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Ultimo aggiornamento lunedì 25 novembre 2019
Dalle dimissioni di Ratzinger all'elezione di papa Francesco, il film racconta il passaggio di papato e i dubbi del nuovo pontefice. Il film ha ottenuto 3 candidature a Premi Oscar, 4 candidature a Golden Globes, 5 candidature a BAFTA, 2 candidature a Critics Choice Award, In Italia al Box Office I due Papi ha incassato 467 .
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CONSIGLIATO SÌ
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Tra il 2010 e il 2013, il Vaticano si trova al centro di scandali e polemiche. Da una parte il clamore degli abusi sessuali, che divampa soprattutto negli Stati Uniti, dall'altra la vicenda Vatileaks con la fuga di documenti riservati, in mezzo le tensioni nello IOR con l'introduzione di una nuova legge all'insegna della trasparenza voluta da Benedetto XVI ma avversata da forze interne al Vaticano. In questo quadro complicato, Benedetto XVI avverte in maniera sempre più decisa di non essere più in grado di governare. Nel mirino, tra le altre cose, della linea progressista, matura la sua rinuncia al soglio pontificio e la necessità di trovare un nuovo timoniere. Le condizioni di salute e lo stato di stanchezza fanno il resto. Alla fine del mondo intanto Jorge Mario Bergoglio prepara il suo viaggio a Roma per chiedere al Papa di poter lasciare il governo pastorale dell'arcidiocesi e tornare alla quotidianità del ministero. Ma le cose andranno altrimenti. La rinuncia al ruolo di Papa Benedetto XVI conduce all'elezione di Papa Francesco il 13 marzo 2013.
Ogni storia ha il suo eroe e il suo cattivo. Quando Fernando Meirelles (City of God, The Constant Gardener - La cospirazione, Blindness - Cecità) decide di girare un film sull'immaginario incontro tra Joseph Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio, il regista brasiliano non ha dubbi sulla distribuzione dei ruoli.
Salvo poi ricredersi in corso d'opera. Questa impressione dimora, evolve e rimane una delle note più interessanti di questa nuova produzione Netflix: il confronto appassionante tra Benedetto XVI, stretto conservatore, e Francesco, carismatico successore dalla fibra decisamente più sociale. Approvato evidentemente dal Vaticano, che ha fornito alcuni documenti d'archivio, I due Papi racconta la saga improbabile ma vera del pontificato abdicato di Benedetto XVI e la presa del potere di Francesco. Film in transizione tra una carica e l'altra, prima di essere Francesco, l'uno, Papa emerito, l'altro, I due Papi si concentra su un delicato passaggio storico. I loro confronti teologici e personali nei giardini di Castel Gandolfo o sugli scanni marmorei della Cappella Sistina (ricostruita a Cinecittà) sono brillanti e operano progressivamente un cambiamento nei due protagonisti, ideologicamente opposti. La musica e il football sono gli espedienti (ri)creativi che permettono di ridurre la tensione e sormontare le differenze rilanciando la conversazione tra due figure pubbliche e spirituali che hanno una visione del mondo e della Chiesa radicalmente diversa. O magari no, suggerisce il regista che 'abita' le città di Dio (favela) e dirige parabole morali sulla cecità spirituale. Meirelles 'immagina' una confessione che cede le armi e avvia un dialogo sulle grandi questioni contemporanee, senza forzare mai la mano.
L'unico accento è l'umanesimo di Francesco davanti ai migranti di cui nessuno sa che fare. Una serie di flashback in bianco e nero ritornano invece sulla giovinezza di Bergoglio, una stagione sfuocata della sua storia, e sul suo ruolo durante la dittatura militare degli anni Settanta. Nessuna immagine invece sul passato del suo confratello tedesco in seno alla gioventù hitleriana, tra reclutamento e diserzione. L'omissione, colmata più impropriamente con una dichiarazione di 'responsabilità' di Ratzinger intorno agli abusi sessuali di padre Marcial Maciel Degollado, sfuma nel silenzio, lasciando allo spettatore l'onere di riempire il vuoto e al film la lacuna incomprensibile. Al di là di tutto quello che passa sotto silenzio, I due Papi è un film che funziona per la finezza dei dialoghi, sovente costellati di humour, e per le performance dei suoi attori. Se il maquillage crea una prodigiosa somiglianza, è l'arte di Anthony Hopkins e Jonathan Pryce ad aggiungere un tocco inusitato ai rispettivi personaggi. Hopkins interpreta con precisione emozionale un ruolo cerebrale, Pryce assume con empatia e semplicità la quota 'simpatia' della coppia. Scambi e repliche appartengono senz'altro al regno della finzione ma ugualmente aderiscono ai personaggi e suonano autentici. I dubbi di due uomini sul peso della loro missione e sulla loro capacità di svolgere un ruolo chiave in un contesto di cambiamento sociale e di rimessa in discussione delle posizioni della Chiesa, acquistano una nuova luce. Girato in décor naturali e riscostruiti, perché il Vaticano non fa entrare nessuno tra le sue mura, il film gioca con gli spazi e coi brani musicali (dagli Abba a Mercedes Sosa, passando per la musica classica tedesca), dimostrando che la lezione sonora e inventiva di Paolo Sorrentino (The Young Pope) non è passata invano. Ma nello sguardo dell'autore brasiliano sedimenta pure la crisi di potere, collettiva e intima, di Habemus Papam. La forza drammatica di un Papa in preda al dubbio è appannaggio questa volta di Anthony Hopkins, che la statura di attore eccezionale predispone all''incarico' e a quella sua forma passiva e ultima di resistenza. Perché I due Papi non è (solo) un film sul Papa, i Papi, la Chiesa e la religione. È soprattutto un film di uomini e sulla difficoltà di essere uomini.
Alla fine è una storia di amicizia. In genere, chi vuole realizzare un bel racconto di un'amicizia sceglie personaggi sconosciuti, vicende minime, scenari quotidiani: perché l'amicizia è il più invisibile degli amori e il rischio di farlo sovrastare da altri sapori è fortissimo. Qui invece accade il miracolo.
Vanno di moda i Papi ultimamente. Al cinema, così come in televisione, pullulano i film e le serie tv nelle quali sono protagonisti. L' appena uscita The New Pope, sequel di The Young Pope, firmata dal premio Oscar Paolo Sorrentino, che vede il ritorno di Jude Law, ne è la riprova. E non è neanche cosa nuova raccontare sul grande schermo i dubbi che attanagliano colui che si affaccia ogni domenica [...] Vai alla recensione »