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ferrux
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domenica 13 ottobre 2013
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2013 odissea nello spazio
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Grande film, grande cinema! Un'ora e mezza intensa, grazie a una sceneggiatura vibrante, effetti speciali impeccabili, atmosfera (nel vero senso del termine) surreale. Il paragone con "2001 Odissea nello spazio" di quello che, a mio avviso, e' il piu grande regista di tutti tempi (Kubrick), non e' affatto azzardato.
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Grande film, grande cinema! Un'ora e mezza intensa, grazie a una sceneggiatura vibrante, effetti speciali impeccabili, atmosfera (nel vero senso del termine) surreale. Il paragone con "2001 Odissea nello spazio" di quello che, a mio avviso, e' il piu grande regista di tutti tempi (Kubrick), non e' affatto azzardato.
La trama e' avvincente e convincente. Evidentemente, il taglio non e' quello pessimista/problematico di Kubrick, ma quello tipico di Hollywood, con i suoi finali positivi. Ma questo non significa nulla, la scienziata austronauta poteva persino finire affogata (!), ci saremmo solo rimasti un po' piu' male
Regia, sceneggiatura e montaggio di Cuaron, che si dimostra un grande professionista. Penso ci sorprendera' ancora.
Molto brava Sandra Bullock nel sostenere, di fatto, il film da sola, visto che l'unico altro protagonsita Clooney mostra il volto solo per pochi minuti.
In ogni caso la personalita' (determinata dalla voce soltanto, questa volta) di di Clooney e' fondamentale per dare un senso ed un tono al film. Il doppiaggio del solito Pannifino e' assai convincente, riuscendo a evocare tutta l'ironia unita alla sicurezza di se' che Clooney normalmente interpreta coi suoi personaggi.
La colonna sonora, di tipo classicheggiante (per quanto un po' orientata al genere horror) e' potente e del tutto coerente con i momenti piu' emozionanti.
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rita branca
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venerdì 11 ottobre 2013
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nonostante tutto un bel viaggio
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Gravity, film (2013) di Alfonso Cuaròn, con Sandra Bullock e George Clooney, Ed Harris, OrtoIgnatiussen, Phaldut Sharma
Un bellissimo film tridimensionale con stupefacenti effetti speciali che porta lo spettatore nello spazio e gli fa vivere le emozioni di Icario moltiplicate all’ennesima potenza e sommate a tutte quelle già note al moderno viaggiatore mai davvero del tutto abituato ai brividi del volo che già riempiono il cuore di gioia, di stupore e di orgoglio per i progressi dell’intelligenza umana.
Per tutta la durata del film si partecipa insieme ai due bravi interpreti ad un’impresa spaziale in tutte le sue fasi, muovendosi all’interno ed all’esterno di navette spaziali, in assenza di gravità, guardando il mondo da una prospettiva inusuale e meravigliosa.
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Gravity, film (2013) di Alfonso Cuaròn, con Sandra Bullock e George Clooney, Ed Harris, OrtoIgnatiussen, Phaldut Sharma
Un bellissimo film tridimensionale con stupefacenti effetti speciali che porta lo spettatore nello spazio e gli fa vivere le emozioni di Icario moltiplicate all’ennesima potenza e sommate a tutte quelle già note al moderno viaggiatore mai davvero del tutto abituato ai brividi del volo che già riempiono il cuore di gioia, di stupore e di orgoglio per i progressi dell’intelligenza umana.
Per tutta la durata del film si partecipa insieme ai due bravi interpreti ad un’impresa spaziale in tutte le sue fasi, muovendosi all’interno ed all’esterno di navette spaziali, in assenza di gravità, guardando il mondo da una prospettiva inusuale e meravigliosa.
