Il dubbio - Un caso di coscienza

Film 2017 | Drammatico +13 104 min.

Titolo originaleBedoone Tarikh, Bedoone Emza
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneIran
Durata104 minuti
Regia diVahid Jalilvand
AttoriNavid Mohammadzadeh, Amir Aghaee, Hediyeh Tehrani, Zakieh Behbahani, Saeed Dakh Alireza Ostadi.
Uscitagiovedì 10 maggio 2018
TagDa vedere 2017
Distribuzione102 Distribution
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,24 su -1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Vahid Jalilvand. Un film Da vedere 2017 con Navid Mohammadzadeh, Amir Aghaee, Hediyeh Tehrani, Zakieh Behbahani, Saeed Dakh. Cast completo Titolo originale: Bedoone Tarikh, Bedoone Emza. Genere Drammatico - Iran, 2017, durata 104 minuti. Uscita cinema giovedì 10 maggio 2018 distribuito da 102 Distribution. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,24 su -1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Kaveh Nariman è un medico legale. Un giorno nel suo studio giunge un cadavere che gli è molto familiare. Il film è stato premiato al Festival di Venezia. In Italia al Box Office Il dubbio - Un caso di coscienza ha incassato 20,6 mila euro .

Consigliato sì!
3,24/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,40
PUBBLICO 3,33
CONSIGLIATO SÌ
Un'opera che si interroga su quanto l'occultamento della verità sia un veleno diffuso dagli effetti letali.
Recensione di Giancarlo Zappoli
sabato 2 settembre 2017
Recensione di Giancarlo Zappoli
sabato 2 settembre 2017

Kaveh Nariman è un medico legale che lavora in obitorio. Una sera investe accidentalmente con la sua auto una famiglia che viaggia in moto. Il bambino cade e batte la testa in modo apparentemente privo di conseguenze. A distanza di poche ore arriverà il suo cadavere. La diagnosi dell'autopsia parla di avvelenamento per botulismo ma il medico ha il dubbio che la causa possa addebitarsi all'incidente. Avrà il coraggio di chiarire la situazione?
Vahid Jalilvand cita, a sostegno della sceneggiatura che ha scritto con Ali Zarnegar, un'affermazione dello scrittore svizzero Rolf Dobelli: "I coraggiosi e gli impavidi sono stati uccisi prima che potessero trasferire i loro geni alle generazioni successive. I rimanenti, cioè i codardi e i gentili, sono sopravvissuti. Noi siamo la loro progenie".

È del coraggio delle proprie azioni che questo film ci parla e, in particolare, delle conseguenze che il timore di assumersi delle responsabilità può avere sulle vite altrui.

Al contempo mette a confronto, come accade anche nel più noto cinema di Asghar Farhadi, due diverse classi sociali mettendole a confronto ed indagandone le reazioni di fronte ad eventi che ne mettono in gioco l'esistenza. Kaveh non solo è un medico noto per la sua meticolosità ma è anche sposato con una collega altrettanto scrupolosa. La loro abitazione, in cui hanno appena traslocato e in cui dominano ancora gli scatoloni, denuncia il loro status economico elevato. La famiglia che deve affrontare la morte del bambino vive in condizioni di indigenza che hanno spinto il padre ad acquistare pollame a basso prezzo senza sapere che si trattava di volatili morti per malattia.

La convinzione di essere stato truffato procurando la morte al primogenito non gli dà pace. Così come non dà pace al medico l'idea di aver invece provocato il decesso anche se la causa non appare in maniera del tutto evidente. Con però un elemento che fa la differenza. Mentre il padre agisce spinto dalla disperazione e dal senso di colpa non altrettanto fa il dottor Nariman il quale tace su quanto accaduto e rinvia ciò che dovrebbe invece affrontare a viso aperto. Il film va così oltre il caso specifico per interrogarsi (e interrogarci) su quanto, in ogni società e non solo in quella iraniana, l'occultamento della verità sia un veleno diffuso dagli effetti letali.

