La pelle dell'orso

Film 2016 | Commedia, +13 92 min.

Anno2016
GenereCommedia,
ProduzioneItalia
Durata92 minuti
Regia diMarco Segato
AttoriMarco Paolini, Leonardo Mason, Lucia Mascino, Paolo Pierobon, Maria Paiato Mirko Artuso, Valerio Mazzuccato, Sergio Bonometti, Silvio Comis, Stefano Scandaletti, Massimo Totola.
Uscitagiovedì 3 novembre 2016
TagDa vedere 2016
DistribuzioneParthénos
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,33 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Marco Segato. Un film Da vedere 2016 con Marco Paolini, Leonardo Mason, Lucia Mascino, Paolo Pierobon, Maria Paiato. Cast completo Genere Commedia, - Italia, 2016, durata 92 minuti. Uscita cinema giovedì 3 novembre 2016 distribuito da Parthénos. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,33 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 7 novembre 2017

Il racconto segue la storia di Domenico e di suo padre Pietro che, per sbarcare il lunario, accetta una pericolosa scommessa con il suo datore di lavoro. Il film ha ottenuto 1 candidatura a David di Donatello, In Italia al Box Office La pelle dell'orso ha incassato 88,8 mila euro .

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Consigliato sì!
3,33/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA
PUBBLICO 3,16
CONSIGLIATO SÌ
Un film solido e coeso che riesce a raccontate con nitore e parsimonia il passaggio di potere e competenze che deve avvenire fra un padre e un figlio.
Recensione di Paola Casella
venerdì 28 ottobre 2016
Recensione di Paola Casella
venerdì 28 ottobre 2016

Anni Cinquanta. Domenico ha 14 anni e vive da solo con il padre Pietro da quando la madre è morta in circostanze misteriose. Pietro, uscito di galera, è il bersaglio della piccola comunità montana che lo considera "una bestia". Quando in paese si ripresenta el Diàol, il diavolo, un orso che ha già mietuto vittime in passato, Pietro intuisce la possibilità del suo riscatto: dunque scommette con il padrone della cava di pietra locale, Crepaz, che ucciderà l'orso. Se riuscirà nell'impresa guadagnerà una somma enorme per l'epoca e la zona. Se invece fallirà, regalerà un anno del suo lavoro di spaccapietre a Crepaz. Anche per Domenico la caccia all'orso è un'occasione: per riavvicinarsi al padre, mettere alla prova la propria abilità con il fucile, e dimostrare che non è un bocia, ma un giovane uomo pronto ad affacciarsi alla vita adulta.
Marco Segato, autore di documentari e regista teatrale formatosi all'Università di Padova e alla factory delle Scuole Civiche di Cinema di Milano, debutta al lungometraggio con una storia narrata in purezza, tratta dal romanzo di formazione "La pelle dell'orso" di Matteo Righetto. E fa una serie di scelte di grande saggezza e umiltà: scrive la sceneggiatura insieme a Marco Paolini, protagonista del film nei panni di Pietro (e soggetto di alcune regie teatrali di Segato), ed Enzo Monteleone; sceglie come direttrice della fotografia Daria D'Antonio, eccezionale nel far emergere le figure dal buio e nel dosare il fuoco fra primo piano e sfondo; affida i ruoli principali a Paolini e al giovanissimo ma efficace Leonardo Mason, e affianca loro un cast di interpreti di spessore, da Lucia Mascino a Paolo Pierobon a Maria Paiato; abbina al montaggio il "veterano" Paolo Cottignola (David di Donatello per Il mestiere delle armi) e la pluripremiata Esmeralda Calabria; infine costruisce un manto sonoro che riequilibra silenzi della montagna e dialoghi limati all'osso con le musiche di Andrea Felli (il suono è di Remo Ugolinelli e Alessandro Palmerini).
Vale la pena fare tanti nomi perché La pelle dell'orso è un lavoro di squadra capitanato con mano salda da un regista tanto abile nel delegare alle eccellenze quanto nel dare loro la linea da seguire: il risultato è un film solido e coeso che riesce a raccontate con nitore e parsimonia il passaggio di potere e competenze che deve avvenire fra un padre e un figlio, costruito attraverso reciproci appostamenti che occasionalmente coinvolgono anche un orso (assai ben filmato), funzionale alla formazione di un uomo, o forse anche di due.
La durezza dei personaggi e dei paesaggi è ben servita da una regia che rifiuta la spettacolarizzazione senza per questo rinunciare all'accessibilità narrativa, e i volti intagliati nel legno dei protagonisti contribuiscono al racconto più delle loro parole scarne e schive. A poco a poco ognuno svelerà i propri segreti, con pudore e sollievo: perché i macigni sulla coscienza non si spaccano con la vanga, ma con la capacità di ascolto.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 5 novembre 2016
angelo umana

