A Family Affair

Film 2015 | Documentario 110 min.

Anno2015
GenereDocumentario
ProduzionePaesi Bassi, Danimarca
Durata110 minuti
Regia diTom Fassaert
TagDa vedere 2015
MYmonetro Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Tom Fassaert. Un film Da vedere 2015 Genere Documentario - Paesi Bassi, Danimarca, 2015, durata 110 minuti. Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Il regista parla con sua nonna, ne esce fuori una storia e non solo della sua persona.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 4,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
ASSOLUTAMENTE SÌ
Il documentario come ricerca di una verità e come tentativo di riconciliazione con una memoria elusa.
Recensione di Tommaso Moscati
Recensione di Tommaso Moscati

Al suo trentesimo compleanno Tom Fassaert riceve un invito della nonna che gli chiede di andare a trovarla in Sud Africa. Tom quel poco che conosce di lei lo ha appreso dai racconti di suo padre, i quali non la dipingono sicuramente come una figura amabile. Marianne è stata una famosa modella negli anni '50, una mangiatrice di uomini, una femme fatale che ha rifiutato il ruolo di madre abbandonando i suoi due figli in orfanotrofio. Il nipote accetta l'invito, ma porta con sé la sua inseparabile videocamera, intenzionato a documentare l'esperienza. Marianne ora è una donna di 95 anni, dall'aspetto molto curato e dal carattere un po' naive, che pare non aver perso la sua aura di grande diva. Si dimostra poco disponibile ad affrontare il suo passato e a confrontarsi con la storia della famiglia che sembra quasi non appartenerle. Si è costruita un personaggio, indossa una maschera, una corazza difficile da scalfire. Il tentativo di Tom è quello di far cadere questa maschera e andare oltre le apparenze per cercare una verità.
Fassaert, filmmaker olandese giunto al suo terzo documentario, si confronta con un tema che lo tocca da vicino e per il quale può fare affidamento su una lunga tradizione di filmini di famiglia girati da suo padre negli anni (che comprendono anche la gravidanza della madre del regista). Questi filmati imprimono nella memoria condivisa della famiglia i momenti felici. Perciò, è stato compito di Fassaert scavare in profondità e costruire una storia del rimosso famigliare. Una storia sommersa. Un lavoro che è durato 5 anni e che comprende non solo le riprese originali che vediamo nel film, dove effettivamente traspare un interesse spasmodico nel voler documentare tutto il possibile (la macchina da presa sempre accesa a mostrare anche il "dietro le quinte"), ma anche una lunga attività di montaggio di tutto il materiale, per darne un senso e costruirne l'apparato drammaturgico che terrà viva la narrazione e le darà vigore. Il tutto è tenuto insieme da una colonna sonora suggestiva e dalle tinte emotive realizzata da un delicato arpeggio di pianoforte. Al gusto per l'amatoriale, il regista affianca un occhio esperto nella costruzione del quadro, con una competenza formale tale da regalare allo spettatore contemplativi scorci di tramonti sul mare o inquadrature pulite, nette e simmetriche su una nave da crociera. Del resto, una preparazione che Fassaert aveva già dimostrato nel precedente De Angel Van Doel del 2011, documentario dall'ineccepibile fotografia.
Vincitore del Best film Unipol Award al Biografilm Festival 2016, A Family Affair non è un documentario che dà risposte, ma è una costante interrogazione. Come recita lo stesso slogan che accompagna il titolo del film nella locandina: What is true? C'è un mistero su cui il regista cerca di indagare. Un mistero che tiene incollati allo schermo gli spettatori, perché riguarda tutta una vita. Il filmmaker lo affronta con la consapevolezza della natura ambigua di disvelamento e occultamento insita nel cinema, mezzo che gli permette di scavare in profondità e andare oltre le apparenze. Così, al carattere artefatto della nonna, il nipote contrappone la macchina da presa. Forza il meccanismo imponendo il dispositivo filmico, l'unico in grado di celare ed enfatizzare, di registrare la realtà e alterarla. Un'arte soggettiva e oggettiva allo stesso tempo. Un esempio altissimo di cinema documentaristico che ci ricorda che questa forma d'espressione è anche una presa di posizione, in cui l'obiettivo entra prepotentemente nella storia e ne restituisce un senso.

Sei d'accordo con Tommaso Moscati?
Un documentario sulle origini di una famiglia.

"Voglio capire cosa è andato storto" dice a un certo punto Tom, il regista. "Questo è un problema tuo" risponde la protagonista, sua nonna, la novantacinquenne Marianne Hertz. È stata lei a chiedergli di raggiungerla in Sud Africa per ricostruire in un film la storia della sua vita. Iniziando da quando abbandonò i figli in un orfanotrofio, per tornare a riprenderli due anni dopo come se niente fosse. Ne esce un album di famiglia dominato da una nonna assai insolita, una donna bellissima ed egocentrica che un giornale degli anni Cinquanta presentava come "Modella e mamma esemplare"; attraverso fughe e rivelazioni, incontri e separazioni oggi non rinuncia a essere protagonista di un racconto struggente e irresistibile.

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