The Dreamers - I sognatori

Film 2003 | Drammatico, +13 130 min.

Titolo originaleThe Dreamers
Anno2003
GenereDrammatico,
ProduzioneItalia, Gran Bretagna, Francia
Durata130 minuti
Regia diBernardo Bertolucci
AttoriMichael Pitt, Louis Garrel, Eva Green, Robin Renucci, Anna Chancellor Florian Cadiou, Jean-Pierre Kalfon, Jean-Pierre Léaud, Pierre Hancisse, Valentin Merlet, Lola Peploe, Ingy Fillion.
Uscitalunedì 8 gennaio 2024
TagDa vedere 2003
DistribuzioneCineteca di Bologna
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 2,97 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Bernardo Bertolucci. Un film Da vedere 2003 con Michael Pitt, Louis Garrel, Eva Green, Robin Renucci, Anna Chancellor. Cast completo Titolo originale: The Dreamers. Genere Drammatico, - Italia, Gran Bretagna, Francia, 2003, durata 130 minuti. Uscita cinema lunedì 8 gennaio 2024 distribuito da Cineteca di Bologna. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,97 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento domenica 7 gennaio 2024

Struggente e sensuale ritratto di giovinezza cinefila firmato da Bernardo Bertolucci. In Italia al Box Office The Dreamers - I sognatori ha incassato 78,4 mila euro .

Consigliato sì!
2,97/5
MYMOVIES 2,33
CRITICA 3,53
PUBBLICO 3,06
CONSIGLIATO SÌ
Bertolucci rilegge i prodromi del '68 attraverso un film invaso da arte, cinefilia e liberazione sessuale.
Recensione di Giancarlo Zappoli
domenica 7 gennaio 2024
Recensione di Giancarlo Zappoli
domenica 7 gennaio 2024

Parigi 1968. Il giovane Matthew, appassionato di cinema, incontra, durante una manifestazione in difesa del direttore della Cinematheque, un fratello e una sorella gemelli (Theo e Isabelle) che, approfittando dell'assenza dei genitori lo fanno entrare a far parte della loro intimità in cui il cinema gioca un ruolo importante.

Bertolucci propone una sua lettura dei prodromi del maggio '68 in cui la cinefilia e la liberazione sessuale invadono lo schermo.

Rivedere a distanza di molti anni questo film porta a considerazioni diverse rispetto all'epoca della sua uscita nelle sale. La sceneggiatura è scritta da Bertolucci insieme a Gilbert Adair che si rifà ad un suo romanzo del 1988 ("The Holy Innocents").

Pensando alla data di pubblicazione del libro viene da pensare che Gaber (di cui certamente Bertolucci conosceva l'opera attento come era alle varie forme di espressione artistica) cantava già nel 1974 (quindi molto prima del libro di Adair) questi versi "Nelle case non c'è niente di buono/quando la porta si chiude dietro un uomo" per poi concludere che "C'è solo la strada su cui puoi contare/La strada è l'unica salvezza./C'è solo la voglia e il bisogno di uscire di esporsi nella strada e nella piazza./Perché il giudizio universale/non passa per le case./In casa non si sentono le trombe./In casa ti allontani dalla vita/dalla lotta, dal dolore,dalle bombe."

The Dreamers si presenta come la trasposizione cinematografica di questi versi. Solo che i protagonisti, in una sorta di compressione a scatole cinesi, che però loro leggono come segno di assoluta liberazione, di case ne hanno due. Una è quella lasciata a loro disposizione da un padre poeta famoso che, oltre a scrivere poesie, firma assegni a loro favore. L'altra è il cinema che fisicamente ha la propria dimora in quella Cinematheque diretta da Henri Langlois che il governo francese considerava un pericoloso intellettuale, ma che idealmente, per i 'sognatori', pervade le loro vite e le loro azioni.