Il film rivela aspetti dell’attività umana di cui la gente comune sente solo gli echi ma che sembrano appartenere più a creazioni fantascientifiche che non a realtà invece molto più prossime di quanto si sospetti. La prospettiva che si scopre è quella di autostrade spaziali sospese fuori dalla nostra sfera gravitazionale con stazioni spaziali internazionali di cui ci si serve lungo tragitti impensabili, così come e forse per fortuna, si ignora la quantità di detriti che precipitano nella nostra atmosfera potenzialmente distruggendo quanto faticosamente costruito sulla terra.
Meravigliosa fotografia, particolarmente degna di nota la scena finale del ritorno a terra che segna quasi una rinascita della protagonista, quando deve riabituarsi alla gravità.
Un’esperienza degna di essere vissuta!
Rita Branca
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enzo70
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domenica 6 ottobre 2013
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clooney e la bullock in un film imperdibile
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Film che rende pieno merito alla tecnologia 3D, gli effetti speciali sembrano naturali, i bulloni che navigano nello spazio senza gravità sembrano davvero a portata di mano. Due attori straordinari, Sandra Bullock e George Clooney interpretano da soli, e con enorme autorevolezza, un film davvero bello e, per certi, profili innovativo. Due astronauti sono vittime di un naufragio ad altissima quota. Lui è un veterano, lei alla prima missione.
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Film che rende pieno merito alla tecnologia 3D, gli effetti speciali sembrano naturali, i bulloni che navigano nello spazio senza gravità sembrano davvero a portata di mano. Due attori straordinari, Sandra Bullock e George Clooney interpretano da soli, e con enorme autorevolezza, un film davvero bello e, per certi, profili innovativo. Due astronauti sono vittime di un naufragio ad altissima quota. Lui è un veterano, lei alla prima missione. L’interpretazione di Clooney, irriverente come non mai, è all’altezza di quel capolavoro del cinema di ogni tempo che è stato “fratello dove sei?”. Ma lui è solo la coscienza di lei, di un’incredibile Bullock, che dà corpo alle contraddizioni che esasperano ogni uomo ed ogni donna. Da un lato l’incredibile dolore per la perdita della figlia di quattro anni, dall’altro la disperata voglia di andare avanti. Un film che può sembrare buonista, il bene che vince, troppo americano, direbbe qualche dotto critico cinematografico alla ricerca del dolore perduto anche sulla pellicola, ma film come questi servono a recuperare energia e fiducia nell’umanità, anche se solo per un’ora e mezza, anche se in un multisala, ance se indossando ridicolissimi occhiali in 3D. Ottima regia, consigliato vivamente per chi non ritiene che la puzza sotto il naso sia necessaria quando si entra in un cinema.
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germano f.
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domenica 6 ottobre 2013
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il vuoto che ci circonda
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La prima immagine dell'ultimo film di Alfonso Cuaròn è una porzione del nostro pianeta, luminosa, bella, rasserenante. E' una gradevole sensazione, quasi appagante. Si è lì seduti (con questi grotteschi occhialini 3D in plastica nera) ancora un po' stressati dalle vorticose giornate di quest'ultima settimana di vita e all'improvviso ci fermiamo ad osservare un pezzo della Terra piano, lentamente, con la calma necessaria per poterne apprezzare l'incontenibile vastità. Si respira e si osserva e il regista con noi, il quale con delicatezza ci porta al centro dell'azione, in mezzo a questo piccolissimo gruppo di astronauti che come formiche sta svolgendo una serie di manutenzioni al di fuori del loro shuttle.
