Un padre, una figlia

Film 2016 | Drammatico, +13 128 min.

Regia di Cristian Mungiu. Un film Da vedere 2016 con Adrian Titieni, Maria-Victoria Dragus, Lia Bugnar, Malina Manovici, Vlad Ivanov. Cast completo Titolo originale: Bacalaureat. Titolo internazionale: Graduation. Genere Drammatico, - Romania, Francia, Belgio, 2016, durata 128 minuti. Uscita cinema martedì 30 agosto 2016 distribuito da Bim Distribuzione. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,37 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 19 giugno 2017

Un piccolo paese, le persone mormorano, 4 sospettati, indagini in corso. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards, ha ottenuto 1 candidatura a Cesar, In Italia al Box Office Un padre, una figlia ha incassato 489 mila euro .

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Consigliato sì!
3,37/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 4,17
PUBBLICO 2,94
CONSIGLIATO SÌ
Mungiu torna a interrogarsi sulle conseguenze di una scelta in un'opera che guarda alla paternità e alle seconde chances.
Recensione di Marianna Cappi
giovedì 19 maggio 2016
Recensione di Marianna Cappi
giovedì 19 maggio 2016

Romeo Aldea è medico d'ospedale una cittadina della Romania. Per sua figlia Eliza, che adora, farebbe qualsiasi cosa. Per lei, per non ferirla, lui e la moglie sono rimasti insieme per anni, senza quasi parlarsi. Ora Eliza è a un passo dal diploma e dallo spiccare il volo verso un'università inglese. È un'alunna modello, dovrebbe passare gli esami senza problemi e ottenere la media che le serve, ma, la mattina prima degli scritti, viene aggredita brutalmente nei pressi della scuola e rimane profondamente scossa. Perché non perda l'opportunità della vita, Romeo rimette in discussione i suoi principi e tutto quello che ha insegnato alla figlia, e domanda una raccomandazione, offrendo a sua volta un favore professionale.
Il protagonista di Bacalaureat ha provato, a suo tempo, a cambiare le cose, tornando nel proprio paese per darsi e dargli una prospettiva di rinnovamento, anzitutto morale. Non ha funzionato. Tutto quello che ha potuto fare è restare onesto nel suo piccolo, mentre attorno a lui la norma era un'altra. Trasparente nel mestiere, meno nella vita sentimentale, perché la vita prende le sue strade, e non tutto si può controllare. Ora però non si tratta più di lui: le biglie dei suoi giorni trascorsi sono più numerose delle biglie nella boccia dei giorni che gli rimangono. Ora si tratta di sua figlia, di impedire che debba sottostare allo stesso compromesso, ovvero restare in un luogo in cui le relazioni tra le persone sono ancora spesso fatte di reciproci segreti, di silenzi da far crescere e redistribuire: una rete che imprigiona e "compromette" la vera vita. Ma fino a che punto si ha diritto di scegliere per i propri figli? Una rottura del proprio codice morale, per quanto occasionale e dimenticabile come una pietra che arriva improvvisa e rompe il vetro della finestra di casa, basta a mettere in discussione l'intera costruzione?
Come in Oltre le colline Mungiu s'interroga sulle conseguenza di una scelta, in un film però molto diverso dal precedente, per certi versi più freddo ma anche più morbido, in cui l'errore non è più lontano dalla presa in carico delle conseguenze e delle responsabilità che ne derivano e dove la lezione passa, aprendo forse davvero una seconda opportunità per il protagonista, proprio in quell'aspetto del suo essere che credeva di condurre al meglio: la paternità.
"Perché suoni sempre il clacson?" Domanda Eliza. "Per sicurezza." "Sì, ma perché lo suoni anche quando non ci sono altre macchine?" L'ironia della sorte, che nel cinema rumeno degli ultimi anni non manca mai, e scorre tanto sotto le commedie grottesche che sotto i drammi più amari, fa sì che il dottor Aldea agisca quando non c'è bisogno di farlo, travolto dal terrore che il futuro di sua figlia possa andare improvvisamente in frantumi come il vetro, quando in realtà sono la sua età e la sua situazione che gli stanno domandando il conto.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 7 settembre 2016
Flyanto

Ecco che ritorna (assai felicemente) nelle sale cinematografiche dopo "4 Mesi, 3 Settimane e 2 Giorni" ed "Oltre le Colline" Cristian Mungiu con "un Padre, Una Figlia" dove si assiste all'esasperato darsi da fare di un genitore nei confronti del proprio amato bene. Il protagonista, infatti, è un padre, stimato medico in una cittadina di provincia, sposato ma con un matrimonio ormai alla deriva [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
sabato 3 settembre 2016
Roy Menarini

Non sono in tanti a essersi chiesti perché Un padre, una figlia abbia vinto il Premio per la Regia a Cannes, e non quello della sceneggiatura o non qualche premio più generale che esaltasse la sintonia tra autore e interpreti della pellicola.

Lo straordinario film di Cristian Mungiu pare fatto apposta perché se ne apprezzino i dati di scrittura, i personaggi, la storia che via via strangola i protagonisti di fronte alle loro scelte etiche, e se si vuole anche tutta la questione analitica e metaforica della nuova Romania, disillusione prepotente che segna tutto il cinema del regista.

Tutto questo è ovviamente vero, anche perché Mungiu è uno sceneggiatore eccezionale, che viene da studi letterari e giornalistici, con un vero e proprio dono per dialoghi che oscillano tra la massima serietà e l'ironia più kafkiana, ma non basterebbe a fare di Bacalaureat il grande film che è. In effetti, ciò che addensa, concretizza e dà corpo al tessuto psicologico e narrativo è il lavoro di messa in scena - e mai più di questa volta, la dizione francese (anche del premio) di mise-en-scène si rivela utile - poiché Mungiu racconta la gran parte della storia attraverso confronti binari tra due personaggi.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Nepoti
La Repubblica

Etica e estetica sono tutt'uno» diceva Ludwig Wittgenstein. E Philippe Sollers aggiungeva «l'etica è l'estetica dell'avvenire». Se a tutt'oggi la profezia pare lontana dal realizzarsi, a volte arriva un film che ne riafferma la validità. Come Un padre, una figlia del romeno Cristian Mungiu, nove anni fa vincitore della Palma d'oro con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni e premio alla regia all'ultima Cannes [...] Vai alla recensione »

NEWS
GALLERY
domenica 22 maggio 2016
 

Ribaltando i pronostici della vigilia, I, Daniel Blake è il vincitore della 69esima edizione del Festival di Cannes. Diretto con maestria da Ken Loach, il film è una tranche de vie carica di uno sguardo profondamente umano che provoca commozione senza [...]

winner
miglior regia
Festival di Cannes
2016
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