Ecco allora che questi due cinefili più uno (Matthew è l'americano appassionato ma fondamentalmente 'ingenuo' rispetto alla raffinata capacità di seduzione dei fratelli parigini) si trovano a ricondurre frasi e situazioni ai film visti, quasi che la vita potesse essere vissuta soltanto come specchio della sua rappresentazione cinematografica.

In un film che apre con una lunga panoramica in verticale sui titoli di testa, che non può non ricordare quella del grattacielo Pirelli dell'Antonioni de La notte, veniamo condotti in una Parigi che poche volte torneremo ad avere come location.

La gran parte del film si sviluppa nelle stanze dell'appartamento in cui ci viene mostrata una coppia che vuole superare i tabù per 'épater la bourgeois'. Sicuramente quelli in sala con riprese full frontal di nudi e una masturbazione (senza però erezione a vista) davanti a una foto di Marlene Dietrich. Perché poi i due (e in particolare Isabelle, interpretata da una intensa Eva Green scoperta e regalata al cinema a venire da Bertolucci) temono il giudizio dei genitori tanto da spingere la ragazza a tentare un gesto estremo.

È nella contraddittorietà dei loro atteggiamenti che il film finisce per scavare e lo fa portandolo all'estremo nel finale in cui spetta allo spettatore chiedersi da che parte stare: quella di Matthew o quella di Theo e Isabelle? Il loro misurarsi con la strada ha dietro di sé gli strumenti necessari per entrare a comprendere la richiesta di cambiamento epocale che sta nascendo o avrà di nuovo bisogno di 'sognare' un film magari non trovando quello adeguato?

Sei d'accordo con Giancarlo Zappoli?
Recensione di Davide Morena
venerdì 24 ottobre 2003

Bertolucci torna a Parigi - anno 1968, coordinata spazio-temporale che già altre volte aveva caratterizzato i suoi film. Di quel luogo e di quel tempo, con tutte le implicazioni annesse, il regista emiliano racconta in questo film, tutto imperniato attorno ai tre protagonisti: Theo e Isabell, due gemelli siamesi separati, e Matthew, uno studente americano "rimorchiato" alla sala Cinémathèque di Henri Langlois, vivono tra incerte utopie le contestazioni del '68. Ma la loro è una contestazione solo immaginata perché, mentre per le strade scoppia la rivolta, i tre non hanno la voglia, e forse nemmeno la forza, di far altro che starsene chiusi nella casa dei due gemelli a scoprire la loro sessualità tra una citazione cinematografica e l'altra.
Il film è impacchettato in una superba confezione: dalla bellissima fotografia al taglio ricercato di ogni singola inquadratura, dal montaggio - che alterna alle scene reali, come un'eco, le immagini dei classici amati dai personaggi - alla colonna sonora - per quanto avere Jimi Hendrix e Janis Joplin in carnet farebbe di ogni colonna sonora un'ottima colonna sonora. Che Bertolucci sia dotato di una classe e di una maestria superiore a quella dei comuni registi mortali, del resto, non è una novità. Ed è proprio per questo che da Bernardo Bertolucci - quello de La strategia del ragno, de Il conformista, di Ultimo tango a Parigi e via dicendo - ci si aspettava molto di più per questo The dreamers, che invece è un film piatto, incolore; in una sola, agghiacciante parola, è un film inutile.
A parte l'esperienza estetica, infatti, il film lascia il vuoto assoluto: non un'emozione, non un sussulto. Dopo averlo visto non si riesce nemmeno a mettere insieme, nella propria testa, un'idea precisa di che cosa il film racconti. Accenna alle contestazioni senza prendere posizione, legittimo, ma nemmeno ponendosi in posizione di semplice osservatore, ruolo cui chi fa cinema è deputato geneticamente: anche in tale ottica, la sensazione che si avverte è che il film parli del '68 parigino con un atteggiamento qualunquista e pressappochista. Passando ad un altro aspetto tanto caro al Maestro parmigiano, la rappresentazione iconografica del sesso ne I sognatori è certo carica di stile ed è rimarchevole il suo delinearsi come riflesso/contrasto dell'iconografia cinematografica e, nell'episodio in cui Isabell si atteggia a Venere di Milo, scultorea. Ma, anche in questo caso, la cosa pare piuttosto ingiustificata e, per tutto il lungo tratto in cui il film è dominato visivamente dai corpi nudi dei tre, non si avverte la minima trasmissione di un qualsiasi significato: Ultimo tango a Parigi venne distrutto letteralmente dal perbenismo di Stato, perché il sesso consumato dai due sensualissimi Marlon Brando e Maria Schneider era capace di mettere in uno stato di estremo disagio lo spettatore; gli organi sessuali maschili e femminili ostentati in The dreamers in innumerevoli situazioni fanno tristemente ridere, di quel riso sguaiato che eravamo soliti accompagnare alle peggiori produzioni della commedia all'italiana di venti anni fa. Una scabrosità che non scandalizza più, e che è ulteriormente appesantita da risvolti della sceneggiatura non degni di Bernardo Bertolucci - la fotografia nelle mutande, la masturbazione davanti a Marlene Dietrich, il tentato suicidio.
La sensazione generale che lascia The dreamers è quella che potremmo provare se ricevessimo un regalo da un caro amico in una bella scatola che, una volta aperta, mostrasse non contenere alcunché: presto dimenticheremmo la scatola e pure tutti gli improperi mandati al caro amico. Ci consoleremmo pensando che di bei regali ce ne ha già fatti tanti in passato.