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La prima immagine dell'ultimo film di Alfonso Cuaròn è una porzione del nostro pianeta, luminosa, bella, rasserenante. E' una gradevole sensazione, quasi appagante. Si è lì seduti (con questi grotteschi occhialini 3D in plastica nera) ancora un po' stressati dalle vorticose giornate di quest'ultima settimana di vita e all'improvviso ci fermiamo ad osservare un pezzo della Terra piano, lentamente, con la calma necessaria per poterne apprezzare l'incontenibile vastità. Si respira e si osserva e il regista con noi, il quale con delicatezza ci porta al centro dell'azione, in mezzo a questo piccolissimo gruppo di astronauti che come formiche sta svolgendo una serie di manutenzioni al di fuori del loro shuttle. Una pioggia di detriti sconvolgerà le loro esistenze e farà emergere l'istinto di sopravvivenza dei due protagonisti Stone (Sandra Bullock) e Kowalsky (George Clooney). Il film è di per sè semplice e molto lineare. La trama non prevede clamorosi stravolgimenti psicologici e i dialoghi sono a volte anche un po' riciclati e ruffiani. Ma questa ultima fatica di Cuaròn riesce a portarti verso riflessioni più profonde ed intime grazie alla forza della fotografia straordinaria di Emmanuel Lubezki e all'alternarsi di un ritmo di ripresa assolutamente perfetto : si passa dal lento e delicato movimento dei nostri corpi in assenza di gravità al vorticoso e violento sopraggiungere di forze esterne (i detriti del satellite e la stazione orbitante che esplode) che tutto distruggono e da cui non si può far altro che fuggire. Il film induce alla riflessione. Inevitabilmente. Qualunque sia il nostro grado culturale o la nostra propensione a recepire un'esperienza cinematografica del genere. L'idea personale, intima per alcuni, metafisica per altri, che ognuno di noi può avere dell'universo, in questo film trova pieno e completo sbocco. Le immagini, il ritmo e il silenzio che il regista ci fa pervenire tramutano la visione in riflessione : a volte appagante, altre angosciante, ma conducono sempre e inesorabilmente all'apprezzamento della vita e alla conservazione di essa. Tutto questo è reso possibile dalla mano capace di Cuaròn nel cogliere l'importanza di ogni singola immagine, da un'ottima fotografia (come già detto), da meravigliosi effetti speciali che riescono a stupire senza insultare l'intelligenza dello spettatore, da un misurato George Clooney che sa non essere invadente o narciso, da una bravissima Sandra Bullock (bellissimo il suo corpo arcuato che lentamente riesce finalmente a riprendere ossigeno all'interno della stazione orbitante). Ma sono poi tante le immagini che ti rimangono in testa (o nell'animo) in soli 90 minuti di film : il respiro accelerato e angosciato di Stone che ruota velocemente verso il nulla e noi con lei, prima dall'esterno e poi piano piano sempre più vicini fino ad entrare con lei nel suo casco, respirando con lei, sentendosi perduti con lei, avendo paura con e come lei; i detriti spaziali che ripetutamente ti piovono addosso; la calma (da non confondersi con la stupida freddezza di tanti superuomini hollywoodiani) di Kowalsky nel gestire le situazioni di rischio estremo e nel saper razionalizzare i pericoli; Sandra Bullock che esce dall'acqua e ritorna alla vita, respirando a più non posso e incamminandosi verso un presente fatto (forse) di nuove consapevolezze. E c'è infine la Terra, mai inquadrata interamente, ma sempre a piccole porzioni per renderla probabilmente più soggettiva e quindi più vicina e dunque ancora più straordinaria. Luci, montagne, foreste, mari, isole, strade e tutto il resto. Tutte queste cose appaiono ai nostri protagonisti così affascinanti e così delicate, così commoventi : l'unica vera motivazione per tornare. Una Terra che non è più ormai la nostra Madre, ma, forse, più una figlia. La nostra figlia. E come tale Cuaròn, sembra suggerci, dovremmo considerarla e curarla.
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paolo salvaro
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martedì 15 ottobre 2013
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il silenzio nel cuore dello spazio
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C'è solo una cosa che rende un cinefilo ancora più felice di vedere il nuovo capolavoro di un regista che adora : vedere un regista che odiava e disprezzava con tutto se stesso riscattarsi e lasciarsi alle spalle le imbarazzanti prove passate. Nel caso del buon Alfonso Cuaron, si può dire che con Harry Potter e il prigioniero di Azkaban era stato letteralmente odio a prima vista. E non sto esagerando. Ho odiato con tutto me stesso il modo sbarazzino e a tratti ridicolo in cui quel libro è stato trasportato sulla pellicola cinematografica. Si può dire che dei sette film di Harry Potter, quello è decisamente la pellicola che non sono proprio riuscito a mandare giù.
