| Titolo originale | Petit Paysan |
| Titolo internazionale | Bloody Milk |
| Anno | 2017 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Hubert Charuel |
| Attori | Swann Arlaud, Sara Giraudeau, Bouli Lanners, Isabelle Candelier, Valentin Lespinasse Clément Bresson, Marc Barbé, Jean Charuel, India Hair, Julian Janeczko, Franc Bruneau, Jean Chauvelot, Géraldine Martineau, Jean-Paul Charuel, Sylvaine Charuel, Claude Le Pape, Pascal Tréguy. |
| Uscita | giovedì 22 marzo 2018 |
| Tag | Da vedere 2017 |
| Distribuzione | No.Mad Entertainment |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,20 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 26 marzo 2018
Un'epidemia mette a rischio l'azienda agricola di un giovane capace di qualsiasi cosa pur di salvare i suoi animali e il suo lavoro. Patrocinato da Slow Food, il film ha vinto 3 premi César e ha conquistato il Premio Foglia d'Oro a France Odeon. Il film ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards, In Italia al Box Office Petit Paysan - Un eroe singolare ha incassato 36,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Pierre è un produttore di latte trentenne. La sua vita ruota intorno alla sua azienda agricola, la sorella veterinaria e i suoi genitori. Mentre in Francia sta dilagando un'epidemia vaccina, Pierre scopre che uno dei suoi animali è infetto. L'uomo non vuole rassegnarsi a perdere i suoi animali e con loro il suo lavoro. Non ha nient'altro. Dovrà tentare l'impossibile per salvarli e salvarsi.
Hubert Charuel conosce bene la materia che ha deciso di trattare in questo suo primo lungometraggio. La fonte d'ispirazione sono i suoi genitori che hanno messo a disposizione la loro fattoria nei pressi di Reims dove vediamo agire degli attori professionisti e delle persone del posto.
Non è un caso che il film si apra con una scena destinata a sorprendere perché il regista, pur non avendo mai affrontato con i familiari il problema di un'epidemia vaccina, l'ha comunque temuta da bambino e da adolescente. Le mucche insomma hanno 'invaso' la sua vita.
Il cinema francese ha il pregio di tornare periodicamente ad abbandonare le grandi città per raccontarci la vita della provincia e, nello specifico, quella della campagna. Charuel ha lo sguardo del documentarista quando ci mostra la nascita di un vitellino ma sa come passare al thriller (riuscirà il nostro eroe ad evitare l'abbattimento di tutte le sue bestie?) senza dimenticare importanti annotazioni sociologiche. Ci ricorda infatti che se la tecnologia è un valido ausilio al lavoro degli allevatori (anche se non è ancora arrivata a misurare il grado di felicità degli animali) le istituzioni non sono altrettanto attente ai loro bisogni. Chi si trova colpito dalla disgrazia di un'epidemia si vede promettere rimborsi ed incentivi ma nell'attesa (lunga) non sa come tirare avanti. Charuel però non si limita a costruire la tensione su questi elementi. Si prende anche il tempo per descriverci l'amore ma anche la frustrazione che un 'petit paysan' trentenne prova per gli animali e nei confronti della quotidianità.
La sorella di Pierre è la veterinaria della zona e cerca di aiutarlo fin quando può ma la vita con i genitori (in particolare con la madre) è sempre più difficile per un Pierre che ormai vive solo con le sue mucche, si è staccato dagli amici e non è interessato (e forse fa bene) alla fanciulla (fornaia) a cui maman vorrebbe che lui dedicasse un po' di attenzioni. In questo contesto vediamo progressivamente susseguirsi i suoi tentativi di aggiramento degli ostacoli che si scontrano con (questo è un elemento a favore della Sanità francese) dei controlli molto severi.
Difficile non innamorarsi di Petit paysan, vera gemma del cinema d'oltrape presentata quest'anno al Festival di Cannes. Girato nella pittoresca campagna francese, il film debutto di Hubert Charuel narra del tenero amore tra un giovane pastore e le sue mucche da latte, la cui vita è messa a repentaglio da un'epidemia vaccina che si abbatte sulla Francia.
Quanti film noir abbiamo visto in cui a un certo punto ci si trovava a dover occultare un cadavere? Non è difficile ricordare quante e varie fossero le soluzioni al problema. Quando però si deve far sparire una mucca da 700 chili le cose si complicano. Con Petit Paysan (guarda la video recensione) Hubert Charuel dimostra di saper padroneggiare diversi generi (noir compreso) e di avere anche le idee chiare su cosa significhi essere un allevatore. Questa consapevolezza gli ha fruttato tre premi César e non è stato un caso. Perché i suoi genitori sono stati degli allevatori e lui è cresciuto in una fattoria che distava venti chilometri dal paese più vicino. Non solo, a un certo punto ha dovuto fare una pausa negli studi alla Fèmis (prestigiosa scuola di cinema francese) per prendere il posto della madre temporaneamente invalida a causa di un incidente. L'esperienza maturata è stata trasferita nel protagonista del film che si muove come un vero allevatore, a suo agio tra mungiture e stalle.
Quello che però si rivela essere il nucleo centrale della riflessione è un altro. È come se Charuel avesse deciso di trasformare in cinema (quindi avvalendosi della citata competenza in materia di scrittura) l'elaborazione di un trauma infantile.
Tutti ricordano l'epidemia cosiddetta della 'mucca pazza', definizione giornalistica per l'encefalopatia spongiforme bovina che negli anni '90 creò un diffuso allarme sia negli allevatori che nei consumatori. Ebbene l'allora bambino Hubert, mentre con la madre assisteva a un servizio televisivo sull'argomento, la sentì pronunciare la frase: "Se fanno fuori le mie mucche mi suicido". Quella frase, unita a un certo senso di colpa per non aver portato avanti la fattoria e avere scelto il cinema come professione, ha dato origine a questo film che, per completare il quadro, è stato girato proprio nella fattoria, ormai inutilizzata in cui è il regista è cresciuto.
Mentre ci descrive la crisi del protagonista che trasforma il film in un thriller della mente, Charuel ci mostra anche come i controlli si siano fatti, proprio a seguito di quell'epidemia, molto rigorosi ma anche come ci sia la possibilità di aggirarli da parte del singolo che può denunciare la sparizione di un capo per riscuotere l'assicurazione mentre in realtà lo ha macellato di nascosto.
Come in un bellissimo film di qualche anno fa, L'apprenti di Samuel Collardey, Petit paysan racconta il legame spietato, soffocante fra un uomo e la sua fattoria. Pierre, il protagonista, è un allevatore di mucche trentenne, gestisce un'azienda agricola dalle parti di Reims e nella vita, come dice egli stesso, non sa fare altro; vive con le sue mucche, divide con loro lo spazio, il tempo, anche il [...] Vai alla recensione »