| Titolo originale | Istanbul Kirmizisi |
| Titolo internazionale | Red Istanbul |
| Anno | 2017 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia, Turchia |
| Durata | 115 minuti |
| Regia di | Ferzan Ozpetek |
| Attori | Halit Ergenç, Tuba Büyüküstün, Nejat Isler, Mehmet Günsür, Çigdem Selisik Onat Serra Yilmaz, Zerrin Tekindor, Serif Sezer, Cemre Ebuzziya, Reha Özcan, Ayten Gökçer, Ipek Bilgin, Selim Bayraktar, Tugrul Çetiner, Gaye Su Akyol, Nergis Öztürk, Yelin Mckay, Riza Kocaoglu, Tayfun Sav, Yunus Albayrak, Nurten Gümüs, Aleyna Gümüs, Havva Gümüs, Adem Gümüs, Ergin Bal, Beyza Baykal, Samet Baran Dülger, Can Deniz Atici, Melissa Lara Clissold, Ozan Erhan Keskin, Yunus Kart, Metin Ozcakir, Alper Cakiroglu, Emre Yusufi, Ali Güçlü Simsek, Görkem Karabudak, Emrah Atay, Elif Sude Konak, Emel Erdem, Huseyin Erisken, Fatma Ayan, Ayse Sebnem Comert. |
| Uscita | giovedì 2 marzo 2017 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,52 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento mercoledì 3 aprile 2019
Un regista di origini turche decide di tornare a casa dopo tanto tempo ma il viaggio gli riserverà non poche sorprese. Il film ha ottenuto 3 candidature ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Rosso Istanbul ha incassato 1,7 milioni di euro .
Rosso Istanbul è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING
e in DVD
e Blu-Ray
Compra subito
|
CONSIGLIATO NÌ
|
Orhan Sahin, uno scrittore che deve la sua fama a una raccolta di favole anatoliche (e che porta il nome del premio Nobel turco Pamuk), torna ad Istanbul dopo vent'anni di esilio autoimposto a Londra. Il suo compito è fare da editor a un celeberrimo regista, Deniz Soysal, che ha scritto un libro in cui sono contenuti ricordi d'infanzia e giovinezza, nonché amori, amici e parenti: questi ultimi ancora vivi e presenti nella Istanbul contemporanea, e pronti a presentarsi al cospetto di Orhan. Soysal invece, dopo un breve contatto iniziale, scompare, come per lasciare il suo posto all'editor venuto dall'Inghilterra. Sahin raccoglierà suo malgrado il testimone del regista entrando nella sua vita e nel suo mondo degli affetti, con un coinvolgimento personale che sorprenderà lui per primo.
Esattamente vent'anni dopo Il bagno turco, anche Ferzan Ozpetek torna nella nativa Turchia per mettere in scena Rosso Istanbul, il romanzo che ha dedicato alla madre, cosa che fa anche con il film tratto da quel romanzo.
La sua storia è piena di madri senza figli, più che di figli senza madri, perché sono i figli ad andarsene lontano seguendo un percorso centrifugo che li allontana dalle loro radici. Rosso Istanbul segue il peregrinare sonnambulo del suo protagonista come quello di Ozpetek, stranieri in una patria che hanno lasciato tanto tempo prima, e i suoi incontri non comportano un contatto fisico, ma sono contatti fugaci con le ombre di un passato che torna a rivisitare il presente. Impossibile non pensare al bel documentario di Grant Gee basato sul romanzo "Il museo dell'innocenza", scritto e interpretato, guarda caso, da Orhan Pamuk.
Ma laddove Istanbul e il Museo dell'innocenza di Pamuk lasciava che a parlare fossero soprattutto le immagini, avvolgendoci visivamente in quel sonnambulismo nostalgico, qui è la parola scritta a prendere il sopravvento, ed è lì che iniziano i problemi: frasi come "Tu potresti essere l'uomo che ho sempre cercato", "Chi guarda troppo il passato non vede il presente", o ancora "Il dolore separa le persone o le unisce per sempre", tolte dalla pagina bianca e messe in bocca a personaggi in carne ed ossa fanno l'effetto di proclami o proverbi invece di scambi verbali autentici, anche perché quasi mai le persone hanno una consapevolezza così eloquente del proprio pensiero. Ozpetek dice del regista Deniz (e probabilmente anche di sé) che ha bisogno di mentire per essere sincero e darebbe la vita per un attimo di verità, ma è proprio la verità a venire spazzata via da questo tipo di conversazioni innaturali.