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C'è solo una cosa che rende un cinefilo ancora più felice di vedere il nuovo capolavoro di un regista che adora : vedere un regista che odiava e disprezzava con tutto se stesso riscattarsi e lasciarsi alle spalle le imbarazzanti prove passate. Nel caso del buon Alfonso Cuaron, si può dire che con Harry Potter e il prigioniero di Azkaban era stato letteralmente odio a prima vista. E non sto esagerando. Ho odiato con tutto me stesso il modo sbarazzino e a tratti ridicolo in cui quel libro è stato trasportato sulla pellicola cinematografica. Si può dire che dei sette film di Harry Potter, quello è decisamente la pellicola che non sono proprio riuscito a mandare giù.
Deluso e amareggiato dopo quell'esperienza, non avevo più voluto nemmeno sentir parlare del suddetto regista. Non che in questi ultimi dieci anni si sia spezzato la schiena a suon di film usciti, beninteso: Gravity è solo il secondo intero lungometraggio che Alfonso Cuaron ha girato dopo il suddetto terzo capitolo di Harry Potter, uscito nel 2013. Questa sarebbe potuta essere la pellicola che ne stroncava irremidiabilmente la carriera, in caso di fallimento, ed invece penso proprio che il premio per il miglior film della prossima cerimonia degli Oscar abbia già un primo potenziale candidato. E senza discutere.
Si può dire, in termini papali, che Alfonso Cuaron mi ha letteralmente preso a badilate di cinema in faccia con questa sua nuova opera, dimostrandomi come sia in realtà un cineasta di tutto rispetto. Sono davvero felice che sia riuscito a riscattarsi e ad imporsi. Ora un posto fisso ad Hollywood credo non glielo possa togliere più nessuno, ammesso che lo desideri. Probabilmente, il compito di dirigere a suo tempo quel tremendo Harry Potter era avvenuto troppo prematuramente. Si tratta del secondo film, dai tempi di Y tu mamà tambien di inizio secolo, diretto, scritto e prodotto esclusivamente da Alfonso Cuaron e la libertà di muoversi liberamente su un soggetto da lui stesso creato e sviluppato lo deve avere aiutato e non poco ad esprimersi come meglio desidera.
Il film in sè è una delizia per gli occhi e le orecchie. Non mi riferisco agli effetti speciali che alcuni sostengono essere la colonna portante del film (forse lo hanno confuso con Matrix?) , anzi, al contrario io arrivo a sostenere che avrebbero tranquillamente potuto non esserci e sarebbe stato quasi meglio. Tuttavia, nell'era del 3-D, del digitale e dei film frenetici non piazzare qualche effetto speciale è come non condire una buona insalata. E perciò, ben vengano e giusto per fare ancora i complimenti ad Alfonso, ogni effetto visivo è stato messo perfettamente nel punto giusto e nel momento giusto. Sullo sfondo dominano il silenzio, la quiete e la pace cosmica, i nostri personaggi si muovono in un ambiente privo di consistenza e di gravità spensierati e felici, quando ad un tratto una pioggia di detriti li investe causando una strage. La minaccia dei letali detriti rimarrà ad aleggiare sui due soli superstiti: una straordinaria Sandra Bullock ed un George Clooney in penombra come il suo stesso personaggio richiedeva. Ogni novanta minuti l'insieme di detriti tornerà a scagliarsi contro di loro e ciò non è una debolezza come qualcuno ha ipotizzato, ma un valore aggiunto al tutto (piccola lezione di astronomia: attorno alla terra si va a descrivere un'orbita circolare ed in quanto tale, ad intervalli regolari, ciò che viene catturato nel moto DEVE tornare a ripresentarsi nello stesso identico punto! E' pura e semplice scienza). La trama è in sè molto semplice e ciò a differenza di quanto potete pensare è un ulteriore dimostrazione della bravura di questo regista da me tanto denigrato, in quanto sviluppare un film di un'ora e mezza sfruttando una vicenda che si può riassumere in tre righe non è per niente facile. E poi del resto quante volte nella storia abbiamo visto film con una trama povera (Easy Rider) o addirittura sovrapposta (Inland Empire) riuscire a sfondare e ad imporsi per il pubblico o per la critica come autentici capolavori? E' innegabile però che, una maggiore caratterizzazione ed un maggiore impiego dei personaggi secondari e di vicende, avrebbero potuto trasformare Gravity nel miglior film degli ultimi anni. Resta comunque un piccolo capolavoro.
