| Anno | 2016 |
| Genere | Commedia, Drammatico |
| Produzione | Italia, Francia, Spagna, USA |
| Regia di | Paolo Sorrentino |
| Attori | Jude Law, Diane Keaton, Silvio Orlando, Scott Shepherd (II), Cécile De France Javier Cámara, Ludivine Sagnier, James Cromwell, Guy Boyd, André Gregory, Sebastian Roché, Marcello Romolo, Ignazio Oliva, Vladimir Bibic, Nadie Kammalaweera, Daniel Vivian, Toni Bertorelli, Armando Pizzuti, Allison Case, Biagio Forestieri, Giuseppe Panebianco, Maurizio Lombardi, Lino Musella, Massimiliano Rossi, Francesca Cutolo. |
| Tag | Da vedere 2016 |
| MYmonetro | 3,95 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 2 ottobre 2024
Il regista premio Oscar Paolo Sorrentino esordisce alla regia di una serie televisiva in otto puntate incentrata sulla storia di un papa. La serie ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, 1 candidatura a CDG Awards,
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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La vicenda di Lenny Belardo, salito al soglio pontificio con il nome di Pio XIII, primo papa americano della storia. La sua elezione sembra utilissima per avviare un'efficace strategia mediatica. Ma non è così facile piegarlo, né ai voleri della Curia né di chiunque tenti di manipolarlo.
I primi due episodi della serie (che ne prevede dieci) offrono già la possibilità di riflettere sul complesso di un'opera che si prefigura, se manterrà le promesse ma non c'è motivo di dubitarne, come uno dei vertici della filmografia sorrentiniana. Innanzitutto perché la misura ampia di scrittura che la serialità consente fa sì che lo sceneggiatore Sorrentino sembri aver trovato lo spazio ideale in cui dispiegare la propria visionarietà ma anche la ricchezza quasi inesauribile di occasioni di riflessione che la durata di un film, per quanto ampia, non consente. Quasi a contraddire quanto appena scritto (ma la contraddittorietà produttiva di senso è al centro del comportamento di Lenny/Pio XIII), la materia che viene sviluppata viene sintetizzata così da Sorrentino: "I segni evidenti dell'esistenza di Dio. I segni evidenti dell'assenza di Dio. Come si cerca la fede e come si perde la fede. La grandezza della Santità, così grande da ritenerla insopportabile".
È ovviamente uno sguardo laico quello che ci viene proposto ma profondamente intriso
di sapere sia sul piano teologico che su quello delle dinamiche interne alla curia. Se
Moretti ci aveva proposto un pontefice che sentiva come troppo gravoso il peso dell'incarico conferitogli, Sorrentino ce ne propone uno che, come ci suggerisce la prima inquadratura (grazie anche a un sempre più intenso Luca Bigazzi), tenta di emergere da un'infanzia che ancora lo segna profondamente tanto da spingerlo a individuare nella suora che lo accolse in passato un sostituto ancora valido della figura materna. Il Santo Padre ha ancora un assoluto bisogno per sé di un padre con entrambe le iniziali (maiuscola, nei cieli e minuscola sulla Terra). La sua ironia, la sua apparente determinazione, il suo atteggiamento, a tratti sprezzante e a tratti disponibile all'ascolto, hanno un pensiero alla loro base: "Dio è come l'uomo: non cambia". Frase che può essere interpretata sia su un piano di pessimismo cosmico sia su quello di una certezza, di una pietra angolare su cui edificare un'idea di Chiesa.
Sorrentino, come il suo papa interpretato con grande aderenza da Jude Law, è abilissimo nello spiazzare lo spettatore quando sembra spingere sul pedale della satira anticlericale ritraendosi però al momento giusto per suggerire la possibilità (mai ovviamente la certezza) di un 'oltre' che vada al di là degli intrighi e della pochezza di uomini che vorrebbero essere di Dio. In fondo Pio XIII non è così lontano da chi lo ha creato: entrambi amano la ritualità perché offre loro innumerevoli possibilità di sconvolgimento concettualmente che per Sorrentino, anche quando pensa al
cosiddetto piccolo schermo, è sempre e comunque Cinema.
The Young Pope racconta l'inizio del controverso pontificato di Pio XIII, al secolo Lenny Belardo (Jude Law), un personaggio complesso e contraddittorio, così conservatore nelle sue scelte da rasentare l'oscurantismo ma allo stesso tempo straordinariamente pieno di compassione per poveri e i deboli. Un uomo di potere, che caparbiamente resiste a coloro che corteggiano il Vaticano, noncurante delle implicazioni derivanti dalla propria autorità. Nel corso della serie, Belardo si troverà a confrontarsi con l'abbandono degli affetti personali e con la costante paura di essere abbandonato anche dal suo Dio. Egli è tuttavia un uomo che non ha paura di farsi carico della millenaria missione di difendere proprio quello stesso Dio e il mondo che Lo rappresenta.
Parlando della serie, Paolo Sorrentino ha affermato: "I segni evidenti dell'esistenza di Dio. I segni evidenti dell'assenza di Dio. Come si cerca la fede e come si perde la fede. La grandezza della santità, così grande da ritenerla insopportabile. Quando si combattono le tentazioni e quando non si può fare altro che cedervi. Il duello interiore tra le alte responsabilità del capo della Chiesa Cattolica e le miserie del semplice uomo che il destino (o lo Spirito Santo) ha voluto come Pontefice. Infine, come si gestisce e si manipola quotidianamente il potere in uno Stato che ha come dogma e come imperativo morale la rinuncia al potere e l'amore disinteressato verso il prossimo. Di tutto questo parla The Young Pope".
Dice bene Giancarlo Zappoli nella recensione su MyMovies, Paolo Sorrentino ha trovato (diversamente da Zappoli io non utilizzo il dubitativo)"lo spazio ideale in cui dispiegare la propria visionarietà ma anche la ricchezza quasi inesauribile di occasioni di riflessione". The Young Pope è davvero un'opera perfetta. Difficile trovare un difetto, una battuta fuori posto, un'inquadratura stonata che pure, [...] Vai alla recensione »
Una lettura retrospettiva di The Young Pope di Paolo Sorrentino, le due puntate pilota della serie, di dieci, presentate alla Mostra del Cinema di Venezia (che sarà trasmessa in Italia su Sky Atlantic), che ha sollevato la legittima reazione polemica, la solita dialettica dovuta. Sta nelle cose, sta nelle opere, sta nel festival.
Lenny Belardo, è il primo americano a diventare papa, interpretato da Jude Law, col nome Pio XIII. È un pontefice trasgressivo, dice "cose di sinistra e subito dopo cose di destra".
È progressista e conservatore. Sembra di sentir parlare i politici italiani, degli opposti schieramenti, nei talk. Per inciso: esprime concetti distanti anni luce dal papa-vero Francesco. Ma dico che è giusto, anzi, sacrosanto, così. Perché il cinema ha tutti i diritti e tutte le licenze, non ha il dovere della verità e neppure della verosimiglianza. Questa è una responsabilità che spetta alla scrittura, la sorella maggiore e nobile, quella vera naturalmente, che deve essere univoca. Il cinema può commettere errori, vive anche senza verità, ti chiede minore applicazione e anche per questo è... più divertente. È un concetto che mi appartiene da tempo, con tanto di prove che non sono solo indiziarie.