VIDEO RECENSIONE
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 5 settembre 2017
mtonino

Uno scrupoloso medico legale lascia il suo ufficio di sera e si appresta a tornare a casa con la sua auto, lungo la strada urta accidentalmente una moto che trasportava un'intera famiglia di quattro persone. Apparentemente stanno tutti bene compreso il piccolo Amir Ali di otto anni che ha battuto la testa. Il dottore, preoccupato e dispiaciuto per l'incidente esorta il capofamiglia ad andare [...] Vai alla recensione »

lunedì 14 maggio 2018
Flyanto

"Il Dubbio - Un Caso di Coscienza" affronta il delicato tema della verità e di quanto questa sia utile o meno essere rivelata. Il protagonista è un medico legale di mezza età il quale una sera investe un ciclomotore con a bordo una famiglia composta da un padre, una  madre, un bambino ed una bimba di pochissimi anni.

lunedì 21 maggio 2018
cardclau

Vediamo la storia "come appare", e come viene percepita: il dr. Nariman (Amir Aghaee) ha un incidente stradale. Di notte, a causa di uno screanzato che gli suona ripetutamente, apparentemente senza motivo, il clackson, si sposta con l'auto e investe una motoretta su cui viaggiava una povera famiglia, padre, madre, un bambino, e una poppante.

martedì 15 maggio 2018
Emanuele 1968

Probabile che sia una storia vera, certo che un medico che gira senza assicurazione? mi pare una barzelletta, penso che abbiano sbagliato tutti in quella vicenda, concordo con la dottoressa che diceva << perche aggiugere dolore al dolore? >> in conclusione alla fine del film il dubbio rimane. voto 4,5

FOCUS
FOCUS
lunedì 14 maggio 2018
Roy Menarini

Il rapporto di noi spettatori occidentali con la cultura iraniana è ondivago. Non conoscendo bene quella realtà, incredibilmente dinamica pur all'interno di forme politiche e sociali conservatrici, non sappiamo mai come rapportarci alle contraddizioni secolari e religiose che vi albergano. Anche i registi iraniani - sia quelli più liberi, sia quelli costretti alla semi-libertà come Jafar Panahi - sembrano interrogare queste insanabili aporie, magari in maniera più "interna" alla nazione ma sempre in grado di farsi portatori di interrogativi universali.

L'equivoco per cui il cinema iraniano è stato una sorta di mera rielaborazione del neorealismo (almeno quello di Kiarostami e della sua generazione), rischiando di non comprenderne la specificità moderna, è stato superato dalla nuova generazione, quella di Asghar Farhadi, che non è stato semplicemente il più distribuito dei cineasti iraniani nel contesto internazionale, ma anche il modello di nuove forme narrative.

Il dubbio - Un caso di coscienza (guarda la video recensione) appartiene chiaramente a questa costellazione cinematografica: il meccanismo è quello di partire da una frattura, un trauma, un problema e di farlo via via crescere sino ad abbracciare questioni morali ben più ampie. Vahid Jalilvand lavora sull'interrogativo etico di un medico, che sospetta di essere la causa della morte di un bambino (in seguito a un incidente), anche se la ragione parrebbe invece da ricercarsi in un avvelenamento da cibo, e in questo caso la responsabilità cadrebbe sul padre, a sua volta incolpevole perché ingannato in una compravendita di polli.

Il medico legale benestante, protagonista del film, non può essere più diverso dalla figura di precario e poveraccio che sbarca il lunario come può, cercando di proteggere la sua famiglia ma trascinandola nel baratro senza volerlo. La disperazione del secondo appare più profonda e urgente dei dubbi morali del primo, che in qualche modo si può permettere il rimorso di coscienza perché protetto dallo status borghese. E la presenza di classi fortemente laicizzate nella società iraniana, pur sotto governi che rispettano la rivoluzione islamica da cui è nato l'Iran contemporaneo, appare come un ingrediente fondamentale delle storie di questo nuovo cinema persiano.

FOCUS
lunedì 7 maggio 2018
Marzia Gandolfi

Tutto comincia con un leggero scarto, una lieve sbandata che 'scontra' accidentalmente due uomini e due mondi. Due mondi impermeabili l'uno all'altro che entrano in collisione generando un dramma che Vahid Jalilvand porta fino in fondo con sguardo da entomologo. In Iran una notte, tentando di evitare un pirata della strada, il dottor Nariman, anatomopatologo scrupoloso, investe una famiglia indigente stipata su uno scooter. Il ragazzino di otto anni accusa un dolore alla testa, Nariman lo ausculta e poi consiglia ai genitori di portarlo in ospedale. Due giorni più tardi il corpo del bambino arriva all'istituto di medicina legale. L'autopsia rileva un'intossicazione alimentare ma Nariman ha un dubbio. Da quel momento un caso di coscienza volge in dramma sociale, confrontando un medico e un padre decisi a indagare ciascuno a suo modo, secondo i propri mezzi, la propria condizione, il proprio ceto su una morte intollerabile.

Scienza o azione, potere o violenza, qualunque cosa per conoscere la verità e rendere giustizia a chi non c'è più. Qualunque cosa per far tacere il tarlo che li divora dentro.