Come ho già ripetuto un'infinità di volte, ciò che davvero mi interessa è che un film abbia un incipit ed un epilogo di un certo livello, che il regista abbia insomma un'idea ben più che razzaffonata di come aprire e chiudere la sua opera. Di fatto sostengo che in quei due momenti della pellicola l'attenzione e l'emozione dello spettatore sono inconsciamente o consciamente al massimo livello possibile (si parla del primo impatto e della conclusione della pellicola, non credo di sbagliare a riguardo), perciò capirete perchè sono l'unica cosa su cui davvero mi soffermo. Nel caso di Gravity, non ci sarebbe potuta essere una contrapposizione artistica e squisitamente cinematografica da mettere in mostra: all'inizio, il buio, il vuoto ed il silenzio dello spazio infinito. Alla fine, la luce accecante che irrompe nella pellicola, il frastuono delle onde che si infrangono contro la spiaggia e l'ambiente attorno a sè che ritorna ad essere palpabile e concreto.
Mi hai davvero fatto rimanere di merda Alfonso. Grazie per questo regalo. Il mio giudizio è più che positivo.
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davidalcor
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domenica 6 ottobre 2013
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un film che lascerà un segno!
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Questo film è un capolavoro, senza ombra di dubbio, e se lo avesse girato Kubrick non lo avrei scritto solo io :) Il film è originale nella regia, usa piani sequenza molto lunghi, ma dinamici perchè in continuo movimento, e soggettive frequenti che ti proiettano all'interno dell'azione e rendono tutto estremamente realistico, meraviglioso e drammatico. Il 3d è usato in funzione della storia, per farti immergere in essa come un film in versione 2d non potrebbe mai fare. La Bullock è straordinaria. Secondo me è un film che lascerà un segno non solo negli spettatori che hanno la capacità di apprezzare il buon cinema, ma anche nei cineasti, perchè è davvero innovativo. La sceneggiatura è volutamente semplice, senza gli ovvi flashback che chiunque altro avrebbe inserito per far vedere ciò che i personaggi ogni tanto raccontano, ma che avrebbe allungato il brodo e smorzato il pathos.
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Questo film è un capolavoro, senza ombra di dubbio, e se lo avesse girato Kubrick non lo avrei scritto solo io :) Il film è originale nella regia, usa piani sequenza molto lunghi, ma dinamici perchè in continuo movimento, e soggettive frequenti che ti proiettano all'interno dell'azione e rendono tutto estremamente realistico, meraviglioso e drammatico. Il 3d è usato in funzione della storia, per farti immergere in essa come un film in versione 2d non potrebbe mai fare. La Bullock è straordinaria. Secondo me è un film che lascerà un segno non solo negli spettatori che hanno la capacità di apprezzare il buon cinema, ma anche nei cineasti, perchè è davvero innovativo. La sceneggiatura è volutamente semplice, senza gli ovvi flashback che chiunque altro avrebbe inserito per far vedere ciò che i personaggi ogni tanto raccontano, ma che avrebbe allungato il brodo e smorzato il pathos. I colpi di scena sono pochi ma non te li aspetti, e quindi sono perfetti. Un film e che ti lascia 1 ora e mezza senza fiato, ma che, in certi momenti fa anche commuovere e riflettere.
