| Titolo originale | Doubles vies |
| Titolo internazionale | Non fiction |
| Anno | 2018 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Olivier Assayas |
| Attori | Guillaume Canet, Juliette Binoche, Vincent Macaigne, Nora Hamzawi, Christa Théret Pascal Greggory, Laurent Poitrenaux, Sigrid Bouaziz, Lionel Dray, Nicolas Bouchaud, Antoine Reinartz, Aurelia Petit, Thierry de Peretti, Violaine Gillibert, Jean-Luc Vincent, Laetitia Spigarelli, Stéphane Roger, David Blot, Olivia Ross, Jeanne Candel, Jean-François Auguste, Benjamin Bellecour, Raphaël Neal, Karine Henry, Arnaud Allain, Mathilde Dromard, Pamela Shaik, Fred Lalaurette, Emmanuelle Vergne, Franck Féry, Giulia Camerini, Iara Cernich, Antonin Brehier. |
| Uscita | giovedì 27 dicembre 2018 |
| Tag | Da vedere 2018 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,43 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 20 marzo 2019
Un editore ha dei problemi con l'ultima opera di uno dei suoi scrittori di fiducia. In Italia al Box Office Il gioco delle coppie ha incassato 696 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Alain è un editore inquieto che ama Selena ma la tradisce con la sua assistente, che odia l'ultimo libro di Léonard ma lo pubblica, che ama le vecchie edizioni ma ragiona sull'Espresso Book Machine. Léonard è uno scrittore 'confidenziale' che ama sua moglie ma la tradisce con Selena. Depresso e lunare, scrive da anni lo stesso libro ed è narcisisticamente incompatibile con la sua epoca. Tra loro fa la sponda Selena, attrice di teatro convertita alla serie televisiva. Al seno di una società upgrade e dentro un mondo divenuto virtuale, conversano, mangiano, bevono e fanno (sempre) l'amore.
Vestito da commedia il nuovo film di Olivier Assayas restituisce come un boomerang la sua reputazione di autore intellettuale. A tal punto da invitarci a tavola.
Il gioco delle coppie è letteralmente un simposio di idee, dialoghi e riflessioni ad alto voltaggio. L'attenzione punta ancora una volta sulla modernità (Sils Maria) e un'etnografia di comportamenti di dipendenza che ci legano ai "motori di ricerca" dove sfilano le ultime news del mondo. Su questo punto l'autore esprime una malinconia graffiante ma affatto ostile, dispiegando un doppio movimento quasi contraddittorio.
C'è al principio un adeguamento del suo cinema a tutte quelle forme contemporanee della comunicazione, successivamente, una volta apparecchiata la scenografia, Assayas ricolloca alla giusta distanza i feticci della nostra modernità, aprendo il décor a dialoghi vivi come in uno scambio di tennis, lanciando stoccate qualche volta appassionate, sovente caustiche, contro questa nuova realtà di flussi e di schermi a cui nessuno riesce più a sfuggire.
Ma se in Sils Maria i personaggi si scrivevano per SMS, si parlavano su Skype e appena facevano la conoscenza di qualcuno si lanciavano su un computer per 'googlizzarlo', in Non fiction questa intermediazione permanente di schermi e di reti elettroniche si converte in situazioni conviviali e luoghi rituali (brasserie, bistrot, café, salotti, cucine, camere da letto) che aiutano a vivere e a elaborare i colpi della modernità.
Alla maniera di Marc Augé ("Un etnologo al bistrot"), i protagonisti siedono ai tavolini dei bistrot parigini oscillando tra nostalgia e futuro anteriore. Aggrappati a conversazioni improvvisate e a bicchieri sempre pieni, discutono sulla meccanica del testo. Perché Alain è un editore e Léonard uno scrittore alle prese, ciascuno a suo modo, resistente o bendisposto, con le nuove tecnologie e la loro influenza sulla lettura e la scrittura. Concentrandosi sulle mutazioni forti che continuano a spostare i nostri orizzonti letterari, Il gioco delle coppie fa della virtualità uno strumento romanzesco come il telefono all'inizio del XX secolo, quando il narratore di Marcel Proust temeva che la "signorina del telefono" interrompesse la sua chiamata o quando Jean Cocteau in La voce umana creava una tensione drammatica straordinaria col suo "Ne coupez pas!" in cui c'era tutta la dipendenza della relazione amorosa dal nuovo mezzo di comunicazione che faceva irruzione.
