Insyriated

Film 2017 | Drammatico +13 85 min.

Titolo originaleUne famille syrienne
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneBelgio, Francia
Durata85 minuti
Regia diPhilippe Van Leeuw
AttoriHiam Abbass, Diamand Bou Abboud, Juliette Navis, Mohsen Abbas, Moustapha Al Kar .
Uscitagiovedì 22 marzo 2018
TagDa vedere 2017
DistribuzioneMovies Inspired
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,53 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Philippe Van Leeuw. Un film Da vedere 2017 con Hiam Abbass, Diamand Bou Abboud, Juliette Navis, Mohsen Abbas, Moustapha Al Kar. Titolo originale: Une famille syrienne. Genere Drammatico - Belgio, Francia, 2017, durata 85 minuti. Uscita cinema giovedì 22 marzo 2018 distribuito da Movies Inspired. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,53 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un dramma da camera intenso con Hiam Abbass che interpreta una donna intrappolata in un appartamento familiare mentre fuori infuria una guerra sanguinosa. In Italia al Box Office Insyriated ha incassato 45,8 mila euro .

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Consigliato sì!
3,53/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,08
PUBBLICO 3,50
CONSIGLIATO SÌ
Un claustrofobico dramma a porte chiuse che non vacilla mai davanti all'orrore della realtà.
Recensione di Francesca Ferri
venerdì 27 gennaio 2017
Recensione di Francesca Ferri
venerdì 27 gennaio 2017

La guerra in Siria, ma quella vista da dietro le tende sempre chiuse, attraverso le finestre che non si possono mai aprire, attraverso lo sguardo delle donne che combattono in casa quanto gli uomini in città. La guerra in Siria è quella che costringe una famiglia qualsiasi in un giorno qualsiasi a nascondersi nella propria casa e a sperare di vivere anche quando la morte sembra a ogni bombardamento più vicina. Con coraggio e determinazione Oum Yazan (Hiam Abbass) difende il proprio nido, raccogliendo attorno a sé i suoi figli, suo padre anziano, la domestica e i vicini, giovani sposi con un neonato, che invece pianificano la fuga in Libano. Divisa tra partire e restare, la famiglia è costretta ad affrontare giorno per giorno la fame, la paura, l'angoscia nel silenzio di un segreto che non deve essere rivelato, nel timore di scoprire che il mondo non sarà più lo stesso.

Philippe Van Leeuw, direttore della fotografia belga, diventa per la seconda volta regista per filmare la Siria con la stessa urgenza che aveva mostrato in Le jour où Dieu est parti en voyage (2009), storia di una donna tutsi durante il genocidio del 1994.

Per la seconda volta Van Leeuw racconta la grande storia attraverso le storie per rispondere, forse, a quella domanda che sorge di fronte ai rifugiati, agli sbarchi nel Mediterraneo, ai tragici telegiornali: da cosa fuggono? È nelle quotidiane angosce, nelle conversazioni a letto, nell'intimo delle vite dei civili, che il regista va a cercare la risposta per un claustrofobico dramma a porte chiuse. Primi piani e sequenze lente scandiscono il racconto della guerra racchiuso in sole ventiquattro ore tra le mura di una casa in stato d'assedio permanente.

Se le prime immagini del cortile del palazzo ridotto in macerie chiariscono subito l'intenzione di realismo del regista, il primo piano sull'anziano dallo sguardo stanco, affacciato alla finestra, avvia la rappresentazione della guerra che si combatte ogni giorno in casa. "Lascia il mondo fuori, non vale più niente", consiglia il padre rassegnato alla figlia, mentre si sente l'eco delle bombe vicine, sempre più vicine. Da casa non è possibile uscire, a meno che non si voglia rischiare la morte. Damasco è irriconoscibile da dietro le pesanti tende color senape del salone.

Van Leeuw sfoglia l'intera gamma dei sentimenti per esplorare l'essere umano nella banalità del quotidiano in cui lo spettatore si immedesima finché non scoppia una bomba. Tutti allora si riparano in cucina, un rifugio nel rifugio che è piuttosto una prigionia. "Insyriated", infatti, era all'origine il titolo del film che vuole giocare sul significato della parola inglese, "reclusi in Siria".

Se la casa, tuttavia, rimane l'unica ancora di salvezza, basta un'incursione di militari a trasformarla in un palcoscenico di violenza e umiliazione che Halima (Diamand Bou Abboud, emergente attrice libanese) è costretta a subire per proteggere la famiglia. Perché la guerra è anche quella che, senza pietà, si combatte sul corpo delle donne e che, senza pietà, il regista ci mostra. Come le donne, i loro corpi, le loro vite, così la casa porta i segni dell'orrore che ha cambiato irreparabilmente l'ordine delle cose. La telecamera, così, indugia sugli argenti di un'altra epoca, sulla grande sala da pranzo, sulle sedie intarsiate in legno. L'arredo elegante di una casa borghese di Damasco diventa quasi una scenografia teatrale a testimonianza di una felicità perduta. "La guerra finirà presto e saremo di nuovo tutti in pace", Oum Yazan rassicura suo figlio ma non lo spettatore.