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[+] senza flashback però trama povera
(di angelo bottiroli - giornalista)
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ilaiacca
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domenica 6 ottobre 2013
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un'esperienza del tutto nuova
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Gravity è prima di tutto un'esperienza visiva sconcertante. Mai prima d'ora un film, seppur di durata relativamente breve (circa 90 minuti), era riuscito a lasciare lo spettatore attaccato alla sedia e col fiato sospeso dalla prima all'ultima scena. E pensare che la storia è riassumibile in una frase (il funambolico rientro dell'unica superstite Sandra Bullock da una missione orbitante a seguito di un incidente spaziale) e il cast ridotto ai minimi storici (due personaggi: Sandra Bullock e [+]
Gravity è prima di tutto un'esperienza visiva sconcertante. Mai prima d'ora un film, seppur di durata relativamente breve (circa 90 minuti), era riuscito a lasciare lo spettatore attaccato alla sedia e col fiato sospeso dalla prima all'ultima scena. E pensare che la storia è riassumibile in una frase (il funambolico rientro dell'unica superstite Sandra Bullock da una missione orbitante a seguito di un incidente spaziale) e il cast ridotto ai minimi storici (due personaggi: Sandra Bullock e George Clooney). Tuttavia quello che a primo impatto può sembrare un film concepito unicamente per strabiliare lo spettatore con effetti 3D (peraltro davvero favolosi, con la cinepresa sempre in movimento e colpi di scena davvero inattesi e non scontati) è in realtà intriso di significati metaforici. La protagonista Ryan Stone ha infatti perso la figlioletta morta a 4 anni per una banale caduta. La donna astronauta, in orbita lontana dalla Madre-Terra nel silenzio senza fine dello spazio cosmico rimanda in un parallelo metaforico alla figlioletta lontana dalla Madre-Astronauta e immersa nel silenzio eterno. Ma è soprattutto il tema della rinascita quello che lo sceneggiatore sottolinea in varie scene, da quella fantastica (stile Kubrick) della dottoressa Stone in posizione fetale in assenza gravità nella navicella dopo essere scampata ai detriti spaziali, alla rinascita a nuova vita dopo il rientro sulla terra.
In definitiva all'uscita dalla sala cinematografica lo spettatore ci mette un pò di tempo a riprendersi e a tornare ai rumori e alla gravitá della vita normale, proprio come un astronauta di rientro da una missione spaziale.
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[+] la durata
(di davidalcor)
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miroforti
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lunedì 7 ottobre 2013
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gravity
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Un’esperienza emozionale e visiva piena e vastissima. Alfonso Cuaròn è nei cuori di tutti i fan della saga cinematografica di Harry Potter per aver diretto il Prigioniero di Azkaban, uno dei migliori episodi della serie. Dopo nove anni e I figli degli uomini, Cuaròn ci regala il più bel film di fantascienza del 2013 e ci presenta la sua opera più riuscita. L’impatto che Gravity ha sullo spettatore è assoluto, da tutti i punti di vista, dal principio fino all’ultima inquadratura. Un film ferreo nonostante l’immenso vuoto con il quale si trova a dover fare i conti, un film grazie al quale il concetto di sublime faticherà a trovare una migliore corrispondenza.
