Vincere

Film 2009 | Drammatico, 128 min.

Regia di Marco Bellocchio. Un film Da vedere 2009 con Filippo Timi, Giovanna Mezzogiorno, Fausto Russo Alesi, Michela Cescon, Pier Giorgio Bellocchio. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, Francia, 2009, durata 128 minuti. Uscita cinema mercoledì 20 maggio 2009 distribuito da 01 Distribution. - MYmonetro 2,94 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 14 giugno 2019

Nella vita di Mussolini c'è uno scandalo segreto: una moglie e un figlio - concepito, riconosciuto e poi negato. Questo segreto ha un nome: Ida Dalser. Il film ha ottenuto 6 candidature e vinto 4 Nastri d'Argento, 15 candidature e vinto 8 David di Donatello, 2 candidature agli European Film Awards, In Italia al Box Office Vincere ha incassato 2,1 milioni di euro .

Vincere è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato sì!
2,94/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 2,62
PUBBLICO 3,19
CONSIGLIATO SÌ
Un melodramma di denuncia, alla Bellocchio, che intreccia il tema del potere e le dinamiche della psiche.
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 19 maggio 2009
Recensione di Giancarlo Zappoli
martedì 19 maggio 2009

Siamo agli inizi del secolo e un giovane socialista rivoluzionario incontra casualmente una donna passionale come lui, Ida Dalser. Quel giovane si chiama Benito Mussolini. Lei lo seguirà nella sua azione politica, assecondandone i cambiamenti di rotta e giungendo fino a spogliarsi di tutto per consentirgli di fondare il proprio giornale, «Il Popolo d'Italia». Gli darà anche un figlio che verrà chiamato Benito Albino e sarà riconosciuto dal padre. Ida però dovrà scoprire che il suo matrimonio, avvenuto in chiesa, ha molto meno valore di quello che Mussolini ha contratto civilmente con Rachele Guidi da cui ha avuto la figlia Edda. L'ascesa dell'uomo politico è inarrestabile così come la sua decisione di escludere dalla propria vita sia Ida che il bambino. La donna cercherà di autoconvincersi che si tratti solo di una messa alla prova che non potrà che risolversi in senso positivo. Invece significherà per lei e suo figlio la morte in ospedale psichiatrico circondati da una cortina di oblio.
Marco Bellocchio affronta una pagina di storia italiana misconosciuta. La notizia era apparsa negli anni Cinquanta su «La Settimana INCOM Illustrata» ma pochi vi avevano prestato credito perchè in quell'epoca i falsi memoriali su malefatte degli esponenti del fascismo inondavano le redazioni. Due giornalisti Rai, Novelli e Laurenti, riprendono di recente le ricerche e realizzano un documentario che va in onda su RaiTre nel gennaio 2005. Da esso emerge una fitta serie di testimonianze sulla veridicità di quanto all'epoca denunciato..
Si può affermare che Bellocchio non poteva non essere attratto da una vicenda che coniugava il tema del potere con le dinamiche della psiche. Ne emerge un film come al solito molto personale che denuncia però una costrizione in cui il regista non si trova a suo agio. La camicia di forza della Storia, con le sue date e i suoi avvenimenti, vincola la narrazione che tenta di liberarsene non riuscendovi sempre. Certo Bellocchio aveva già affrontato di recente la Storia con Buongiorno, notte ma lì aveva potuto lavorare da Maestro ri-costruendo. Qui non può farlo liberamente e se ne avverte la consapevolezza nella scelta stilistica di ricorrere a una modalità narrativa che gli sta particolarmente a cuore: l'opera lirica. L'intero film è costruito come un melodramma sia sul piano musicale che su quello della struttura, con la passione dominante all'inizio a cui seguono la disillusione e la morte.
Su tutto questo prevale però una lettura decisamente interessante e che mette in gioco la psichiatria e, ancor più, la psicoanalisi che studia il rapporto tra il potere e le masse. Mentre la follia diviene sempre più collettiva e partecipata nel Paese, ci suggerisce Bellocchio, diviene quasi indispensabile che la normalità (Ida) venga trattata come devianza. Mentre l'Italia corre verso il baratro della Seconda Guerra Mondiale la Dalser e suo figlio vengono fatti precipitare nella clausura degli Istituti. Dove non basterà l'ammonimento dello psichiatra: «Questo non è il tempo di gridare la verità. È il tempo di tacere, di recitare una parte». Chi non è disposto a piegarsi non può che essere stroncato oppure, come accade nell'immagine più intensa del film, non può che arrampicarsi su sbarre senza via d'uscita per gettare nella neve lettere che mai nessuno leggerà.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 25 maggio 2009
alespiri

Controllare l'emozione della Mezzogiorno che si precipita per le scale ne "La finestra di fronte" non è stato facile. Impossibile è stato farlo nella scena di questo film in cui, arrampicata sulle grate del manicomio che la rinchiude, sotto la neve, getta lettere nel vuoto senza mai perdere la speranza di rincorrere un'amore ormai impossibile e di rivedere suo figlio.

Frasi
Meglio un battesimo che un funerale
Una frase di Benito Mussolini (Filippo Timi)
dal film Vincere - a cura di Maurizio
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Lietta Tornabuoni
La Stampa

Chi vince in Vincere di Marco Bellocchio? Non Benito Mussolini, finito appeso per i piedi in piazzale Loreto a Milano. Non la sua donna (forse moglie) Ida Dalser, finita a 57 anni per emorragia cerebrale nel manicomio di Venezia, dopo esser stata per 11 anni respinta, spiata, pedinata, privata di tutto, separata per sempre dal figlio, reclusa tra monache complici e malate di mente: senza mai cedere [...] Vai alla recensione »

NEWS
NEWS
mercoledì 22 luglio 2009
Gabriele Niola

Maschio e femmina, dinamico e tranquilla. Le due facce del cinema In attesa dell'arrivo oggi di Milo Manara e Christina Ricci raccontiamo della curiosa esperienza regalata ieri dal festival di Giffoni.

LIBRI
venerdì 22 maggio 2009
Pierpaolo Simone

La recensione *** La storia e la smania di potere. Il privato occultato da una deriva dittatoriale scritta - col sangue - sui libri di scuola. La vicenda narrata da Alfredo Pieroni – corroborata da importanti documenti reperiti qualche anno dopo la fine [...]

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