di ospitare una profuga. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento,
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Giuseppe è il proprietario di un bar presso una stazione di servizio in Puglia. Fa ancora prezzi popolari ed è famoso fra gli abitanti dei paesi limitrofi per la sua bontà d'animo. Quando sua moglie muore all'improvviso si ritrova a gestire da solo il bar che porta il suo nome, e i figli Luigi e Nicola non sono in grado di aiutarlo: il primo perché è un tossicodipendente che campa di espedienti; il secondo perché fa il panettiere, ha moglie e figli e altro a cui pensare. Così Giuseppe decide di assumere una cameriera, e fra i tanti in cerca di lavoro sceglie Bikira, figlia diciottenne di immigrati africani. Non immagina che fra lui e la ragazza nascerà un sentimento forte ed esclusivo, contro il parere dei figli e quello della comunità locale, resistente all'idea di una coppia formata da un uomo bianco anziano e un'adolescente di colore.
Bar Giuseppe è una parabola laica che attinge evidentemente alle Sacre Scritture: il protagonista si chiama Giuseppe e si diletta di falegnameria, e Bikira in Swahili significa vergine.
Ma Giulio Base, sceneggiatore e regista del film, trasporta la vicenda ai giorni nostri e la ambienta in un non-luogo metafisico (complici le belle scenografie di Isabella Angelini), inquadrando i protagonisti in spazi (de)limitanti che ne comprimono le scelte individuali. C'è qualcosa di Hopper in quella stazione di servizio desolata, con l'insegna rotante in cima e il niente intorno. C'è anche qualcosa dell'etica dei Dardenne in questa storia di un padre assoluto, dotato della pietas che dovrebbe appartenere a qualsiasi genitore. C'è tanto di interessante in questo film, che segna una decisa svolta nella produzione del suo autore: la scelta di rendere quasi muto il protagonista (e di dare all'intera narrazione alcune caratteristiche da film muto); quella di riprendere in campo lungo i momenti salienti, di confronto diretto fra i personaggi, contrariamente ai dettami del dramma e ancor più del melodramma, conservando la giusta distanza (non per forza sociale) fra loro, e fra noi e loro. Ivano Marescotti regge sulle sue spalle tutto il film come una croce, regalando un'interpretazione intima e trattenuta, ricca di sfumature e mezzi toni.
Peccato per alcune cadute: il casting di Michele Morrone nei panni di Luigi, la cui recitazione sopra le righe stride soprattutto accanto a quella misurata di Marescotti; le numerose sottolineature simboliche, davvero non necessarie in un film il cui messaggio è molto chiaro; certe battute troppo letterarie per appartenere al vocabolario di chi le pronuncia; il mix di accenti che non combaciano con l'ambientazione pugliese; e anche qualche vezzo registico di troppo per una storia altrimenti raccontata in modo encomiabilmente lineare. Ma Base prende una direzione davvero azzeccata, mostrando il coraggio di mettere in scena un amore interraziale e senza età, centrato sulla cura reciproca, su gesti di comprensione e compassione profonde, imprimendo al suo film un passo laconico da western e una capacità di astrazione formale che lo rende senza tempo, e tuttavia adatto ai nostri tempi. Questa direzione, che rivela un profondo afflato spirituale visto da una prospettiva laica, è molto giusta per il suo autore, e ci auguriamo che continui a percorrerla.
Ho visto questo film pochi giorni dopo la scomparsa di Ivano Marescotti, attore che anche in questa occasione ci ha regalato una grande interpretazione.Il film è estremamente coinvolgente. La storia si presta a contrapposizioni, anche litigiose, fra chi l'accoglienza la sostiene e magari la pratica anche e chi invece la detesta. Chiaro che il punto di partenza è l'atteggiamento [...] Vai alla recensione »
Giuseppe gestisce un bar a un distributore di benzina in Puglia ed è noto per essere un uomo dall'animo generoso. Quando la moglie muore improvvisamente non se la sente di mandare avanti l'esercizio, ma in suo soccorso arriva Bikira, una 18enne di immigrati africani, che viene assunta come cameriera e che poi lo sposa, con il parere nettamente contrario dei figli e osteggiato anche dalla comunità locale, [...] Vai alla recensione »