| Titolo originale | Alfie |
| Anno | 2004 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | Gran Bretagna, USA |
| Durata | 103 minuti |
| Regia di | Charles Shyer |
| Attori | Jude Law, Marisa Tomei, Omar Epps, Nia Long, Jane Krakowski, Sienna Miller Susan Sarandon, Renée Taylor, Jeff Harding, Kevin Rahm, Max Morris, Gedde Watanabe, Jo Yang, Tara Summers, Sam Vincenti, Katherine La Nasa, Claudette Mink. |
| Uscita | venerdì 4 marzo 2005 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,49 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 19 febbraio 2016
Charles Shyer dirige il remake dell'omonimo classico con Michael Caine (qui sostituito da Jude Law). Il film ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, In Italia al Box Office Alfie ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 727 mila euro e 347 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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Alfie è un englishman in New York che si diverte, per piacere puramente personale, a giocare con le donne. Flirta con loro, le conquista, magari ci vive insieme qualche settimana, e poi le lascia. Sempre. Alfie non lascia entrare il sentimento dell'amore, lo schiva, lo fredda prima che possa esserne colpito. La sua vita è tutta immagine e narcisismo, senza un fondo di reale cattiveria, ma con un velo di aridità, che prima o poi lascerà il segno.
Impersonato dal fascino wildiano di Jude Law, questo remake di un film (Alfie) che negli anni '60 aveva lanciato un giovane Michael Caine e fatto impallidire per la trasgressione la società del tempo, oggi ci lascia perplessi. Il continuo rivolgersi del protagonista alla macchina da presa, priva ogni azione e movimento di qualsiasi pathos e lo spettatore non riesce a immergersi nei piaceri e nei drammi della storia perché se ne distacca ogni volta che ascolta le parole di Alfie. Le immagini di New York, i look dandy a profusione, la Vespa finto povero e le auto fiammanti diventano così la vera anima del film. Anche l'unico momento di emozione (se così possiamo definirla), una passeggiata sulla spiaggia con un semi-sconosciuto, si annacqua in una morale facilona per chiudere con una lacrima: Se non abbiamo la pace dell'anima non abbiamo niente.
Alfie risulta l'ennesima esperienza estetica, di puro packaging, dove tutto è apparenza e nulla è Contenuto.
Bello da vedere, sì, molto bello. Per gli occhi, non per il cuore.
Forse, è giusto così.
Alfie è un attraente giovanotto inglese residente a New York, che lavora come autista di limousine e passa il tempo a collezionare una serie di avventure con le più belle donne della città, ma senza mai instaurare alcun legame emotivo. Intanto intrattiene un relazione con una madre single, Julie, ma non rinuncia a saltare da un letto all'altro... perfino quando si tratta della ragazza del suo migliore amico.
Nel 1966, l'attore inglese Michael Caine diventava una star di fama mondiale grazie al ruolo di un donnaiolo incallito nel celebre film Alfie, di Lewis Gilbert, tratto da un testo teatrale di Bill Naughton. A quasi quarant'anni di distanza Charles Shyer, sceneggiatore di diverse commedie di successo e regista dei due remake de Il padre della sposa, ne ha scritto, prodotto e diretto una nuova versione cinematografica ambientata nella Manhattan dei giorni nostri, nella quale a vestire i panni del protagonista è il fascinoso Jude Law, lanciato a Hollywood come il nuovo sex-symbol dalla Gran Bretagna. Ma se il primo Alfie si era affermato come un autentico cult, destando scalpore per il carattere spregiudicato delle vicende narrate, il remake di Shyer è stato accolto con freddezza dalla critica e si è rivelato un sonoro flop commerciale, con appena 35 milioni di dollari incassati a fronte di un budget di ben 60 milioni.
Così come nell'originale (al quale si mantiene piuttosto fedele nella struttura narrativa), anche in questa pellicola Alfie ci viene presentato come un giovane cockney sfacciato e disinibito, che sfrutta abilmente il proprio ascendente sulle donne per andare sempre a caccia di nuove conquiste. E così come nell'originale, anche qui il personaggio principale ha l'abitudine di rivolgersi alla macchina da presa e di parlare direttamente allo spettatore per esprimere commenti e riflessioni. Eppure, il film di Shyer risulta fin troppo patinato, frivolo e superficiale per riuscire del tutto convincente, e non è immune da un certo moralismo di fondo, perdendo buona parte di quella carica trasgressiva che contraddistingueva l'opera del '66. Per fortuna, dopo una prima parte abbastanza incolore la trama prende una piega più interessante nel momento della crisi di Alfie, abbandonato dalla compagna Julie (Marisa Tomei) e afflitto dal senso di colpa nei confronti dell'amico Marlon (Omar Epps).
Nel complesso, dunque, il nuovo Alfie è un film sufficientemente piacevole ma privo di particolari qualità, che si regge soprattutto sulla verve di Jude Law, in grado di rendere simpatico un personaggio di per sé sgradevole. Nel reparto femminile, un tocco di classe è dato dalla splendida Susan Sarandon, che alla soglia dei sessant'anni sa sfoderare un invidiabile sex-appeal nella parte della ricca e conturbante Liz; da segnalare inoltre la presenza nel cast di Renée Taylor, l'irresistibile zia Assunta del telefilm La tata. La colonna sonora è firmata da Mick Jagger dei Rolling Stones e David Stewart degli Eurythmics, autori anche della canzone Old habits die hard.
Innanzitutto una interpretazione degna di un oscar. Jude Law non è semplicemente bello... anzi il suo innegabile charme passa addirittura in secondo piano, se solo si vede questo film e si pensa di capire qualcosa di cinema. Mi domando come vengono scelti "recensori" di mymovies, quando parlano di Alfie come di un film privo di contenuti, cioè vuoto.
L'uomo che seduceva tutte le donne, ma che non riusciva ad amarne nessuna, ha il sorriso ironico e lo sguardo un po' obliquo di Jude Law: è lui, il divo inglese trapiantato a Hollywood, a incarnare, sul grande schermo, uno dei più irriverenti sciupafemmine di tutti i tempi. Il nome del personaggio in questione è Alfie, ed è il protagonista dell'omonimo film in arrivo nelle nostre sale.