Fatal Assistance

Film 2013 | Documentario

Titolo originaleAssistance mortelle
Anno2013
GenereDocumentario
ProduzioneFrancia, Haiti, USA, Belgio
Regia diRaoul Peck
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Raoul Peck. Un film Titolo originale: Assistance mortelle. Genere Documentario - Francia, Haiti, USA, Belgio, 2013, Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Per la ricostruzione di Haiti, dopo il violento sisma del 2010, sono giunti aiuti stranieri per miliardi di dollari, ma non è chiaro come siano stati spesi. Al Box Office Usa Fatal Assistance ha incassato 3 mila dollari .

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
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Trailer
Nel racconto della ricostruzione di Haiti dopo il terremoto, la denuncia, più giornalistica che cinematografica, di malafede e inefficienze.
Recensione di Annalice Furfari
Recensione di Annalice Furfari

Il 12 gennaio 2010 un terremoto devasta Haiti. Il sisma ha una magnitudo di 7 gradi della scala Mercalli e colpisce soprattutto la capitale di questo piccolo paese caraibico, Port-au-Prince. Basta un attimo a uccidere 250 mila persone, che restano schiacciate dalle macerie. Altre 300 mila sono ferite. Ma la tragedia non finisce qui. Un milione e 200 mila uomini e donne si ritrovano senza casa. La catastrofe colpisce l'opinione pubblica internazionale e, da tutto il mondo, partono subito le carovane di missioni umanitarie. Viene istituita una commissione per la ricostruzione, la Interim Haiti Recovery Commission, con al vertice l'ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Sono moltissimi i paesi che prendono parte ai progetti di ricostruzione, con le potenze occidentali che mantengono un saldo controllo. Ma la situazione sfugge ben presto di mano e inizia il vergognoso sciacallaggio legato al business degli aiuti umanitari.
Il regista Raoul Peck torna al documentario per raccontare la più grande tragedia della storia recente del suo paese. Ministro della Cultura e della Comunicazione del governo di Haiti dal 1995 al 1997, Peck aveva già svelato le contraddizioni irrisolte di questo piccolo territorio isolano dell'America centrale nel 2009 con Moloch tropical, sulle sommosse che hanno spesso agitato - e continuano ad agitare - la situazione politica del paese, ma soprattutto quella sociale. Haiti è infatti uno degli Stati più poveri al mondo. Basta questo a comprendere le proporzioni di un disastro naturale che si è abbattuto là dove le condizioni di vita della popolazione erano già allo stremo. In un contesto in cui la disoccupazione è elevatissima, la maggior parte degli abitanti vive al di sotto della soglia di povertà e le dittature trovano il terreno spianato, il terremoto amplifica gli enormi problemi esistenti.
Il regista filma la sua terra all'indomani del sisma, ma non si concentra tanto sulle conseguenze della catastrofe quanto sui lavori del processo di ricostruzione, con l'Occidente in prima linea, seguiti passo dopo passo, fino a due anni e mezzo dal terremoto. «Le potenze straniere accorrono al capezzale di Haiti, ma l'abbraccio dei molti amici è soffocante», dice la voce fuori campo che fa da filo conduttore al racconto, nelle forme di un poetico scambio epistolare con un'amica straniera, attivista impegnata in uno dei tanti progetti partiti subito dopo il sisma. Lavoratori del sociale giovani e brillanti, mandati da mezzo mondo a salvare questa perla dei Caraibi dalla ribellione della sua natura paradisiaca. Cooperanti imbarazzati e delusi, che ammettono il fallimento delle missioni internazionali di fronte all'immobilismo e alla disorganizzazione di strutture che sembrano più avvezze alle presentazioni altisonanti con divi al seguito (le visite di Bill Clinton o quelle dell'attore Sean Penn), a uso e consumo dei media, più che alle azioni concrete e decisive sul territorio. È lo stesso stallo denunciato dal regista. Quello delle quattro Ong che lavorano sullo sgombero delle macerie dalla stessa fogna, o dei plastici di case sicure e colorate che restano su belle fotografie e non prendono mai il posto dei campi periferici in cui sono ammassati gli sfollati, sempre lì, anche due anni dopo quel tremendo 12 gennaio 2010. Peggiore delle inefficienze delle strutture umanitarie è la malafede, che fa "scomparire" una parte degli aiuti finanziari destinati a una popolazione sempre più affamata e arrabbiata, perché completamente tagliata fuori dalla gestione del processo di ricostruzione. Quella ricostruzione che ancora oggi è ben lontana dall'essere terminata. Nel frattempo la disoccupazione aumenta, la povertà si aggrava e il governo è sempre più impotente, con una convulsa fase elettorale - un anno dopo il sisma - su cui aleggiano gli interessi degli Stati Uniti.
Questo paese ricoperto da macerie materiali e morali è raccontato soprattutto dalle parole di abitanti, politici e cooperanti intervistati dal regista, oltre che da filmati di repertorio. Le poche immagini silenziose di questo documentario hanno, però, molta più forza di tante parole. Lo stile più giornalistico che cinematografico della narrazione nuoce, così, alla riuscita complessiva del progetto, che serba comunque l'importante valore della denuncia.

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Haiti ripresa dopo il terremoto che l'ha devastata nel 2010.
a cura della redazione

Le devastanti conseguenze del violento terremoto che nel 2010 ha distrutto Haiti. Per la ricostruzione sono giunti aiuti stranieri per miliardi di dollari, ma non è chiaro come siano stati spesi, dato che la maggior parte della popolazione vive ancora nel degrado e nella miseria. Esauriti anche gli aiuti finanziari, le condizioni della popolazione haitiana sono peggiorate ulteriormente: i prezzi dei prodotti alimentari e dei generi di prima necessità sono saliti esponenzialmente, i servizi igienico-sanitari sono allo sbando e le risorse di acqua potabile sono carenti.

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