| Titolo originale | La Reconstrucción |
| Titolo internazionale | The Reconstruction |
| Anno | 2013 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Argentina |
| Durata | 93 minuti |
| Regia di | Juan Taratuto |
| Attori | Diego Peretti, Claudia Fontán, Alfredo Casero, Maria Casali, Eugenia Aguilar Ariel Pérez (II), Rafael Solano, Matías Cabrera, Andrea Riccini, Jorge Prado, Sandra Villani. |
| Uscita | giovedì 10 luglio 2014 |
| Distribuzione | Academy Two |
| MYmonetro | 2,96 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 17 luglio 2014
L'incontro tra un uomo solo e chi ha bisogno di lui diviene per Eduardo il passaggio obbligato per la riscoperta della sua umanità.
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CONSIGLIATO SÌ
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Eduardo è odioso, scontroso e sporco. Stargli vicino non è facile per i colleghi di lavoro, perché è imprevedibile e non accoglie nessuno dei gesti di apertura e solidarietà che gli vengono fatti. Eduardo ha subito una perdita con la quale non è riuscito a fare i conti, che ha svuotato di senso tutto il suo mondo. Solo la telefonata del suo migliore amico, Mario, che dev'essere operato al cuore e ha bisogno di aiuto, riesce a rimetterlo in strada, a fargli cambiare traiettoria. Costretto ad occuparsi del negozio e della famiglia di Mario, Eduardo torna suo malgrado ad immergersi nelle acque tumultuose della vita.
Ci si dice spesso, commentando le esperienze con il filtro del tempo trascorso, che la vita prende strane "strade". Il cinema di Juan Taratuto materializza questo pensiero e segue una di queste traiettorie dell'umana sorte - terribile, ironica e generosa allo stesso tempo -, e lo fa non soltanto portando in scena la strada vera e propria e facendone una metafora dei nostri percorsi, ma raccontando ogni passo, ogni incrocio, ogni fermata e ogni ripresa con un senso del tempo che è il vero oggetto di questo film.
Manca a Taratuto ciò che appartiene a quel grande regista, argentino come lui e suo coetaneo, che è Pablo Trapero. Gli manca la capacità di scartare il gesto comune che permette a Trapero di affondare più pesantemente le mani nel dramma, perché il suo tocco leggero e raffinato, in sede di scrittura e di regia, è in grado di mantenere l'equilibrio. Taraturo, che viene dalla televisione, si porta dietro una scrittura troppo esplicita e prevedibile, ed è dunque costretto a mantenersi sempre "in levare" con il dialogo e con la macchina da presa, pena l'appesantimento del tutto. Il racconto del trauma di Eduardo, e del modo in cui questo dolore ha disidratato la sua anima, è un racconto per tappe da manuale, senza invenzioni, senza ricerca di una soluzione singolare, che sia sua e di nessun altro. Fortunatamente, il film si riprende nel momento in cui il protagonista si ritrova coinvolto nel mondo dell'amico: qui le dinamiche famigliari sono raccontate con molta più verità e c'è qualche scena che prende veramente l'occhio e il cuore (come quella delle foto che la moglie di Mario scatta col cellulare in ospedale, turbandoci improvvisamente come spettatori ed esseri umani e prendendoci finalmente alla sprovvista).
Occorre dunque dar tempo al film, come si deve dar tempo alla morte di convertirsi in rinascita, per poterne vedere il senso e il bello. La stessa strada, allora, circondata dalla stessa neve, apparirà meno fredda e più ospitale, per quella legge della percezione soggettiva che il cinema, e solo il cinema, condivide con la nostra mente.
Eduardo (Diego Peretti) sembra stia attraversando molto più di una depressione in quel della Patagonia: parla a monosillabi con i suoi compagni di lavoro, vive in uno stato di semiabbandono, dorme su un materasso senza fodera e come se non bastasse ha un ascesso ad un dente che lo tormenta. Ma succede qualcosa che cambia le carte in tavola e lo costringerà a reagire: va a [...] Vai alla recensione »
Nella sua solitudine lunare, i suoi immensi spazi, il suo clima impervio, lo scenario della Terra del Fuoco è ricco di suggestione; e viene da chiedersi quanto perderebbe un film come La ricostruzione dell'argentino Juan Taratuto se fosse ambientato in una cornice meno affascinante e meno forte. Perché se lo spettatore accetta di seguire per una buona mezz'ora iniziale i movimenti fra casa e cantiere [...] Vai alla recensione »