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Un’esperienza emozionale e visiva piena e vastissima. Alfonso Cuaròn è nei cuori di tutti i fan della saga cinematografica di Harry Potter per aver diretto il Prigioniero di Azkaban, uno dei migliori episodi della serie. Dopo nove anni e I figli degli uomini, Cuaròn ci regala il più bel film di fantascienza del 2013 e ci presenta la sua opera più riuscita. L’impatto che Gravity ha sullo spettatore è assoluto, da tutti i punti di vista, dal principio fino all’ultima inquadratura. Un film ferreo nonostante l’immenso vuoto con il quale si trova a dover fare i conti, un film grazie al quale il concetto di sublime faticherà a trovare una migliore corrispondenza. Il soggetto – firmato dallo stesso Cuaròn in collaborazione con il figlio Jonas – vanta una semplicità quasi essenziale. Una missione spaziale sulla stazione orbitante Explorer per la quale l’astronauta Matt Kowalsky (George Clooney) ha «una brutta sensazione», si trasformerà in una lotta per la sopravvivenza degli unici due superstiti: lo stesso Kowalsky e la dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock). La bellezza dei panorami e l’apertura di inquadrature davvero ampie si alternano a soggettive claustrofobiche accompagnate da respiri affannosi, ma in entrambi i momenti la tensione non dà tregua. Più di una volta l’istinto sarà di trattenere il respiro assieme alla dottoressa Stone, più volte proveremo la stessa sensazione di disorientamento, di assenza di punti di riferimento certi. Il coinvolgimento emotivo è in effetti uno dei punti forti del film, che lo attua grazie a uno spazio vuoto, riempito a poco a poco dall’umanità dei due protagonisti, dal loro rapporto e dalle loro vite. Alcuni hanno individuato un parallelo tra Gravity e il capolavoro di Stanley Kubrick, 2001: odissea nello spazio per la tendenza alla contemplazione di certe inquadrature e l’uso dei suoni (che nello spazio non si propagano). Naturalmente Il lavoro di Cuaròn è figlio del suo tempo, le varie caratteristiche si sono aggiornate al nuovo millennio e la contemplazione risulta più difficile al pubblico di oggi, ma c’è un elemento di assoluta importanza comune alle due pellicole: entrambe si configurano come una metafora di crescita e di evoluzione umana, accompagnano il rispettivo eroe in un viaggio che ha una meta superiore a quella di partenza. Nel 1968 il viaggio era universale, l’evoluzione era tangibile, la meta meravigliosa. Il 2013 racconta un viaggio personale che comincia per Ryan Stone con la solitudine e l’emancipazione, insieme con la consapevolezza di poter contare solo sulle proprie forze – e sulle proprie debolezze –. Questa condizione la costringe, fluttuante e in posizione fetale, a una rinascita. Ciò realizza una delle immagini più potenti dell’intero film, e in virtù del paragone proposto poco sopra, è difficile non vedere in essa un riferimento (seppur solo visivo) allo Star Child di 2001. Da dove finiva Kubrick, il percorso della dottoressa ha inizio, e la ricerca si conclude come meglio non potrebbe; nelle battute finali, Gravity chiude il cerchio e raggiunge una seconda e ultima rinascita. La salvezza si manifesta nel superamento del film stesso, della forza che gli dà il nome, che schiaccia e costringe a terra. Lo sforzo definitivo che trasformerà la solitudine in libertà.
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catcarlo
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martedì 15 ottobre 2013
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gravity
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Uno sciame di detriti spaziali fa cascare come birilli tutti gli oggetti orbitanti che trova sul suo cammino. Il primo è uno Shuttle, fuori dal quale il comandante Kowalski (Clooney) e l'ingegnere medico Stone (Bullock) stanno eseguendo delle riparazioni. Passata la buriana, i due si ritrovano a essere gli unici sopravvissuti e iniziano una corsa contro il tempo – e i detriti – per cercare di tornare sulla Terra: appoggiandosi prima a una stazione internazionale e poi a una cinese, solo lei riesce nell'impresa dopo che lui si è sacrificato per regalarle una possibilità. Il nuovo film del messicano Cuarón è un ‘survivor’ spaziale costruito con grande abilità visiva e con una scrittura solida che, specie nella prima parte, fa trattenere più di una volta il fiato.
