| Anno | 2010 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Ferzan Ozpetek |
| Attori | Nicole Grimaudo, Ennio Fantastichini, Bianca Nappi, Paola Minaccioni, Riccardo Scamarcio Carolina Crescentini, Emanuela Gabrieli, Massimiliano Gallo, Ilaria Occhini, Elena Sofia Ricci, Lunetta Savino, Alessandro Preziosi, Gianluca De Marchi, Daniele Pecci, Matteo Taranto, Giorgio Marchesi, Carmine Recano. |
| Uscita | venerdì 12 marzo 2010 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 3,16 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 31 marzo 2020
Argomenti: Film contro l'omotransfobia
Il rientro a casa del rampollo più giovane Tommaso, è il momento per la famiglia Cantone di sancire il passaggio della gestione aziendale ai due figli maschi. Il film ha ottenuto 10 candidature e vinto 5 Nastri d'Argento, 12 candidature e vinto 2 David di Donatello, 2 candidature agli European Film Awards, In Italia al Box Office Mine Vaganti ha incassato 8,4 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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La famiglia Cantone è proprietaria di uno dei più importanti pastifici del Salento. La nonna aprì l'azienda assieme al cognato, di cui è stata segretamente innamorata per tutta la vita, e ora quegli impulsi sopiti ricadono sulle abitudini di una famiglia schiava del perbenismo alto-borghese. Il rientro a casa del rampollo più giovane Tommaso, trasferitosi a Roma per studiare economia e commercio, è il momento per la famiglia di sancire ufficialmente il passaggio della gestione aziendale ai due figli maschi. Tommaso è pronto a sconvolgere i piani del pater familias dichiarando apertamente la propria omosessualità e il desiderio di seguire aspirazioni letterarie, ma durante la cena ufficiale per festeggiare il nuovo corso aziendale, viene anticipato dal fratello maggiore Antonio che, dopo tanti anni di fedele servizio agli affari di famiglia, si dichiara omosessuale prima di lui e viene per questo espulso dalla casa e dalla direzione dell'azienda. Per non distruggere definitivamente l'orgoglio del padre, già colto da un collasso al momento della rivelazione, a Tommaso non resta altro che dissimulare le proprie preferenze sessuali e assecondare momentaneamente gli oneri familiari.
Il cambio di registro non implica un cambio di mentalità. E il sentiero della commedia all'italiana non implica necessariamente una satira cinica e arguta. In questo senso, Mine vaganti non smentisce il peculiare interesse di Ozpetek per le varie forme di squilibrio dei rapporti sociali nel momento in cui all'interno di questi emergono bugie, amenità e piccole tragedie. Ma neanche la sua predisposizione ad assumere un atteggiamento liberale e progressista nei contenuti ma inguaribilmente "centrista" e conservatore nella forma.
A dir la verità, l'incipit parrebbe dire il contrario, sottolineando una presa di coscienza da parte del regista italo-turco delle proprie ossessioni. Ozpetek presenta infatti quasi in apertura l'immancabile scena di una grande tavolata di commensali e la sua tipica ripresa che percorre in circolo volti, nuche, bocche che parlano e che masticano. Stavolta però nella perfetta sincronia della tavola, inserisce un detonatore narrativo pronto a far saltare la buona forma delle apparenze e a dotare di ottimo slancio la successiva evoluzione del racconto. Ma è quando il gioco comincia a farsi più scoperto e ai veleni della satira si sostituiscono i balsami della morale, che si capisce che per Ozpetek la commedia sulla realtà della provincia non è tanto Signore & Signori quanto Il ciclone . Il suo modo di gestire gli attori, coordinare le loro performance e i relativi tempi comici, non è quello di chi ha intenzione di creare una vera "commedia queer all'italiana", sintesi di acume, sagacia e sensibilizzazione. I suoi personaggi non sono delle vere "mine vaganti", delle maschere intente a spostare i pigri equilibri del pensiero comune, ma piuttosto delle caricature bizzarre che si divertono alle spalle del perbenismo senza volerlo realmente criticare.
E quel che è peggio è che la sua visione dell'Italia retrograda risulta ancor più passatista della mentalità che vorrebbe irridere per l'atteggiamento bonario e paternalista con cui la mette in scena.
Per questo, sulle sequenze umoristiche quel che alla fine emerge è la contraddizione fra chi da una parte esalta lo scompiglio e dall'altra si appiglia alla prosecuzione del pensiero comune. Tanto che nell'incrocio di presente e passato, con l'ausilio di un canzoniere vintage che attinge indiscriminatamente al repertorio pop di varie decadi, alla commedia ozpetekiana manca solo l'esibizione di qualche telefono bianco.
Tutto perfetto (o quasi) nella riuscitissima commedia di Ozpetek, tranne forse... il titolo. Che risulta d'effetto, certo, ma promette scenari e sviluppi che vanno oltre quelli realmente presenti nella storia. A rigore, una "mina vagante" é un oggetto altamente (e facilmente) esplosivo, incontrollabile negli spostamenti perché trascinato qua e là dalla corrente: nessuno dei (convincenti) personaggi [...] Vai alla recensione »
Ancora un nucleo familiare e un mucchio di tensioni latenti e segreti stridenti a minare l'equilibrio degli affetti. A cambiare, nel nuovo lavoro di Ferzan Ozpetek, sono soprattutto i toni, che passano dal dramma intimista alla commedia e al divertissement puro, e le location che per la prima volta si allontanano dagli appartamenti borghesi di Roma per spostarsi nelle ville salentine e nei vicoletti di Lecce.
Esce Mine vaganti, nuovo film di Ferzan Ozpetek, e il portale internet di un importante quotidiano lancia un sondaggio: quale film gay preferisci? Tra le opzioni c'è La mala education, scritto così, perché Hollywood lava più bianco e quindi Almodovar deve diventare anglofono (il suo bel film si chiamava La mala educacion, in castigliano). Tutto fa brodo (leggi: pubblicità), ma non sappiamo se Ozpetek [...] Vai alla recensione »