| Titolo originale | Get the Gringo |
| Anno | 2012 |
| Genere | Azione, |
| Produzione | USA |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Adrian Grunberg |
| Attori | Mel Gibson, Daniel Giménez Cacho, Jesús Ochoa, Roberto Sosa (II), Dolores Heredia Kevin Hernandez, Fernando Becerril, Peter Stormare, Bob Gunton, Dean Norris, Scott Cohen, Patrick Bauchau, Stephanie Lemelin, Tom Schanley, Gustavo Sánchez Parra, Zak Knutson, Sofía Sisniega, Tenoch Huerta, Jace Jeanes, Denise Gossett, José Montini. |
| Uscita | venerdì 1 giugno 2012 |
| Tag | Da vedere 2012 |
| Distribuzione | Eagle Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 2,91 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 8 giugno 2012
Un uomo, in prigione insieme a trafficanti di droga, imparerà a sopravvivere grazie all'aiuto di un bambino di nove anni. In Italia al Box Office Viaggio in paradiso ha incassato 434 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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In fuga dalla polizia e dai sicari di un pericoloso criminale, un rapinatore oltrepassa il confine con il Messico e viene arrestato dalle autorità locali. L'uomo sembra non avere un'identità e ha cancellato le sue impronte digitali, così che la polizia, dopo essersi impossessata dei soldi della refurtiva, lo chiude in un carcere di Tijuana noto come El Pueblito. Il penitenziario non è una semplice prigione ma un vero e proprio villaggio-baraccopoli dove dominano ogni tipo di violenza e di corruzione. Là dentro, il rapinatore stringe amicizia con un ragazzino di dieci anni con il vizio del fumo. È lui a spiegargli che all'interno del Pueblito chi comanda e gestisce tutto è Javi, un ricco trafficante malato di cirrosi, a cui il ragazzino è condannato a dover donare il proprio fegato.
Dietro ogni eroe solitario senza nome e senza un passato, c'è sempre un attore carico di carisma e di connotati. Ma dietro ogni attore avvezzo all'aura da eroe, c'è dietro uno star system che non perdona facilmente vizi ed eccessi che hanno a che fare con violenza e razzismo. Così, per risollevare la parabola discendente del suo statuto di star, Mel Gibson si cuce addosso un ruolo che è più una summa dei suoi caratteri più amati dal pubblico. Il suo Gringo possiede la violenza ruvida del Porter di Payback, il laconico carisma di Mad Max, la lucida follia del Martin Riggs di Arma letale e, in qualche modo, anche l'etica del "cattivo maestro" de L'uomo senza volto.
Messa da parte l'epica seriosa e sanguigna della sua filmografia da regista, Gibson fa così appello alla nostalgia per risanare la sua aura divistica un po' consumata. Viaggio in paradiso è tutto costruito attorno a lui e lo vede impegnato su più fronti: voce fuori campo e corpo e volto nelle sequenze d'azione; penna nello script e soldi nella produzione. Probabilmente è anche un occhio nella regia, visto che per dirigere questo suo ruvido ritorno alla action comedy ha scelto l'assistente alla regia di Apocalypto e Fuori controllo.
E tuttavia, è un Gibson-centrismo sfumato di un'ironia pulp che sembra più provenire dai Machete e Mariachi di Robert Rodriguez che dalle "armi letali" degli anni Ottanta-Novanta. Corpo troppo granitico e troppo sensuale per farsi di punto in bianco icona-Grindhouse, Gibson comprende bene che per aggiornarsi è meglio restare integro a se stesso e alla sua icona e modificare il più possibile il contesto che gli sta attorno. Il carcere-bidonville di El Pueblito è in questo senso un mondo da perfetto b-movie: un territorio franco non solo per la giustizia, ma anche per dispiegare i peggiori stereotipi sull'esistenza suburbana del Messico e per lavorare coi ritmi parossistici dell'hard boiled, da Peckinpah a Tarantino.
Un gioco compiaciuto e iperbolico che si permette anche di colpire anche il più intoccabile dei giustizieri americani, ovvero Clint Eastwood. Il desiderio di ripercorre la parabola del grande regista (da tutore della legge a tutore minorile) è evidente al punto che Gibson con questo film riesce a esserne una sorniona incarnazione post-moderna.
La Icon Productions di Gibson torna dopo aver prodotto capolavori come 'La Passione di Cristo' e 'Apocalypto'. Il genere e la portata non sono più gli stessi, ma in quanto a spettacolarità e magnificenza ci siamo. Grande ricostruzione di una realtà che tuttora non tutti conoscono. Un film quasi 'alla Michael Mann' che racconta una storia [...] Vai alla recensione »
«Non c’è niente di peggio di un clown, se non un clown che vomita sangue sui vostri soldi». Bella partenza in voice over per un noir d’azione ambientato in Messico che ci restituisce il Mel Gibson vendicativo di Payback. Viaggio in paradiso si apre con due rapinatori travestiti da clown inseguiti dalla polizia sulla frontiera tra Usa e Messico. Quello che vomitava sui soldi muore subito.