Il gioco delle coppie racconta allo stesso modo un cambiamento d'epoca e di cultura, incrociandolo i cammini di creazione e di vita dei suoi personaggi, e riformula relazioni e sentimenti ai tempi dei social media. In mutazione perpetua la "forma-libro" è al centro di domande profonde e di umori fugaci, al cuore di una commedia rigorosa e di una sofferenza intima che monta al fianco di Alain, a cui Guillaume Canet presta quella sua attitudine a mettersi in pericolo, girando film autobiografici (Piccole bugie tra amici, Rock'n Roll) o cedendo al sogno americano (Blood Ties - La legge del sangue).
A servirgli la replica è il fanciullo eterno e scapigliato di Vincent Macaigne, che ai tempi della 'tirannia dell'intimità' cerca la sua verità in quello che esibisce. Tra loro Juliette Binoche, espressione assoluta di un'arte poliedrica ed esigente a confronto con il sorgere delle nuove star (Sils Maria) e di nuovi ruoli da giocare nell'era digitale (la lettura degli audiobooks). Senza posa Assayas passa da quello che lo tocca direttamente, ripescando qualche volta nei suoi stessi ricordi (Qualcosa nell'aria), a qualcosa che è (più) lontano da lui. E lo fa con una serenità che sconfina nella saggezza ma che lascia planare sul suo film un'inquietudine che afferra stretto lo spettatore. La solitudine fuori dai suoi bistrot è in agguato. Il mondo rassicurante dei libri, che si sciupano e assumono una fisionomia individuale secondo la voracità delle nostre letture, si trasforma, creando nuovi punti di riferimento e perdendo i vecchi. Il film cattura questi cambiamenti senza mai dire "era meglio prima". Si tratta, sfogliando le pagine sciupate o quelle ancora intonse, di vedere passare la malinconia e di rammentarci il fluire del tempo. Un soggetto magnifico e arduo, messo in scena da un autore in stato di grazia.
Deludente , una volta tanto la commedia francese ha fatto cilecca . L'inizio è promettente , spiritoso ed anche interessante per l'argomento trattato , audio libri o carta per leggere un libro . Un busillis che l'editore protaginista cerca di sviscerare con razionalità e senso della realtà . Poi però il film si incarta a raccontare di intrecci amorosi molto poco [...] Vai alla recensione »
I grandi film hanno sempre una doppia natura. Ciascuna autonoma. Per esempio, Il gioco delle coppie può essere serenamente consumato come una commedia intellettuale francese, con un gruppo di attori indiscutibili (Juliette Binoche è ormai tra le grandi interpreti della storia del cinema insieme a Liv Ullmann o Meryl Streep), serviti da una scrittura di spassosa umanità. Poi c'è il secondo film, che per Assayas è sempre una questione di fantasmi. Se nel suo capolavoro Personal Shopper gli spettri si presentano davvero, usando ogni forma di comunicazione digitale (sempre che la protagonista non fosse spettro ella stessa), in altri casi la scomparsa diventa insopportabile, inspiegabile e occulta (Sils Maria); in altri ancora l'immateriale si presenta sotto forma di medium.
E in effetti, il recente cinema di Assayas è una lunga dissertazione filosofica in forma di film sul medium, inteso nella sua ampia accezione - dalla parapsicologia alla tecnologia.
