I due Papi

Un film di Fernando Meirelles. Con Jonathan Pryce, Anthony Hopkins, Juan Minujín, Sidney Cole (II), Thomas D Williams.
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Titolo originale The Two Popes. Biografico, Ratings: Kids+13, durata 125 min. - USA 2019. - Cineteca di Bologna uscita lunedì 2 dicembre 2019. MYMONETRO I due Papi * * 1/2 - - valutazione media: 2,97 su 6 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Il cambiamento per raggiungere la salvezza Valutazione 0 stelle su cinque

di eden artemisio


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martedì 24 dicembre 2019

Come molti altri lavori cinematografici, anche il film “ I Due Papi” di Fernando Meirelles può essere visto e riletto da differenti angolazioni: esercizio che dovrebbe condurre ad una valutazione più equilibrata anche se inevitabilmente soggettiva.
La prima cosa sulla quale quasi ognuno può convenire è che una creazione artistica non ha il dovere di restituire una verità storica. Può bastare un’attendibile verosimiglianza nella rappresentazione dei personaggi e dei temi trattati e in questo film non manca affatto.  La sola fotografia dei due protagonisti consente a chiunque di riconoscere, con immediatezza e stupore, Benedetto XVI e Papa Francesco. Non è, però, questione soltanto di trucco cinematografico. I due straordinari attori hanno affrontato questo difficile ruolo a compimento, ormai consolidato da tempo, della loro maturità artistica. Quel Cardinale aperto di mente e animato da tanto coraggio e speranza sembra veramente Bergoglio; anche se chi recita è Jonathan Pryce (in altri film solitamente utilizzato, con estrema credibilità, nel ruolo del cattivo). E quell’entità quasi totalmente cerebrale, rappresentata da Anthony Hopkins, sembra veramente Ratzinger, anche se, a volte, una certa fisicità viene fuori, come quando Benedetto XVI sostiene alcune sue posizioni con forza, con veemenza. Ma il cinema è anche accentuazione di ruoli e racconto per immagini. E’ allora concessa qualche libera interpretazione.
Personalmente ho ritenuto improbabili, anche se divertenti, alcuni spazi dedicati al tango e alle partite di calcio, tuttavia ho gradito la dose di umorismo che condisce e alleggerisce la tensione del confronto dialettico su temi gravi e di grande rilevanza non solo per la Chiesa.
I piacevoli dettagli, appena ricordati, sarebbero, però, soltanto un elegante arredo e non basterebbero a dare spessore e forza al mito di quest’incontro speciale fra due uomini inequivocabilmente fuori dal comune, ma riportati alla normalità dalla narrativa proposta.
La sostanza e la centralità del film è tutta giocata sul raffinato confronto ideologico tra i due protagonisti. E’ un confronto dialettico che ha per posta in gioco la guida della Chiesa, il destino della religione cattolica. Non sono certo argomenti di poco peso quelli che portano a scegliere tra la conservazione della tradizione e le istanze di cambiamento o che costringono i vertici della Chiesa a confrontarsi con le contraddizioni di un’istituzione ritenuta divina, ma composta e guidata da uomini che possono sbagliare e, a volte, anche delinquere.
Uno dei due interlocutori è già Papa, l’altro lo sarà subito dopo. Due uomini non comuni che stanno vivendo un’esperienza storica quasi unica. Uomini di cultura vastissima.  E proprio sulla cultura riposa specialmente la grandissima autorevolezza di uno dei due, Ratzinger. Ma ambedue supportano le loro tesi senza far ricorso a faticose citazioni dottrinali. Non c’è più tempo per certe cose. Non c’è più tempo non solo perché il linguaggio cinematografico esprime l’immediatezza. Non c’è più tempo perché il mondo è cambiato. Il mondo cambia sempre. Allora anche l’uomo che tanto aveva difeso la conservazione dei valori della tradizione, quasi naturalmente lascerà la porta aperta al cambiamento.
E’ un bel film. Ritengo sia ingeneroso rimproverare gli autori di non aver approfondito alcuni momenti storici o fatti di cronaca particolari, insomma di aver confezionato un prodotto che deresponsabilizza i protagonisti per le loro scelte precedenti. Il film riguarda il confronto dialettico e umano fra due uomini speciali. I processi li fanno i giudici e la storia la scrivono gli storici. Credo che gli spettatori, quando guardano un film, desiderano essere stupiti oppure emozionati. Ormai è difficile che qualcuno riesca ancora a stupirsi. Io mi sono emozionato.

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