Melancholia

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Un film di Lars von Trier. Con Charlotte Gainsbourg, Charlotte Rampling, Stellan Skarsgård, Alexander Skarsgård.
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Fantascienza, Ratings: Kids+16, durata 130 min. - Danimarca, Svezia, Francia, Germania 2011. - Bim Distribuzione uscita venerdì 21 ottobre 2011. MYMONETRO Melancholia * * * 1/2 - valutazione media: 3,53 su 156 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

apocalypse now Valutazione 5 stelle su cinque

di pepito1948


Feedback: 13952 | altri commenti e recensioni di pepito1948
martedì 8 novembre 2011

IL SOGNO – In uno splendido giardino color oro gli alberi mostrano ombre anomale, un’enorme meridiana segna un tempo alterato; tutto è estremamente rallentato, come se la natura, florida ma rassegnata, perfetta ma turbata, s’ingessasse in ansiosa e statica attesa dell’ineluttabile. Anche i movimenti umani sono quasi impercettibili nella consapevolezza che un passaggio senza ritorno è ormai vicino e non più evitabile.
Sul palco senza fine e dalle infinite luci ed ombre dello spazio, va in scena un evento esiziale per l’umanità ma insignificante in termini cosmici: la grande sfera venuta da lontano fagocita la piccola, e l’Universo continua il suo corso.
IL RITO – Nello sfarzoso castello approntato secondo la liturgia più tradizionale, la sposa Justine si comporta secondo copione: ride, sorride, celia e bacia, ma ogni suo atto non fa che alimentare in se stessa sensazioni opposte a quelle apparenti: l’insofferenza  per il rito, predisposto con cura ed amore dalla sorella Claire, il rifiuto di un cerimoniale sociale che considera come una gabbia soffocante, l’incapacità di indossare maschere a lei non congeniali come quella del Recitante o dell’Ipocrita, come in un inarrestabile domino fa esplodere tutto ciò che il rito stesso teneva faticosamente legato. Si sbriciolano le forme, svaporano le promesse, si sfaldano i rapporti, decorticati di falso buonismo ed oppressive convenzioni, in sintonia con un’aura di inquietudine che sembra preludere ad una  grave minaccia.
L’ATTESA –Depressa e “malinconica”, Justine accetta di condividere la casa e la vita con la sorella ed i suoi familiari (il marito ed il figlio adolescente). Melancholia si avvicina nella sua imponente ed affascinante maestosità, sembra allontanarsi ma poi il “cerchio magico” dà il responso che fuga ogni dubbio: il temibile diventa inevitabile. L’Uomo Adulto,  che aveva pervicacemente negato l’inaccettabile, non sostiene la delusione, lasciando il campo alle due sorelle ed all’innocente inconsapevolezza del figlio. Diverse in tutto tranne che nel loro legame, Justine e Claire affrontano il breve futuro tentando di dare un senso all’attesa, l’una nell’ostentare lo scudo di una fredda indifferenza l’altra invece tra convulse resistenze di donna e di madre nel tentare invano di esorcizzare la fine ritualizzandone la negazione con una pagana “ultima cena”
L’EPILOGO -  Ma l’idea del rito non è condivisa e solo un colpo di “magia” può mettere insieme lucida rassegnazione, composte lacrime e turbamento inconsapevole in un tenero, ultimo abbraccio mentale, mentre la sagoma ormai immensa e troppo vicina di Melancholia invade l’intero orizzonte.
Notoriamente dotato di genio e sregolatezza, Lars Von Trier ha inventato un affresco imponente e meraviglioso sull’Apocalisse, in questo caso rappresentato dall’inesorabile avvicinarsi di un pianeta in rotta di collisione con il nostro, soffermandosi sulle variegate reazioni di una briciola familiare davanti a tale minaccia. E lo ha dipinto con i colori di un morbido romanticismo, di una struggente poesia, della delicatezza di sentimenti diversi ma fortemente umani, ma anche con le tinte cupe della ferocia con cui attacca senza pietà la vacuità e l’ipocrisia di una società borghese schiava delle proprie convenzioni. Il Tristano ed Isotta wagneriano prorompe d’impeto nell’incipit, sottolineando perfettamente l’atmosfera solenne e vagamente misteriosa espressa mediante immagini che per bellezza e capacità di trasmissione emotiva ricordano il recente L’albero della vita di Malick. La tensione è presente fin dall’inizio, cambia  di tono e poi cresce finchè alla fine va letteralmente alle stelle.
Von Trier, che perde il vizio ma non il Dogma, rifugge dagli schemi tradizionali: inizia dove il film finisce (ma rappresentando lo stesso evento da due punti di vista diversi, l’uno onirico-visionario l’altro focalizzato sulle re(l)azioni umane), poi ti spiazza introducendoti nell’apparente normalità di un festoso matrimonio in cui succede di tutto tranne che banchettare allegramente e stappare champagne, insegue scattosamente i protagonisti con la macchina da presa a spalla quasi a rimarcarne le inquietudini e le ansie, quindi riprende una linea sempre più “magica” e piena di vibrante pathos fino all’apoteosi grandiosamente cosmica della Fine.
Metafora di un’umanità che tende a nascondere la propria incapacità di affrontare i triboli della vita con i riti, la negazione, le maschere, addirittura con la fuga anticipata dalla vita, e di rapportarsi con approcci costruttivi alla morte in qualunque sembianza si presenti –ma anche metafora, come indica il titolo, del male oscuro che affligge la società odierna,  che porta distacco affettivo, indifferenza,  solitudine; tutti elementi che non rendono questo mondo degno di continuare a vivere, sembra dirci l’Autore- Melancholia resta una tappa fondamentale nel cinema autoriale ed indipendente dei nostri tempi, di cui Von Trier, nonostante alcune recenti esternazioni poco edificanti che hanno rischiato di inquinarne la figura e di riflesso la produzione artistica, è uno dei massimi rappresentanti viventi.  
Straordinarie le due protagoniste, e dispiace per il mancato ex-aequo per la Gainsburg a Cannes.
Da non mancare.

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flavia58 mercoledì 9 novembre 2011
quasi condivido
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Complimenti per la raffinata recensione, organizzata e ben scritta. Solo l'ultimo paragrafo non condivido, perchè a me è apparsa una dicotomia fra le sorelle e che, a differenza di Claire, la melancholica Justine accolga la morte con pacata serenità ed accettazione.Se ti va leggimi.

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