Corporate

Film 2017 | Drammatico +13 95 min.

Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneFrancia
Durata95 minuti
Regia diNicolas Silhol
AttoriCéline Sallette, Lambert Wilson, Yun Lai, Stéphane De Groodt, Violaine Fumeau Séverine Warneys, Hyam Zaytoun, Antoine Levannier, Nathalie Sportiello.
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Nicolas Silhol. Un film con Céline Sallette, Lambert Wilson, Yun Lai, Stéphane De Groodt, Violaine Fumeau. Cast completo Genere Drammatico - Francia, 2017, durata 95 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Il suicidio di un impiegato costringe la responsabile delle risorse umane di una grande azienda a rimettere tutto in discussione, anche se stessa.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un (ennesimo) atto d'accusa contro la gestione delle risorse umane nelle grandi imprese.
Recensione di Andrea Fornasiero
domenica 19 marzo 2017
Recensione di Andrea Fornasiero
domenica 19 marzo 2017

Un impiegato, Didier Dalmat, si suicida sul posto di lavoro e fa in modo di farlo a pochi passi dall'ufficio della responsabile delle risorse umane che si occupava di lui: Emilie Tesson-Hansen. La donna poco prima, pressata da Didier nel garage dell'edificio, gli aveva detto esasperata che avrebbe dovuto capire una semplice verità: l'azienda lo voleva far fuori. Il suicidio la tocca dunque da vicino e la porta a riflettere molto criticamente sulle pratiche che ha appreso dal suo superiore. Alle riunioni con le organizzazioni sindacali viene inoltre estromessa e inizia a sentirsi come una sorta di capro espiatorio. Situazione che peggiora ulteriormente quando l'ispettrice del lavoro Marie Borrel concentra la propria indagine su di lei.

La coscienza ai tempi delle risorse umane è un lusso pericoloso e in Corporate il conflitto interiore, tra il desiderio di successo e la propria morale, viene portato alle estreme conseguenze.


L'approccio è dunque chiaramente militante, assai più che in Toni Erdmann per esempio, ma il tema non è certo nuovo al cinema e anche se va riconosciuto l'aggiornamento alle tecniche più subdole e moderne messe in campo dalle imprese sia mirabile. Il regista esordiente Nicolas Silhol, che per realizzare il film si è avvalso anche del crowdfunding, è sicuramente lucido nel raccontare un mondo dalla logica perversa, dove vanno fatte quadrare le questioni di immagine e i rapporti tra sindacati e azienda con l'ottimizzazione delle risorse. Uno snellimento della mano d'opera che in questo caso, per quanto la prospettiva della dirigente delle risorse umane permetta di capire, non è volto a risolvere una crisi e nemmeno a ottimizzare i profitti, se non in seconda istanza. L'esubero sembra essere ormai un traguardo in se stesso, con il quale i dirigenti possono vantare il risultato concreto di aver eliminato posti di lavoro e solidificare la propria posizione in azienda.
Il tutto però solo in privato, in riunioni esclusive, magari in ritiri aziendali, perché altrove parole come licenziamento ed esubero sono bandite e si pratica invece a una sorta di tecnica del bastone e della carota. Da una parte il mobbing e dall'altra il miraggio di una ricollocazione proposta, con l'accuratezza di un cecchino, a soggetti che non in grado di accettarla, perché per esempio non possono trasferirsi in una sede distante dovendo accudire i genitori.
La protagonista ha inoltre una famiglia e un marito in cerca di lavoro, che cerca di preparare ad affrontare i colloqui, arte in cui lei è maestra. La scarsa fiducia che sente nella propria professione le rende però progressivamente più difficile anche questo supporto al marito, tanto che avrà più facilità a confrontarsi con quella che dovrebbe essere la sua nemesi, ossia l'ispettrice del lavoro. Quest'ultima, per quanto possa apparire a tratti amichevole, è però a sua volta soggetta a una burocrazia che preferisce risultati svelti a più lunghe e approfondite indagini, che rischiano di pestare troppi piedi.
Il principale pregio del film è nel restituire, con una buona e altrove rara capacità di sintesi, la complessità reale del mondo del lavoro, il senso di soffocamento e il prezzo della ribellione al sistema. La riuscita dell'operazione è determinata in larga parte dagli attori: Céline Sallette, già vista in Un sapore di ruggine e ossa e nella serie tv Les Revenants interpreta la protagonista e i suoi dubbi, mentre il suo capo vive della perfidia e dell'inscalfibile eleganza che gli infonde Lambert Wilson. La messa in scena è però seccamente realistica e manca di uno stile più personale che avrebbe potuto elevare il materiale oltre il suo principale limite: quello di essere un pamphlet ben condotto e pure condivisibile ma in fondo in larga parte risaputo.

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