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Uno sciame di detriti spaziali fa cascare come birilli tutti gli oggetti orbitanti che trova sul suo cammino. Il primo è uno Shuttle, fuori dal quale il comandante Kowalski (Clooney) e l'ingegnere medico Stone (Bullock) stanno eseguendo delle riparazioni. Passata la buriana, i due si ritrovano a essere gli unici sopravvissuti e iniziano una corsa contro il tempo – e i detriti – per cercare di tornare sulla Terra: appoggiandosi prima a una stazione internazionale e poi a una cinese, solo lei riesce nell'impresa dopo che lui si è sacrificato per regalarle una possibilità. Il nuovo film del messicano Cuarón è un ‘survivor’ spaziale costruito con grande abilità visiva e con una scrittura solida che, specie nella prima parte, fa trattenere più di una volta il fiato. La fantascienza (abbastanza poco ‘fanta’, oltretutto) è solo uno sfondo su cui dipingere ammalianti panorami spaziali e raccontare una storia di resistenza umana fino ai limiti e anche un po’ oltre, premiata alla fine da una sorta di nascita a nuova vita attraverso le difficoltà, con Stone che esce barcollando da un lago sconosciuto in una terra all'apparenza selvaggia (e si spera che qualcuno trovi il modo di localizzarla). Ma torniamo fra le stelle, dove pulsa il cuore del film. Le scene spaziali, meticolosamente costruite al computer prima di sovrapporvi i volti degli attori, sono di grande efficacia, tanto da giustificare per una volta e almeno in parte le tre dimensioni: sarebbero però sola decorazione – come, tanto per fare un esempio recente, in ‘Upside down’ - se la storia, seppur costruita su elementi minimi, non funzionasse a dovere tenendo vivo l'interesse dello spettatore ben aldilà delle immagini. A voler guardare il pelo nell'uovo, risulta più efficace la prima parte, dove interagiscono il logorroico Kowalski e la più riservata (oltre che inesperta) Stone, segnata da una tragedia familiare: quando il primo se ne vola via ad ammirare le stelle, rimane in scena la sola dottoressa che - prima con la razionalità e l'addestramento, poi con la forza della disperazione - affronta il caldo e il freddo, il russo e il cinese (intesi come lingue) per cercare di tornare a casa. Nei suoi panni, Sandra Bullock offre una prova davvero convincente, dove il ritratto di una donna che trova le energie necessarie nel superamento delle proprie fragilità è più importante di pur notevoli esibizioni atletiche che farebbero invidia a Bruce Willis. Al suo fianco, Clooney è, a parte una breve scena, quasi solo una voce grazie alla quale l'attore gigioneggia un po’ sfruttando la parlantina kowalskiana – chissà poi se il nome è stato dato a caso o c’è qualche legame con l’omonimo di ‘Punto zero’ – mentre dal controllo missione di Houston si fa sentire (poco) Ed Harris, che fu John Glenn in ‘Uomini veri’. Si tratta però di figure ai margini, quale più o quale meno, perché gli unici veri protagonisti del film restano Stone e la limpida visione dello spazio esterno, dove nessuno può sentirti urlare - la mancanza di rumore nel vuoto è rispettata - ma si può vivere, e far vivere, un'avventura emozionante: in novanta minuti ‘Gravity’ non inventa nulla dal punto di vista narrativo (da quello visivo sì, ma, come già detto, non sarebbe abbastanza) ma sa raccontare, senza intoppi o altre sbavature che non siano qualche dialogo un po’ così, una vecchia e bella storia.
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massybiagio
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venerdì 4 ottobre 2013
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effetti speciali da capogiro, ma....
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A livello di effetti speciali é stupendo, credo che sarà una pietra miliare per questo genere, ma la sceneggiatura é pari a 0...
Da vedere comunque, anche se solo per gli effetti speciali
[+] quando leggo cose assurde
(di davidalcor)
[ - ] quando leggo cose assurde
[+] perfettamente d'accordo
(di aragornvr)
[ - ] perfettamente d'accordo
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(di gaetano9348)
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