I media ci mettono in contatto con i contenuti. I medium ci mettono in contatto con i fantasmi. Per Assayas, anche la letteratura e il cinema sono fantasmi. E quando il digitale travolge tutto, sottraendo materia alle pagine e lasciando le parole da sole a fluttuare nel virtuale, non si tratta di una semplice rivoluzione tecnica. Ci troviamo di fronte a un sovvertimento del nostro modo di leggere il mondo, non solo i libri.
Scoperto dal grande pubblico nel 2010 con Carlos, biopic sul terrorista venezuelano, amato dai cinefili da sempre, al debutto della sua carriera è stato critico dei Cahiers du Cinéma, Olivier Assayas è un autore fecondo e incontenibile che colleziona progetti. Progetti disparati che condividono negli ultimi anni un medesimo soggetto: le nuove tecnologie. Il cinema di Assayas esprime un'autentica ossessione per la dematerializzazione e per tutti quegli oggetti di cui ci serviamo nel quotidiano per comunicare. Un'ossessione che sviluppa e mette in scena dal 2014 (Personal Shopper) ma che compare già in Demonlover, presentato a Cannes nel 2002 e concentrato sulle rivoluzioni tecnologiche e i nuovi fenomeni culturali. Con Il gioco delle coppie (guarda la video recensione), Olivier Assayas torna sul soggetto prediletto, incarnandolo nei dialoghi dei personaggi, tutti ancorati ad ambienti che evolvono grazie o a causa delle nuove tecnologie.
Attraverso i suoi personaggi, l'autore francese discute sulla possibile fine dei libri di carta a cui fa eco il declino probabile della coppia tradizionale.
L'eBook, al cuore delle discussioni, non è un semplice oggetto impiegato per far avanzare il racconto. Invisibile ma onnipresente attraverso i dibattiti e le repliche è la forza autentica del film. L'energia nuova che ridistribuisce i rapporti delle forze sociali e rimette tutto in discussione, riformulando la vita e il sentimento amoroso. In occasione dell'uscita in sala de Il gioco delle coppie, abbiamo incontrato Olivier Assayas.
In Personal Shopper c'è una scena composta quasi unicamente di SMS ma in Il gioco delle coppie nessuno degli strumenti di cui i personaggi discutono viene mai mostrato...
Questo film mi è capitato in maniera singolare, nel senso che avevo cominciato a scriverlo prima di fare Personal Shopper. Per qualche ragione misteriosa, un giorno mi sono messo a scrivere una serie di dialoghi, volevo provare a girare un film di 'idee', un film dove ci si potesse prendere tutto il tempo di arrivare alla fine di una discussione o almeno di sviluppare un argomento, concedere a questioni contemporanee urgenti uno spazio che il cinema raramente si permette. Non volevo utilizzare le nuove tecnologie nel modo in cui le ho impiegate in Personal Shopper. Quelle tecnologie ci sono ovviamente ma non le mostro, sono oggetto di discussione, di riflessione, di inquietudine e di ottimismo, perché no?
Smartphone, tablet, computer, eBook, espresso book sono oggi al centro delle nostre preoccupazioni, stanno cambiando il nostro mondo. Sono centrali nella nostra vita eppure ho l'impressione che il cinema se ne disinteressi completamente. A me invece interessa capire meglio l'impatto che hanno su di noi. Così mi sono deciso e ho fatto un film di idee. E per fare un film di idee devi per forza scegliere la commedia, altrimenti diventa tutto troppo pesante. Anni fa girai Irma Vep, che era in un certo senso anche quello una commedia di idee. Una commedia sullo stato della cinefilia.
Il gioco delle coppie, titolo italiano erroneamente arrapante del nuovo film di Olivier Assayas, potrebbe sin dalla prima inquadratura deludere il pubblico in cerca di arrapo: infatti l'offerta di sesso è molto scarsa, anzi invisibile, sommersa da una montagna di chiacchiere talmente intelligenti da smorzare qualsiasi libido. Lui già a rimettersi le mutande mostrando un di dietro di solida perfezione: [...] Vai alla recensione »