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Ultimo aggiornamento venerdì 17 novembre 2017
Dopo Japón, Battaglia nel cielo e Stellet Licht, Carlos Reygadas torna al cinema con un film di finzione, semiautobiografico, che miscela "sentimenti, ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza". Il film è stato premiato al Festival di Cannes,
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CONSIGLIATO NÌ
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Juan, sua moglie Olivia e i loro due figli piccoli hanno lasciato Città del Messico per andare a viver in campagna. Hanno però gravi problemi di convivenza e lui, in particolare, è incapace di controllare una forma di violenza che esercita su uno dei suoi cani. Il rapporto della coppia con la realtà di campagna non è dei migliori. L'integrazione è difficile e lo diviene ancora di più quando Juan scopre del tutto casualmente che una persona di cui si fidava sta per svaligiargli la casa.
C'era una volta Carlo Reygadas, un regista spesso alla ricerca dello scandalo ma con punti di riferimento solidi individuati in Maestri della Settima Arte che rispondono ai nomi di Andrei Tarkovskij e Carl Theodor Dreyer. C'è oggi un regista che ha come sterile riferimento solo il proprio ego disperatamente alla ricerca di uno stile.
Post Tenebras Lux è un sedicente film che andrebbe mostrato come paradigma di quelle opere in cui il regista si autoproclama 'autore' nel momento stesso in cui mette in fila quanto c'è di più convenzionale e già visto. Pensare di essere il nuovo Godard non è sufficiente per divenirlo realmente. Reygadas però sembra convinto che basti riprendere metà della inquadrature (talvolta simili a film amatoriali delle vacanze) con una focale che sdoppia i soggetti quando passano ai bordi per mostrare la propria superiorità. Crede che proporci un club in cui i protagonisti vanno per partecipare a raggelate orge sia 'scandaloso' ma che al contempo possa anche assurgere ad alti livelli di cultura se si denomina una delle stanze Sala Duchamp. Pensa poi che mostrarci un Belzebù luminosamente rosso che si aggira nottetempo per casa portando con sé una valigia degli attrezzi possa farci pensare a come il maligno opera nelle nostre vite. Non contento di tutto ciò ci regala anche nel finale una scena da horror gore che potrebbe sconcertare se non risultasse ridicola.
Farebbe bene a prendere esempio da alcuni suoi personaggi che partecipano a una seduta naif di autocoscienza dichiarando le proprie debolezze. Potrebbe forse aiutarlo a ripensare alla sua filmografia pregressa e tornare a rivedere la Lux.
Sarebbe troppo facile definire l'ultimo film di Reygadas un sopravvalutato esempio di intellettualismo snob e pretenzioso. Complesso, criptico, troppo spesso compiaciuto ben oltre il livello di sopportazione di un pubblico pur abituato a farsi del male, certo. Ma "Post tenebras lux" offre anche notevoli spunti di riflessione e potenza visionaria di rara intensità ed è su questo che vale la pena soffermarsi. [...] Vai alla recensione »
Regista che si merita la Palma d’oro per i titoli più magniloquenti (Post tenebras lux era quello ieri in concorso, cinque anni fa Luce silenziosa, due anni prima Battaglia nel cielo, che si segnalò per una fellatio a tutto schermo), il messicano Carlos Reygadas è autore di un film dove la non messa a fuoco negli esterni èvoluta, perché così «si trasforma la vita»; uno dei protagonisti si stacca letteralmen [...] Vai alla recensione »