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Buongiorno, notte
Un film di Marco Bellocchio.
Con Maya Sansa, Luigi Lo Cascio, Pier Giorgio Bellocchio, Giovanni Calcagno, Paolo Briguglia.
continua»
Storico,
Ratings: Kids+16,
durata 105 min.
- Italia 2003.
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![]() Bellocchio torna a leggere "gli anni di piombo"
Giancarlo Zappoli
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Gli "anni di piombo" rivivono attraverso la vicenda di Chiara, brigatista coinvolta nel rapimento di Aldo Moro. L'ideologia si intreccia con la sua esistenza quotidiana, l'anima della combattente crede nella rivoluzione che sta per compiersi. Ma l'utopia non riesce a compensare la ferocia della lotta e Chiara comincia ad avvertire un dubbio morale che indebolisce le sue certezze. Del sequestro e dell'omicidio di Aldo Moro sembrava si fosse detto e scritto ormai tutto. Bellocchio non teme i confronti e ci propone un altro punto di vista. Si tratta di un punto di vista al femminile a cui la brava Maya Sansa conferisce il giusto mix di realismo e onirismo. Quando le contraddizioni dell'agire si fanno troppo forti non resta che rifugiarsi nel sogno? Forse sì. Se poi il sogno è narrato da un regista che ne conosce le dinamiche si può sferrare anche un attacco pesante alle BR (in un periodo in cui sembrano rinascere) paragonandole ai fascisti durante la Resistenza. Proprio nell'apparente contraddizione tra immagini di repertorio e attori che interpretano personaggi reali (Herlitzka regge benissimo il confronto con il Volonté del film di Ferrara) sta la forza di un film che non cerca 'verità' alla Martinelli ma che riflette dolorosamente non su un 'caso' ma, ancora una volta per Bellocchio, sull'animo umano. |
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premi nomination |
Nastri d'Argento 1 0 |
David di Donatello 1 3 |
Un altro moro
venerdì 20 febbraio 2004
di Tiziana Stanzani
Bellocchio, il regista del sogno, ci propone una visione alternativa eppur coerente di quei tragici eventi del 1978, quando Aldo Moro fu rapito e ucciso dalle BR. E’ addirittura imbarazzante vedere quei quattro brigatisti che sembrano compiere una marachella, coi pugni in tasca, come bambini traditi: e come bambini impauriti alle prese con un gioco più grande di loro, si addormentano sul divano e vengono portati di peso a dormire, come bambini si preoccupano degli uccelli in gabbia, hanno il crocefisso continua » |
A venezia si sono indubbiamente sbagliati
giovedì 2 ottobre 2003
di Claudio A.
Ciò che del film colpisce di più è la serie di immagini forti, incandescenti. Il clima pesante degli anni di piombo visto tra la gente degli autobus e delle università, i canti dei partigiani invecchiati, le immagini di repertorio della rivoluzione bolscevica e del periodo tragico del sequestro del presidente DC, tutto si trasforma in un’indelebile epopea di suggestioni storico-ideologiche che accompagnano la vicenda umana della protagonista. Il caso Moro visto dalla prospettiva femminile continua » |
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| Ognuno deve morire, ma non tutte le morti hanno lo stesso significato. | |
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DVD | Buongiorno, notteUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 1 febbraio 2006
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di Roberto Nepoti La Repubblica
Ci voleva una bella dose di coraggio per portare sullo schermo una volta di più la vicenda Moro. Se il film è - com'è - una grande riuscita, dipende da tutta una serie di scelte compiute da Bellocchio: giuste e, in più, coraggiose. Contrariamente alle versioni docu-drammatiche del Caso Moro o del recente Piazza delle Cinque Lune, che aspiravano a rivelare la verità nascosta, Bellocchio ha scelto la triplice via dell'infedeltà (ai fatti), della fabulazione e dello sguardo personale. La prima gli ha permesso di introdurre un personaggio femminile; ispirato, sì, ad Adriana Faranda, ma protagonista di una metamorfosi intima che dà il senso agli eventi, tutti filtrati attraverso i suoi occhi. » |
Moro, un film, un sogno (e una fine senza complotti)
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
Aldo Moro scappava al cinema ogni volta che poteva. Al Quirinetta, non lontano da piazza Montecitorio, lo vedevo infilarsi furtivo e senza scorta nelle prime file sulla destra, con l'aria dello studente che ha marinato la scuola. Ma al riaccendersi delle luci, finito il film, già non c'era più, i doveri di Stato lo avevano risucchiato altrove. Ora che ho visto alla Mostra Buongiorno, notte di Marco Bellocchio, assimilabile a uno di quei «Grandi sogni» di cui parlava C. G. Jung, avrei voglia di sognare Moro come lo vedevo al cinema, quasi a ridosso dello schermo, mentre si proietta proprio questo film. » |
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di Stefano Lusardi Ciak
Dopo il sorriso di mia madre - era il titolo iniziale di L'ora di religione - ecco il sorriso del padre. Non solo per la dedica esplicita nei titoli di testa. «Le scene in cui Aldo Moro (uno straordinario Roberto Herlizka, ndr.) passeggia libero nell'appartamento», confessa infatti Marco Bellocchio, «ricordano le passeggiate notturne di mio padre, quando non dormiva e ci veniva a guardare». E ancora: «È morto quando ero adolescente e per anni ho rimosso il suo ricordo, mi faceva stare troppo male». » |
di Francesco Crsipino Cinemavvenire
Erano quattro giovani poco più che ventenni. Erano solo quattro i ragazzi che condivisero con Aldo Moro i suoi ultimi giorni nella "Prigione del popolo" di via Montalcini, nel quartiere romano di Monteverde. Oltre a loro, in quell’appartamento nessun altro entrò consapevole del fatto che, in una piccola stanza ricavata dietro una libreria, fosse tenuto prigioniero il Presidente del maggior partito di governo. Per 25 anni quello che i loro occhi videro nei 55 giorni della detenzione è rimasto nascosto, celato, sepolto. » |
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