Il bambino è morto in seguito all'incidente provocato (suo malgrado) da Nariman o all'avvelenamento alimentare causato dalla carne avariata comprata a buon mercato da suo padre? Celebre e rispettato l'uno, povero e orgoglioso l'altro, Nariman e Moussa volgono lo sguardo su se stessi, provando a ricostruire la causa del decesso, procedendo ossessivi dentro mondi differenti che testimoniano la realtà iraniana e la capacità di Vahid Jalilvand di registrarne i tormenti intimi. Giovane autore al suo secondo lungometraggio (di finzione), Jalilvand conferma la vitalità del cinema iraniano e la sua vocazione a sondare le anime e i cuori del Paese. Alla maniera di Asghar Farhadi (Una separazione, Il cliente), Jalilvand privilegia i tormenti segreti dei suoi personaggi, rivelatori di quelli collettivi. Il risultato è un teatro intimo che distilla uno sguardo implacabile sulla viltà, il determinismo e la cecità della macchina giudiziaria, tra le altre cose.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 10 maggio 2018
Natalino Bruzzone
Il Secolo XIX

Ogni inquadratura è una scelta morale. Senza coniugare sempre e comunque l'estrema dimensione estetica-filosofica teorizzata dalla nouvelle vague, il cinema iraniano esplora lo scandaglio dell'etica applicata alla sua forma, che trova nel realismo un modello rigoroso di rappresentazione. "Il dubbio. Un caso di coscienza", firmato da Vahid Jalilvand, alla sua opera seconda dopo l'inteso "Un mercoledì [...] Vai alla recensione »

sabato 12 maggio 2018
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Sembra uno dei casi che vengono sottoposti nelle università americane agli studenti del primo corso di Filosofia. Il più famoso è noto come "uccidereste l'uomo grasso?". Ovvero: per salvare da sicura morte i passeggeri di un treno, sacrifichereste un ciccione buttandolo giù da un ponte? (serve che l'uomo sia grasso onde fermare con il suo corpo un carrellino in movimento che farebbe deragliare il convoglio) [...] Vai alla recensione »

giovedì 10 maggio 2018
Maurizio Acerbi
Il Giornale

Un bimbo viene sottoposto ad autopsia per morte sospetta. Il decesso sembra dipendere da avvelenamento da cibo. Il padre, che aveva comprato dei polli a basso prezzo, si sente responsabile. Ma anche il dottor Nariman, che aveva avuto un incidente di auto con la famiglia del defunto (il bimbo picchiò la testa), teme di avergli causato un trauma irreversibile.

giovedì 10 maggio 2018
Maurizio Cabona
Il Messaggero

Una comunità diverge da una società perché l'idea di Dio orienta potere politico ed etica individuale. Altrimenti i "diritti" si ridurrebbero a privilegi. Ecco il contenuto profondo de II dubbio - Un caso di coscienza di Vahid Jalilvand, film iraniano due volte - giustamente - premiato alla Mostra di Venezia (sez. Orizzonti) del 2017. Che Il dubbio esca nei cinema italiani in coincidenza con l'apertura [...] Vai alla recensione »

giovedì 10 maggio 2018
Emiliano Morreale
La Repubblica

I registi iraniani, alcuni decenni fa, avevano scoperto un nuovo modo di fare cinema che fece scuola nel mondo. Abbas Kiarostami e il suo allievo Jafar Panahi, o dall'altro lato Mohsen Makhrnalbaf e la figlia Samira avevano rilanciato un realismo paradocumentario e insieme auto-riflessivo, che metteva in discussione il confine tra realtà e finzione e sotterraneamente lavorava, nelle maglie della censura [...] Vai alla recensione »

NEWS
GUARDA L'INIZIO
venerdì 4 maggio 2018
 

Il dottor Narima, anatomo-patologo, un uomo virtuoso e di solidi principi, ha un incidente con un motociclista e la sua famiglia, in cui ferisce un bambino di otto anni. Si offre di portare il bambino in una clinica vicina, ma il padre rifiuta il suo [...]

VIDEO RECENSIONE
venerdì 20 aprile 2018
 

Medico legale di un obitorio, Kaveh Nariman investe accidentalmente una famiglia in moto. Il bambino che batte la testa pare star bene, ma a distanza di poche ore muore. L'autopsia parla di avvelenamento per botulismo e il padre, truffato nell'acquisto [...]

TRAILER
venerdì 20 aprile 2018
 

Kaveh Nariman è un medico legale che lavora in obitorio. Una sera investe accidentalmente con la sua auto una famiglia che viaggia in moto. Il bambino cade e batte la testa in modo apparentemente privo di conseguenze.

winner
premio orizzonti per la migliore regia
Festival di Venezia
2017
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