La scena più bella del film arriva quasi alla fine ed è un poetico scambio fra Orhan e Neval, la migliore amica di Deniz, che ci ricorda i punti di forza del cinema di Ozpetek: la capacità di contrapporre paura e desiderio, e di trovare il punto di rottura nella determinazione di chi ha deciso di non abbandonarsi alla vita e al suo realismo magico. È una scena di immagini e parole sapientemente intessute, che ci sorprende e ci commuove. Ma per gran parte della narrazione Rosso Istanbul sconta un'impostazione rigidamente ancorata al testo scritto, davvero insolita per un regista di solito supremamente visivo come Ozpetek.
La vita che manca nelle interazioni verbali fra i personaggi abbonda invece in quella città della quale vediamo troppo poco, che entra prepotentemente attraverso le finestre con il suo mix di modernità (le luci al neon riflesse sul Bosforo) e arcaismo (la nenia del muezzin, sapientemente mescolata ai suoni della strada da un sound designer, Sertac Muldur, che merita un plauso a parte). Manca anche la tensione politica della Turchia di questi anni, che qui fa semplicemente da sfondo allo sturm und drang dei protagonisti altoborghesi, in modo non dissimile da quello in cui Luca Guadagnino ha confinato i migranti di Lampedusa ai margini dell'inquadratura in A Bigger Splash.
C'è da chiedersi come si viva davvero a Istanbul, quali siano le emozioni, le disgrazie, le feste, gli umori, il sapore del Bosforo in bocca mentre si nuota. C'è da chiederselo seriamente perchè nessuna di queste cose è trasmessa dal nuovo film del pluripremiato Ozpetek, che per vent'anni ci ha regalato emozioni e visioni perfette della felicità [...] Vai alla recensione »
"Beh, in un certo senso, non è autobiografica ogni cosa? Voglio dire, tutti noi guardiamo il mondo attraverso il nostro piccolo buco della serratura, no?". A pronunciare la frase è Jesse Wallace, il protagonista di Before Sunset e della trilogia di Richard Linklater iniziata con Prima dell'alba. Ed è innegabile che ci sia del vero. Raccontare significa quasi sempre introdurre qualche elemento del proprio vissuto; modellare, ripensare, riadattare a piacimento un ricordo, un incontro, un'ispirazione, prima vissuta e poi narrata. Ci sono alcuni casi in cui questo passaggio si fa esplicito, in cui la trasfigurazione attraverso un alter ego o una vicenda simile ma rielaborata dalla fantasia lascia il posto a un viaggio profondamente ed esplicitamente autobiografico. È il caso di Rosso Istanbul, in sala dal 2 marzo, in cui una situazione turbolenta come quella della Turchia, dopo il tentato colpo di stato del 2016, rappresenta l'occasione per un ritorno a casa di Ferzan Ozpetek.
Il regista torna alla Istanbul che aveva lasciato cinematograficamente nel 1997 con Il bagno turco - Hamam, prima, e per alcuni versi irripetibile, indagine del regista nella sessualità fluida di un luogo intimamente misterioso.
Tratto dall'omonimo libro, scritto dallo stesso Ozpetek, Rosso Istanbul è l'occasione per guardare indietro ad altri sguardi rivolti allo specchio e al passato, espressi attraverso la pellicola.
Pretenzioso, barboso dramma, parzialmente autobiografico e interamente incomprensibile, che Ferzan Ozpetek ha girato nell'amata Istanbul. L'editor Orhan è tornato per accelerare la stesura del libro del regista Deniz. Proprio Deniz è il più lesto a mangiare la foglia nel mar Bosforo di chiacchiere. Esclama «Che noia» dopo venti minuti e dopo trenta esce di scena senza rientrarvi.