| Anno | 2006 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Gianni Amelio |
| Attori | Sergio Castellitto, Ling Tai, Angelo Costabile, Hiu Sun Ha, Catherine Sng, Enrico Vanigiani, Roberto Rossi, Chungqing Xu, Biao Wang, Jian-yun Zhao, Qian-hao Huang, Xiu-feng Luo, Xian-bi Tang, Lin Wang Yong Guo, Shi Yang. |
| Uscita | venerdì 8 settembre 2006 |
| Tag | Da vedere 2006 |
| MYmonetro | 2,94 su 22 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 10 giugno 2016
Vincenzo Buonavolontà, responsabile per anni della manutenzione di uno stabilimento siderurgico, viene incaricato, alla chiusura dell'impianto, della vendita dell'altoforno a un'azienda cinese. In Italia al Box Office La stella che non c'è ha incassato nelle prime 9 settimane di programmazione 2,3 milioni di euro e 586 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Una compagnia cinese rileva l'altoforno di un'acciaieria in disarmo. Vincenzo Buonavolontà, ex manutentore specializzato scopre un difetto nell'impianto. Per prevenire incidenti sul lavoro e garantire gli operai che dovranno manovrarlo, Vincenzo parte alla volta della Cina. Vuole consegnare personalmente la centralina modificata ai nuovi acquirenti. Giunto a Shanghai incontra di nuovo la loro giovane traduttrice, Liu Hua, che lo accompagnerà in un viaggio attraverso la Cina e dentro se stesso.
Come Il ladro di bambini e Lamerica, l'ultimo film di Gianni Amelio è la storia di un viaggio non soltanto geografico, che spinge fuori dall'Italia un uomo di Buonavolontà. La Cina, lontana dall'essere la "favola" immaginata o riferita dai media, rivela al protagonista una realtà che ha dismesso affetti e diritti (umani) e vive al ritmo dei tempi di produzione. Panorami industriali, cantieri a cielo aperto, architetture monumentali, zone rurali annegate dall'acqua della diga più grande del mondo, dove si naviga a vista, rincorrendo la modernità e realizzando un capitalismo selvaggio. L'occidente esporta all'oriente il suo modello e i suoi guasti, gli stessi che Buonavolontà vuole caparbiamente correggere e sostituire. Perché il suo essere operaio appartiene a un mondo perduto o magari a quella stella che non c'è (più). Buonavolontà è un'ideale di professionalità estinta, qualificata per prendersi cura di una macchina di acciaio, con pazienza, senza fretta. E nel viaggio cinematografico di Amelio, Vincenzo Buonavolontà è di nuovo il padre di figli putativi, il fratello maggiore di uno minore, il carabiniere di fuggitivi, accanto alla giovane Liu Hua che insegna traducendo o rimanendo silente. Liberamente ispirato al romanzo di Rea, La dismissione, Amelio racconta di un cavaliere umano e della sua impresa: inserire nel disegno più ampio del mondo globalizzato un pezzo e il senso della propria vita, il suo mestiere.
Nel film di Gianni Amelio ispirato al romanzo "La dismissione" di Ermanno Rea domina l'assenza: la stella che non c'è nella bandiera cinese, la centralina che non potrà mai far funzionare l'altoforno, la lingua che permette di comunicare fra persone di diversa nazionalità. Un'assenza causa e oggetto della profonda solitudine che accompagna fedelmente i due protagonisti in un road movie sentimentale dai toni delicati.
Il minimale Sergio Castellitto veste i panni di Vincenzo Buonavolontà, nomen omen, che finisce la sua attività di manutentore nell'altoforno smantellato per essere venduto a una società cinese. Sapendo di un difetto che ne impedisce il corretto funzionamento, decide di partire alla volta di Shanghai per consegnare il pezzo mancante e il progetto risolutivo, accompagnato dalla traduttrice Liu Hua (promettente esordio della cinese Tai Ling). Ma la meta del viaggio è continuamente spostata perché l'altoforno è stato venduto a terzi e così i due si ritrovano ad attraversare la Cina su mezzi di fortuna per un ideale irraggiungibile. Mano a mano, fra l'uomo e la donna, nasce un legame che culmina nel momento in cui, nel paese natale di Liu Hua, Vincenzo conosce il figlio della ragazza, abbandonato dal padre. L'uso del "noi" nel finale sembra una promessa rivolta al futuro. Forse la stella che non c'è nella vita dei due.
Tenerezza, sconforto, fiducia, onestà, senso morale sono i sentimenti lievi che traspaiono in questa odissea sottotono, dove ai paesaggi sconfinati della Cina, Amelio preferisce i dettagli, la gente, i pullman, i treni, le chiatte. Tornano i temi cari al regista: l'incomunicabilità, la diversità, l'infanzia, la paternità, il viaggio, ma manca una svolta, un'invenzione che catturi l'attenzione, un significato forte che giustifichi il peregrinare.
Resta
comunque il piacere di vedere un film delicato, dove nulla è urlato, nulla retorico, nulla artificioso.
Vincenzo Buonavolontà, il manutentore di un alto forno che viene ceduto ad un gruppo industriale cinese, scopre un difetto all’impianto e decide di partire alla ricerca dei padroni della sua fabbrica per spiegarne il malfunzionamento. Lì incontra l’unica persona che lo può aiutare, la traduttrice conosciuta in Italia, novella Beatrice, che lo accompagna attraverso [...] Vai alla recensione »
Dopo gli andirivieni dal sud al nord e dal nord al sud dell’Italia, dopo l’Albania, dopo Berlino e le sponde del Mare del nord, Gianni Amelio si avvia a un viaggio ancora più complesso: uno in Cina, a Shanghai, e da Shanghai a ritroso lungo il corso del fiume Yang Tze, fino alle pendici del Tibet. È infatti ambientato in Cina il suo nuovo film, La stella che non c’è, le cui riprese iniziano il 5 maggio [...] Vai alla recensione »