Broken Flowers

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Un film di Jim Jarmusch. Con Bill Murray, Jeffrey Wright, Sharon Stone, Frances Conroy, Jessica Lange.
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Commedia, durata 105 min. - USA 2005. uscita venerdì 2 dicembre 2005. MYMONETRO Broken Flowers * * * - - valutazione media: 3,10 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   
paolo massa sabato 15 aprile 2006
broken flowers Valutazione 4 stelle su cinque
75%
No
25%

Non sempre un film, dopo averlo visto al cinema, ti lascia con un senso di amaro in bocca al punto da chiedersi “Ma ne è valsa la pena?”. “Broken Flowers”, di Jim Jarmusch, è uno di quelli ad avere questo strano effetto. La storia ruota attorno alla figura di Bill Murray, un uomo sul “viale del tramonto”, ormai un ex don Giovanni alla ricerca di non si sa quale equilibrio esistenziale. Nelle prime battute lo vediamo protagonista di una vita relativamente tranquilla, forse pure troppo, minata da una ripetitività patologica senza precedenti. Almeno nei minuti iniziali del film, sembra di assistere alla solita scena ripetutamente noiosa e priva di un qualsivoglia senso. Ma è proprio questa sequenza battente di immagini statiche ed ammalianti, tanto riflessive quanto prive di azione, che ci dà la possibilità di accumulare una serie impressionante di informazioni sulla reale condizione, in totale solitudine, di Don Johnston (Bill Murray). [+]

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a.l. martedì 13 dicembre 2005
le belle che amo' il padron mio Valutazione 4 stelle su cinque
67%
No
33%

Le etichette hanno un senso, non solo nelle aule scolastiche per la cosiddetta comodità didattica: ad esempio “Broken Flowers”, l’ultimo film di Jarmusch, è una raffigurazione quasi perfetta di ciò che si intende per “minimalismo”, ovvero la poetica dell’attenzione esasperata alla quotidianità sottintesa ai racconti di Carver, al miglior Leavitt e a molta parte della narrativa statunitense degli anni ‘80. Il lungometraggio mostra infatti un’umanità inerte e periferica, priva di identità sociale, isolata in anacronistiche comuni, volontariamente oziosa o occupata in attività inessenziali, come “ordinare gli armadi”, vendere case prefabbricate di prestigio, comunicare con gli animali domestici; essa dialoga, si innamora, si perde e poi si rivede dopo anni, relega inconsciamente a mazzi di fiori, alle tinte dei loro abiti, a un piatto di carote bollite, a una busta rosa, ai silenzi, a un baciamano o a un sorriso imbarazzato il compito di svelare verità vacillanti, aspirazione vaghe, affetti e rancori soffocati o interrotti, nell’incapacità di dare ad incontri o conversazioni approdi risolutivi. [+]

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amarilli novel martedì 27 maggio 2008
la danza dell'esercito di don Valutazione 4 stelle su cinque
71%
No
29%

Don Johnston: no, non Don Johnson di Miami Vice. È buffo confondere un casanova con qualcun altro e vederlo riaffermare la propria identità ad ogni nuova presentazione, proprio lui: Narciso che si è fatto notare da molte donne. È buffo il viso volutamente inespressivo di Bill Murray: impassibile tanto mentre ascolta musica lirica italiana, quanto mentre ascolta musica etiope. Nulla sembra smuovere in lui una qualche emozione: l’arredamento minimale della sua casa è specchio dell’arredamento minimale del suo volto. Ma come un Siddartha apatico o un mistico indotto, Don/Bill intraprende un viaggio alla ricerca di una sua possibile diramazione: un figlio quasi ventenne che una delle molte ex gli annuncia partito alla ricerca –al contrario- delle sue radici. [+]

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andrea battantier venerdì 3 marzo 2006
71%
No
29%

Con questo film posso ritenermi sazio del cinema minimalista. D'altra parte lo psichiatra Mario Thompson Nati (grande appassionato di cinema) ci aveva avvertito quando diceva che "...per annientare il minimalismo basta farlo diventare fine a se stesso". Prima scena: Don Johnston (Bill Murray) guarda, con il suo tipico fare immobile e assente, un film su Giacomo Casanova. Secondi e secondi, e minuti, del Bill Murray depresso-ma-senza-darci-peso, già visto in Lost in translation: lui e il divano, il divano e lui, e la televisione che vive di vita propria. Casanova, come lo chiama il suo amico Winston (Jeffrey Wright), felicemente sposato e appassionato di gialli. Don è stato appena lasciato dalla sua ultima ragazza Sherry (Julie Delpy), capiamo ben presto che ha avuto tante donne nella sua vita, e che è sempre stato solo, sul divano (e infatti, probabilmente l'ultima ragazza lo abbandona per la disperazione di vederlo in simbiosi con il divano). [+]

[+] in effetti murray comincia ad annoiare (di isa)
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kalina sabato 3 dicembre 2005
stiamo scherzando? Valutazione 0 stelle su cinque
50%
No
50%

Andando a vedere ieri Broken Flowers, abbiamo scoperto quanto segue: 1) Da Lost in translation, Bill Murray non sfoggia neanche un'espressione nuova, ma piuttosto l'unico gesto schifato che gli è stato cucito addosso e che ha già mostrato ultimamente in diversi film (anche Avventure acquatiche ecc.). 2) Qua si confonde VUOTO ASSOLUTO sia nel dialogo sia nella SCENEGGIATURA con profondità dei messaggi trasmessi. 3) Il così decantato ritmo dei film americani, qui è scricchiolante, gli episodi sono prevedibili così come la fine. 4) Il protagonista prende l'aereo 4 o 5 volte per essere sempre immerso nel medesimo paesaggio di pini e colline. 5) In passato lui sarebbe stato un Don Giovanni. I maschi del gruppo si sono chiesti: ma come ha fatto! Le donne hanno detto: si capisce perché è stato sempre mollato! Appare piuttosto depresso, annoiato e sopratutto non sa mai che dire né che fare. [+]