 La locandina del film è promettente, con Marco Paolini e la sua immagine immane sulla natura dolomitica, certi poster e certi nomi promettono già buoni film. Vi è riportata la frase dello scalatore americano Royal Robbins: Le montagne restano immobili, siamo noi che dopo un’avventura non siamo più gli stessi. La frase completa era preceduta da Scalare non serve [...] Vai alla recensione »

FOCUS
INCONTRI
giovedì 3 novembre 2016
Olivia Fanfani

L'attore Marco Paolini e il regista Marco Segato parlano del film La pelle dell'orso, una storia sul passaggio di potere e competenze che deve avvenire fra un padre e un figlio. Sugli echi della seconda guerra mondiale, un leggendario orso bruno si aggira tra i boschi delle vette più impervie delle Dolomiti. Pietro, uomo dai tratti rudi e freddi, in paese è considerato un reietto da tenere alla larga a causa di un passato turbolento, segnato dalla precoce morte della moglie e dalla violenza della galera. La caccia al "Diavolo" sarà il suo riscatto agli occhi di tutti, specialmente di quel figlio, Domenico, con cui non riesce a stringere un legame sincero, intrappolato dietro un muro di silenzi e profonda commiserazione. Scacciando lo scetticismo dei compaesani, Pietro parte solo, col suo fucile, per vendicare e vendicarsi di quell'orso mitologico considerato invincibile, nemesi ultima di un uomo/bestia da sempre respinto.
Raggiunto dal figlio, desideroso di riscattare il rugginoso rapporto col padre, Pietro investirà forza d'animo e assoluta determinazione nel cammino di redenzione che lo avvicinerà una volta per tutte al giovane Domenico, disposto a sacrificare ogni cosa.

Quando lavori con un regista e condividi con lui il progetto del film fino in fondo, il compito dell'attore è di accompagnarlo.

Quali sono state le difficoltà maggiori incontrate nell'adattare un romanzo a opera cinematografica, rispettando gli stilemi del racconto originale?
Marco Segato: Il lavoro di scrittura appartiene, da una parte, alla scrittura di Marco Paolini, dall'altra alla mia esperienza di documentarista, che cerca nei posti e nei volti delle persone la storia che vuole raccontare. Per questo, mentre costruivamo il film, contemporaneamente facevamo dei sopralluoghi. Attingendo ai personaggi incontrati, abbiamo lavorato all'interno del paesaggio affidandoci ai consigli di Enzo Monteleone (Mediterraneo, Marrakech Express) che ha fatto un po' da mediatore per la stesura di una sceneggiatura complessa. Anche perché il libro aveva un vantaggio e uno svantaggio: il vantaggio era quello di essere una sorta di romanzo breve, senza una struttura troppo ampia, che ha garantito un ampio margine per ripensare elementi nuovi; lo svantaggio è stato che, affidandosi alla fantasia, il rischio fosse quello di snaturare il racconto.
Marco Paolini: La risposta più sensata è: quando lavori con un regista e condividi con lui il progetto del film fino in fondo, il compito dell'attore è di accompagnarlo e al massimo consigliarlo nel prendere decisioni. Io ho partecipato alla stesura della sceneggiatura ma la mia è stata una scrittura funzionale, nella misura in cui l'ultima parola è sempre stata di Marco e non mia o di Enzo. Tutto ciò che è stata la scrittura, il romanzo, dal primo giorno di riprese me lo sono dimenticato.

NEWS
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lunedì 28 agosto 2017
 

La decima edizione del Mantova Film Fest si è conclusa domenica 27 agosto con la cerimonia di premiazione e la proiezione in anteprima nazionale del film Gli asteroidi, quest'anno in concorso al Locarno Film Festival, introdotto e presentato dal regista [...]

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