Van Leeuw dimostra, dunque, di saper condurre abilmente il gioco di questa messa in scena dai toni cupi, senza mai vacillare davanti all'orrore della realtà né mai compiacersi nel decorare la finzione. D'altronde, dalla malinconia del nonno all'energia della figlia, tutti in famiglia riescono a trovare un modo per non sentire il rumore assordante delle bombe e continuare a vivere. Tutti risplendono di verità.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 4 aprile 2018
vanessa zarastro

La grande protagonista di “Une famille syrienne” (il titolo originale)è la paura, mentre la guerra siriana tra forze armate governative e ribelli, costituisce lo scenario del film. A Damasco, sul palcoscenico di una casa vissuta come un bunker, c’è rimasta una sola famiglia che sopravvive reclusa al II piano: il nonno con la nuora Oum Yazzan (Hiam Abbass), tre nipoti [...] Vai alla recensione »

giovedì 29 marzo 2018
angelo umana

 Un vecchio guarda sconsolato quel che succede fuori tra le tende socchiuse delle finestre, spari di cecchini, gente che fugge, rumore di bombe e di elicotteri, è guerra tra più fazioni ostili. Il soggiorno dove se ne sta ha librerie piene di libri e si può pensare al contrasto tra la guerra e i libri; e fuma, continuamente fuma, e piange, probabilmente al vedere com'è [...] Vai alla recensione »

domenica 25 marzo 2018
toni mais

ricordo un racconto di mia madre quando, sul finire della guerra, Roma era una "città aperta " : i tedeschi, all'uscita di una scuola, facevano una retata degli studenti. Con il calcio dei fucili costringevano quei poveri ragazzi a salire su di un camion . Le madri, mia madre assistevano a quello spettacolo senza allontanarsi, cercando di rendersi utili : raccoglievano i bigliettini [...] Vai alla recensione »

domenica 25 marzo 2018
cardclau

La guerra, nel suo intenso godimento per la distruzione, ovviamente degli altri, e possibilmente in casa degli altri, deve aver sempre affascinato una fetta consistente dell'essere umano, del nostro mondo "civile". Le culture che non l'hanno eretta a sistema di vita, sono state oculatamente massacrate, e fatte sparire, per non disturbarne la serena visione, evocando a posteriori tutta [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 22 marzo 2018
Emiliano Morreale
La Repubblica

Una famiglia bloccata in un appartamento a Damasco. Fuori c'è la guerra, si sentono le bombe, i cecchini sono appostati, nell'edificio non è rimasto nessuno. Ma la capofamiglia non vuole andare via dalla sua casa, e insieme a lei ci sono il nonno, la domestica, le due figlie (con il fidanzato di una di loro) e una coppia di vicini con un neonato, che stanno per partire.

sabato 24 marzo 2018
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Barricati nell'appartamento, con le assi di legno a bloccare la porta. Al massimo si sbircia dalle tende marroncine, non si esce neppure se vedi qualcuno che conosci colpito da un cecchino (succede, se arrischi il naso fuori anche solo per attraversare il cortile del palazzo ridotto in macerie). Siamo a Damasco, ma potrebbe essere qualsiasi altro luogo dove la guerra non risparmia i civili.

venerdì 23 marzo 2018
Alessandra De Luca
Avvenire

Ventiquattro ore nella vita della siriana Oum Yazan, barricata nella sua casa di Damasco insieme alla famiglia, mentre la città è sotto assedio. Ma le bombe minacciano di distruggere l'edificio, i cecchini trasformano i cortili in campi di battaglia e i ladri fanno irruzione negli appartamenti per saccheggiare e struprare. Il claustrofobico dramma del belga Van Leeuw sceglie di non mostrare alcuna [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 marzo 2018
Francesco Alò
Il Messaggero

Nove persone asserragliate in un appartamento di Damasco. Al centro lei: la matriarca Oum (Hiam Abbass). Suo marito fa il dottore ma è fuori casa. I cecchini invece stanno a pochi metri dalla porta. La figlia usa l'acqua per depilarsi le gambe (una frivolezza non concepibile in tempi di guerra) mentre gli altri ospiti di queste quattro mura li dovrete scoprire voi perché Insyriated dell'esperto direttore [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 marzo 2018
Massimo Bertarelli
Il Giornale

C'è da scommetterci: alla cassa non ci sarà la fila. Un dramma diretto da un semisconosciuto regista, che parla di guerra senza mostrare scontri e sparatorie, è molto difficile che acchiappi. Eppure questo dramma, ambientato in un appartamento di Damasco sotto l'infuriare della guerra, ha un suo angoscioso fascino. Protagonista la sfiorita, ma ancora bellissima israeliana Hiam Abbas, quella del magnifico [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 marzo 2018
Silvana Silvestri
Il Manifesto

Tutto ambientato in un appartamento nella Damasco assediata, è un film indirizzato al pubblico che vive lontano dai fuochi della guerra, pur con l'assuefazione dei reportage televisivi. In quella casa borghese, dove il numeroso nucleo familiare cerca di mantenere un ordinato tenore di vita, sorvegliato dalla padrona di casa a dispetto della mancanza di acqua e dalla polvere che invade tutto, ci si [...] Vai alla recensione »

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