| Anno | 2017 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia, Svizzera, Francia |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Leonardo Di Costanzo |
| Attori | Raffaella Giordano, Valentina Vannino, Martina Abbate, Anna Patierno, Marcello Fonte Gianni Vastarella, Flavio Rizzo, Maddalena Stornaiuolo, Riccardo Veno, Emma Ferulano, Flora Faliti, Francesca Zazzera, Maria Noioso, Christian Giroso, Carmine Paternoster, Anna Manzo, Anna Liguori, Sergio Vitolo, Federico Di Costanzo, Giancarlo Savino, Marco Macor, Giuliana Colangelo, Lea Dicursi, Alessandra Esposito, Vittorio Gargiulo, Giovanni Manna, Davide Pagano (II), Valeria Pezza, Anna Salvati, Alessandra Schisa, Thomas Visone. |
| Uscita | giovedì 28 settembre 2017 |
| Tag | Da vedere 2017 |
| Distribuzione | Cinema |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,73 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 31 maggio 2018
Un racconto ambientato nel mondo del volontariato, tra coloro che quotidianamente si trovano a contatto diretto col disagio. Il film ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office L'intrusa ha incassato 210 mila euro .
L'intrusa è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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CONSIGLIATO SÌ
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Napoli ai giorni nostri. Giovanna è una donna che lavora nel sociale e che si deve confrontare quotidianamente con le problematiche sociali della città. Il centro che dirige offre un luogo protetto in cui crescere e giocare dopo le ore di attività scolastica a bambini che potrebbero finire precocemente a far parte della manovalanza camorristica. Un giorno Maria, madre di due bambini, chiede e trova rifugio, con il consenso di Giovanna, in un monolocale che appartiene al centro. La quale però non sa che si tratta della giovane moglie di un boss della camorra ricercato per un efferato omicidio.
Al suo secondo lungometraggio non documentaristico Leonardo Di Costanzo sfata la regola non scritta secondo la quale a un buon film di esordio ne segue un secondo non alla stessa altezza qualitativa.
L'intrusa infatti non solo conferma che Di Costanzo sa come entrare nel vivo dei temi che affronta ma che sa girare anche con modalità di ripresa e con scelte di location non ancorate a presunti stilemi obbligati. Chi ricorda L'intervallo troverà qui la stessa sensibilità autoriale veicolata da riprese e montaggio diversi. Di Costanzo acquisisce la fisicità al contempo controllata ed empatica della danzatrice Raffaella Giordano e le affida il ruolo di Giovanna, una donna che quotidianamente deve sottoporre al banco di prova della realtà e del pre-giudizio le sue scelte che sono dettate dall'esigenza di stare vicina ai più deboli. I quali però a loro volta ritengono di avere acquisito uno status che consente loro di ergersi a giudici.
È ciò che accade quando Maria chiede aiuto portando però addosso il marchio della 'moglie del camorrista'. Non importa che sia bisognosa di un rifugio che le consenta di prendere le distanze da un mondo che l'ha attratta quando era una ragazzina poco più grande di quelli che il centro ospita ogni giorno. Le altre mamme non approvano la sua presenza. All'interno della gabbia triangolare (i cui vertici sono costituiti da Giovanna e collaboratori, da Maria e dai genitori dei bambini che frequentano il centro) si trova Rita. È a lei che va garantito un futuro diverso dal presente che già ha iniziato a segnarla e la fa vergognare di suo padre. È a lei che sua madre guarda cercando di nascondere le lacrime, rivedendo se stessa e cercando, come può e come sa, di proteggerla. È un'impresa ardua che richiede delle scelte anche non facili. Come quelle che debbono compiere le Giovanne e i Giovanni che operano ogni giorno nel sociale con strutture cooperative, sostituendo con umanità, professionalità e passione uno stato latitante.
Di Costanzo rappresenta senza dubbio quella fetta ancora sana del cinema autoriale italiano. Nel suo "far cinema", nulla è surrogato nè banalmente estraniante. Neppure il titolo. Chi è "L'Intrusa"? È il terzo estraneo (una donna con due bambini in questo caso), che si introduce in un ambiente circoscritto, chiuso.
Il cinema italiano diventa sempre più territoriale. Dopo la disseminazione geografica degli anni Novanta - con l'esplosione del cinema napoletano, pugliese, sardo, lombardo - e la costruzione di un cinema d'autore internazionale nel primo decennio dei Duemila e oltre (con Garrone, Guadagnino e Sorrentino, tra gli altri), ecco che il cosiddetto cinema del reale sembra volersi dedicare ai piccoli spazi antropologici, in questo secondo decennio.
L'intrusa di Leonardo Di Costanzo conferma il valore di alcuni - non tutti - dei cineasti che operano in questa definizione di comodo, che tuttavia ospita al suo interno operazioni estetiche molto differenti.
Basta vedere come Jonas Carpignano, in A Ciambra (designato italiano per la corsa alle candidature Oscar) - pur utilizzando persone reali al posto degli attori e luoghi autentici - opti per una scrittura fortissima, quasi scorsesiana, nel costruire il suo romanzo di formazione criminale. Nel caso di Di Costanzo, esclusa la filmografia documentaria, ritroviamo l'attenzione allo spazio della rappresentazione e alla funzione dei luoghi già presente nel precedente L'intervallo. Visto che L'intrusa si svolge principalmente nel cortile che divide i locali scolastici e ricreativi assegnati a un gruppo di volontari, e la casupola di cui prende possesso la moglie di un malvivente approfittando dell'accoglienza dei cooperatori, si è parlato giustamente di un film in unità di luogo, concentrico, capace di narrare una situazione di assedio permanente.
A distanza di mesi dalla prima visione - lo scorso Festival di Cannes, Quinzaine des Réalisateurs - de L'intrusa, secondo lungometraggio di "finzione" di Leonardo Di Costanzo, ancora non se ne va il ricordo degli occhi, e del camminare sola e della compunta fermezza, di Raffaella Giordano, la protagonista. E che forse non ha smesso di guardarci, di camminare, di accogliere senza buonismo né pietismo: [...] Vai alla recensione »