| Titolo originale | Janghwa, Hongryeon |
| Anno | 2003 |
| Genere | Horror |
| Produzione | Corea del sud |
| Durata | 115 minuti |
| Regia di | Jee-woon Kim |
| Attori | Kim Kap-su, Yum Jung-ah, Lim Su-jeong, Mun Geun-yeong . |
| Uscita | venerdì 27 agosto 2004 |
| MYmonetro | 2,61 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 23 novembre 2009
Tratto da un racconto folcloristico coreano, Two sisters, fa parte del filone orrorifico del cinema orientale degli ultimi anni. La storia di due sorelle inseparabili tornate a casa dopo una lunga malattia. In Italia al Box Office Two Sisters ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 460 mila euro e 435 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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Tratto da un racconto folcloristico coreano, Two sisters, fa parte del filone orrorifico del cinema orientale degli ultimi anni. Inquietante e lentissimo, simbolico e con qualche buco di sceneggiatura, il film di Kim Jee-Woon è la storia di due sorelle inseparabili tornate a casa dopo una lunga malattia in seguito alla tragica morte della madre. Su Mi, la maggiore, nutre un grande rancore nei confronti della matrigna e del padre, considerati colpevoli del dramma, e cerca di proteggere la sorellina Su Yeon, terrorizzata dalla situazione domestica. Incubi notturni, immagini del passato, morti che appaiono vivi nella mente. Qualcosa di terribile si nasconde nella mente di Su Mi e nei suoi ricordi.
Formalmente impeccabile, con inquadrature geometriche di spazi e persone, Two sisters esplora i luoghi bui della nostra mente, ricreando fantasmi ed esperienze traumatiche che rimangono segni indelebili di una vita. Sebbene siano presenti violenze di diverso tipo, il sangue appare in un simbolico rosso, privo di ogni elemento granguignolesco, ma estremamente efficace nel generare uno stato di ansia in chi guarda. La sceneggiatura, sfortunatamente, pecca di eccessiva complessità e di alcune contraddizioni che coinvolgono i personaggi, lasciando più di qualche quesito irrisolto nello spettatore. Un lento (anche troppo) e inesorabile viaggio nei tormenti della psiche.
Può considerarsi un altro figlioletto de "il sesto senso", alla spasmodica ricerca di un finale che sorprende, e ci riesce benissimo. La fotografia è bellissima, i suoni sono spaventosi come anche le immagini, e la storia è complessa ma anche molto bella. Le bambine sono perfettamente nella parte, assecondando una trama che fa fin troppo l'occhiolino ai sensi di colpa freudiani, e alcune immagini stupiscono [...] Vai alla recensione »
The Ring, Phone, The Call, Two Sisters. Il nuovo horror sull'asse nippocoreano replica ormai senza complessi - incoraggiato da ottimi incassi anche all'estero - a quello americano. Lo stile controllato, le geometrie visionarie, certe lentezze alternate ad accelerazioni paradossali, le ellissi visive, un'opportuna dose di sentimentalismo stanno conquistando molti fans del genere.