[+] assolutamente d'accordo (di lucia - roma -)
[+] cocordo pienamente (di alessandra)
[+] sono con kalina (di lunacatia)
[+] parola (di da)
[+] minimalismo non è assenza (di kobayashi)
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francesco domenica 3 settembre 2006
senilita' Valutazione 3 stelle su cinque
33%
No
67%

Congelato sul set di 'Lost in translation', Bill Murray viene scongelato qui per raccontare la senilita' di un don Giovanni costretto a ripercorre il proprio passato di collezionista di donne. Tutte diverse fra loro, tutti amori di un momento che adesso gli appaiono lontanissimi e irriconoscibili, resi ancor piu' grotteschi dalle loro assurde professioni. Le altre donne, quelle mai viste prima - la Lolita desnuda, le ragazze mai zitte sul bus, la segretaria lesbica, gelosa, 'tenera come un muro' per dirla alla Vecchioni - restano ormai pianeti distanti, da osservare con il sereno distacco con cui si guarda 'The private life of Don Juan' (di Alexander Korda, 1934) in tv. Ma se il passato non vale piu' (anche se il protagonista vive in una casa che sembra arredata in un'altra epoca) e l'importante e' vivere il presente, i conti non tornano quando si apre un'inattesa finestra sul futuro. [+]

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antonello martedì 1 maggio 2007
capolavoro o spazzatura?il confine è labile Valutazione 2 stelle su cinque
44%
No
56%

Un playboy vecchio stampo e vecchio d'eta viene mollata dalla sua giovane compagna,stanca della sua avversione al matrimonio.Vedendola andare via,raccoglie la posta appena arrivata e una lettera gli rivela una scomoda verita:ha un figlio di 19anni mai conosciuto ma non c'è scritto altro.Crudele burla o crudele verità?Jarmusch cuce addosso a Murray un road movie soffice ma lento,divertente ma a tratti pesante.Il confine tra spazzatura e capolavoro è labile e infatti è un film che divide le platee.Qualcuno rimarrà affascinato dalle mille citazioni dell'autore,altri si addormenteranno di fronte al viso da clown triste del grande Murray.Buone trovate come la incredibile psicologa per animali.Un film piacevole ma non al livello di LOST IN TRANSLATION,per avere un termine di paragone. [+]

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tiamaster martedì 22 maggio 2012
umano,delicato,amaro. Valutazione 4 stelle su cinque
43%
No
57%

Broken flowers non è un film per tutti.è troppo introspettivo,umano,psicologico per essere apprezzato da tutti.Il film dal'inizio alla fine si concentra su i personaggi, caratterizandoli come meglio non si potrebbe e come pochi spettatori sensibili possono apprezzare ,e grazie all' INCREDIBILE prova d'attore di Bill Murray (e merita di essere citata l'interpretazione di Sharon Stone), lo spettatore si immedesima completamente in lui,fino al grande finale,dove broken flowers SBOCCIA IN TUTTA LA SUA BELLEZZA:un finale amaro,potente,vero,impossibile da dimenticare.Un film per pochi,da VIVERE assieme al prottagonista, da pensare e da ripensare, da vedere e da rivedere,una PERLA sostenuta da una sceneggiatura,da una regia e da una fotografia di RARA BELLEZZA. [+]

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angelo umana martedì 13 maggio 2014
paternità cercata, nuova ragione di vita Valutazione 4 stelle su cinque
33%
No
67%

 In “Stanno tutti bene” del 2009 il pensionato Robert De Niro pensava a quanto utile era stato il suo lavoro, aver consentito a milioni di voci di parlarsi, ricopriva di PVC i cavi telefonici che “trasportano” la voce della gente, “quante cose in un filo di fiato” (ma questa è una canzone di Celentano). Affascinante è anche pensare ai viaggi che fanno le lettere trasportate dalla US Mail, dalle buche delle lettere ai nastri di smistamento, fino ai furgoni e agli aerei. In questo film pure affascinante di Jim Jarmusch, ma del 2005, una di queste lettere, di colore rosa e anonima, arriva allo svagato Don-Bill Murray, sessantenne dongiovanni che ha passato molte donne e molti letti e che, riferimento non casuale, vediamo osservare distrattamente un film in tv su Don Giovanni. [+]

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michele pietragallo venerdì 13 gennaio 2006
cabona ha fatto poker! Valutazione 4 stelle su cinque
47%
No
53%

Film che ha vinto il Gran Prix a Cannes, questo di Jarmusch è la storia di un Don Giovanni sornione ed avanti con l'età che dopo l'abbandono da parte dell'ennessima amante (chi è la vittima in questi amori vacui e superficiali?) scopre a mezzo di una lettera da parte di una sua ex di avere un figlio da 20 anni. Partirà, spinto dal suo vicino che sembra tutto il suo opposto, cioè vitale e loquace, alla ricerca di questo figlio. Dopo tanti anni sarà solo d'intralcio alle vite ormai consolidate delle ex che va a trovare armato di mazzi di fiori rosa e riuscirà anche a farsi picchiare da un brutto ceffo. Alla fine avrà un incontro ravvicinato, guarda caso, proprio con un 20enne. Più che un "romanzo", questo lungometraggio sembra essere una "raccolta di racconti" e conferma la tendenza che Jim Jarmusch, alla sua quattordicesima regia, ha mostrato, in passato, ad essere votato più ad una struttura episodica nei suoi film (l'ultimo esempio proprio Coffee and cigarettes del 2003) che ad una narrazione di più ampio respiro. [+]

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