Le ultime cose

Film 2016 | Drammatico, +13 85 min.

Regia di Irene Dionisio. Un film Da vedere 2016 con Fabrizio Falco, Roberto De Francesco, Christina Rosamilia, Alfonso Santagata. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, Francia, Svizzera, 2016, durata 85 minuti. Uscita cinema giovedì 29 settembre 2016 distribuito da Cinecittà Luce. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,26 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 2 aprile 2021

Tre semplici storie si intrecciano ai giorni nostri al Banco dei Pegni di Torino, sulla sottile linea del debito morale alla ricerca del proprio riscatto. Il film ha ottenuto 1 candidatura a David di Donatello,

Consigliato sì!
3,26/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 2,80
PUBBLICO 3,48
CONSIGLIATO SÌ
Con grande economia di mezzi e di immagini, Dionisio confeziona un film neo-neorealista che racconta la struttura a matrioska della nuova povertà.
Recensione di Paola Casella
Recensione di Paola Casella

Stefano, un giovane perito, viene assunto dal banco dei pegni per attribuire un prezzo ai beni che la gente non può più permettersi. Il suo capo, Sergio, è un cinico burocrate che gestisce il traffico delle aste attraverso le quali vengono rivenduti gli oggetti impegnati che i proprietari non hanno più potuto riscattare. Michele è un anziano pensionato che non arriva a fine mese e che, per aiutare la famiglia, accetta di dare una mano ad Angelo, uno dei tanti loschi figuri che si aggirano intorno al banco dei pegni per lucrare sulle sventure altrui, dando vita (si fa per dire) a quel mercato nero e a quel sottobosco di malaffare creato dal bisogno. Sandra è una trans costretta ad impegnare una pelliccia per sopravvivere in un mondo che rifiuta la sua nuova identità.
Le ultime cose, lungometraggio di esordio di Irene Dionisio, è un excursus nei gironi infernali del debito ingenerato da anni di crisi economica, e un viaggio lungo quella spirale al ribasso che si sta mangiando la dignità di molti italiani. Con grande economia di mezzi e di immagini, Dionisio racconta la struttura a matrioska della nuova povertà e il sistema di scatole cinesi in cui la maggior parte di noi oggi è rinchiusa, spesso contestualmente vittima e carnefice. Un sistema che la regista riproduce visivamente con inquadrature a cornici concentriche e una scenografia (di Giorgio Barullo) che alterna luoghi asettici e senz'anima a squallidi locali di contrattazione, entrambi immersi in una luce livida che ne accentua il look da obitorio. E le musiche (di Matteo Marini, Gabriele Concas e Peter Anthony Truffa, alias Sweet Life Factory) sottolineano senza invadere la scena la progressione funerea della storia.
Ai pochi facoltosi che affollano le aste, intenzionati ad aumentare il divario economico fra se stessi e il resto della società, corrispondono i molti costretti a vendere le proprie "ultime cose", vestigia di un benessere scomparso e di un'identità sociale tramontata. Una sfilata di morituri in procinto di impegnare il proprio corpo, o anche "solo" la propria anima, non più in grado di attribuire valore alla propria esistenza nella costante percezione di non "dover essere qui", e vulnerabili alla ferita letale dell'umiliazione. Una vetrina di beni non riscattabili, come l'onore, o il rispetto di sé, in un universo grottesco dove il confine fra debito e usura è sempre più labile, sempre più esempio di quell'economia di scala di cui banche, monti dei pegni e strozzini sono i gradini in discesa.
Sergio, il burocrate 50enne (interpretato da Roberto De Francesco con lo sguardo gelido del coccodrillo predatore), e la solerte e soave dirigente del banco dei pegni, agghiacciante nella sua serena efficienza impiegatizia, rappresentano quella parte d'Italia che ha saputo (e voluto) trarre profitto dal tracollo economico dei più. Stefano, Sandra, Michele invece sono la moltitudine di giovani, vecchi e donne sole (spesso con figli a carico) sacrificati ad una recessione che ha assunto proporzioni postbelliche.
È dunque un neo-neorealismo quello di Irene Dionisio, che porta dentro l'eredità dei De Sica e dei Rossellini, ma anche il passaggio che il neorealismo italiano ha compiuto attraverso cinematografie più recenti come quella rumena: a riprova che il racconto di ordinari squallori e di odissee burocratiche che sembrava non riguardarci oggi ci appartiene, cinematograficamente come esistenzialmente. Dionisio ne racconta il quieto strazio con pudore e ciglio asciutto, circoscrivendone nitidamente gli spazi, affrontando tematiche scomode senza concessioni al gusto del pubblico, talvolta attraverso lo sguardo asettico di quelle videocamere che raccolgono acriticamente i passaggi della nostra esistenza quotidiana e se ne interessano solo se testimoniano un crimine compiuto, mai un crimine subìto. La sua regia limpida è una prova di coraggio, va dritta al cuore del problema e di quel pubblico che la saprà seguire, come merita.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 5 ottobre 2016
Flyanto

"Le Ultime Cose", ovvero gli ultimi oggetti di valore che alcune persone indigenti lasciano al banco dei pegni con la speranza di poterle riscattare in un giorno futuro costituiscono, in pratica, la trama della suddetta pellicola. Ambientata nella città di Torino, appunto presso un banco dei pegni, si intrecciano tre storie parallele: vi è il nuovo impiegato del banco, ingenuo, ancora idealista e [...] Vai alla recensione »

Frasi
"A questa pelliccia manca un bottone: passa al secondo giro…"
Una frase di Stefano (Fabrizio Falco)
dal film Le ultime cose - a cura di Sandra G.
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Un giovane inesperto, entrato in una grande organizzazione, subisce l'inevitabile apprendistato. Deve imparare il mestiere, destreggiarsi in un ambiente infido, leggere tra le righe, valutare al primo sguardo le persone che incontra cogliendo al volo rischi e opportunità. Ma soprattutto decidere da che parte stare perché quell'organizzazione non è la mafia o la Cia ma più modestamente - più concretamente [...] Vai alla recensione »

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