Melancholia

Film 2008 | Drammatico 450 min.

Regia di Lav Diaz. Un film con Roeder Camanag, Angeli Bayani, Perry Dizon, Raul Arellano, Dante Perez. Cast completo Genere Drammatico - Filippine, 2008, durata 450 minuti. - MYmonetro 3,00 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Nella vita, normalmente, ci si impegna per cercare di sopravvivere e allontanarsi il più possibile dalla tristezza e dalla pazzia: i protagonisti di Lav Diaz si confrontano con i fantasmi del passato e con la loro incapacità di reagire.

Consigliato sì!
3,00/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
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Cinema
Trailer
Un'impresa titanica per indagare la vita, la felicità e il Nuovo Cinema Filippino.
Recensione di Rita Andreetti
sabato 6 settembre 2008
Recensione di Rita Andreetti
sabato 6 settembre 2008

Distruzione di tutti i canoni a cui il sistema hollywoodiano ci ha abituato; sfida alla resistenza fisica e all'attenzione dello spettatore; riflessione, tramite le storie dei personaggi, sui massimi sistemi dell'esistenza umana: questo è Melancholia il film di Lav Diaz. Un prodotto veramente fuori dall'ordinario, che sfida qualunque schema consolidato e tenta di comunicare con l'immagine filmica, seguendo i ritmi e i moti degli umori dell'uomo.
Alberta, Julian e Rina sono i tre protagonisti che vivono in cerca della felicità e in fuga dal dolore che le esperienze di ciascuno li ha portati a conoscere. Ciascuno, a suo modo, tenta di escogitare un sistema per poter sopravvivere e realizzare questo sogno, anche se Rina si arrenderà: Alberta e Rina cambiano identità e si fingono qualcun altro per lungo tempo, Julian invece combatte nella foresta.
Lav Diaz si impegna con questa pellicola in una attenta, estremamente attenta riflessione sull'esistenza umana: talmente attenta da risultare filosofica, a tratti ostica. Il primo ostacolo che si oppone tra il regista e il pubblico è il linguaggio totalmente piatto e privo di interventi registici; da una parte cioè, questo esponente di spicco del Nuovo Cinema filippino tenta di rifiutare la ritmica americana da cui siamo invasi e abituati, dall'altro lato annulla completamente l'intervento della macchina da presa, come un certo découpage classico già aveva tentato di fare cinquant'anni or sono. In secondo luogo, la lentezza narrativa diventa una costante strutturale che si vincola al montaggio (praticamente inesistente) e si sostiene grazie alle lunghe attese a cui i protagonisti sono sottoposti. Per la prima volta al cinema riusciamo a vedere la protagonista mentre fuma una, due, tre sigarette senza che nulla interrompa l'azione. I tempi dilatati tuttavia, non possono necessariamente rientrare in un sistema di consumo del prodotto filmico così come è pensato per il mercato delle sale; oppure, il pubblico interessato a conoscere questa nuova rigidità narrativa esotica (benché priva di colori), dovrebbe quanto meno organizzarsi con un giorno di ferie dal lavoro.
Non si può certo negare che questo film goda di un suo fascino, che poggia e si pubblicizza grazie alle dimensioni titaniche dei rulli di pellicola, alla recitazione gesticolante degli attori, ai dialoghi insoliti, e a quel permanente senso di attesa per quel che verrà (o meglio, perché accada qualcosa, finalmente). In aggiunta, possiamo considerare cariche di riflessione e accurate (e pertanto degne di osservazione) le scelte di regia che soggiacciono a Melancholia. Tuttavia, un film di questa lunghezza dichiara a priori la morte distributiva di se stesso, impedendo al pubblico meno avventuroso di lanciarsi nelle storie di Alberta, Julian e Rina. Probabilmente non è la sala cinematografica il luogo appropriato per fruire di una tale opera. O probabilmente, per quanto si possa averlo apprezzato, Diaz sarà costretto a rivedere l'eccessivo formalismo dei suoi tempi per non rischiare di restare l'unico sveglio in sala.

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