Sei d'accordo con Davide Morena?
Bertolucci rivisita il '68 con un triangolo amoroso medio-borghese ricco di ammiccamenti cinefili.
Recensione di Giancarlo Zappoli

Mentre i genitori sono in vacanza, Isabelle e suo fratello Theo invitano Matthew, un giovane americano appena conosciuto, a casa loro. Durante la convivenza, i tre ragazzi sperimentano un codice di comportamento e esplorano le proprie emozioni e pulsioni erotiche.

Bertolucci rivisita il '68 e lo fa con una ricercatezza di stile che sfiora il manierismo.

Per chi ha amato un film altrettanto attento a ogni minimo segno portato sullo schermo sembrerà quasi contraddittorio parlare qui di manierismo. Invece di questo si tratta. Se Ultimo tango sembrava ormai alle spalle la sua ossessione ritorna. Con in più il raffinato ammiccamento cinefilo che fa sì che il terzetto che si forma trova il primo collante proprio nella passione per il cinema di qualità.

Peccato però che lo sfondo di questo sottile gioco al massacro erotico sia il '68. Sul quale emerge una posizione che farebbe nascere sotto i polpastrelli la parola 'reazionaria' se i tempi non fossero cambiati.

I gemelli di Bertolucci hanno bisogno di un sasso che spacca una finestra e di un giovane americano tanto 'puro' quanto pragmatico e utopista al contempo, per rendersi conto che 'fuori' sta capitando qualcosa di assolutamente nuovo che travalica la rappresentazione della realtà offerta dal cinema.

Bertolucci torna a raccontare di un mondo medio borghese che ben conosce ma che non è rappresentativo del '68 e delle sue rivolte politiche e sessuali. C'erano anche loro, è vero, e probabilmente oggi stanno dall'altra parte ma il film non lo dice. Preferisce attardarsi sui giovani corpi nudi lasciando spazio a una frigida ricerca estetica. Per molti di quelli che non c'erano è una lettura consolatoria fatta da un Maestro che forse ha dimenticato i veri, per quanto confusi, sogni di quella generazione.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 6 maggio 2012
remo valitutto

Filigrana di un cinema dei ricordi, nostalgica memoria di un vissuto, al contempo, privato e collettivo, The dreamers è la storia controversa di tre studenti, men che ventenni, due gemelli francesi, Théo e Isabelle (L. Garell e E. Green), e uno americano, Matthew (M. Pitt),che si incontrano a Parigi nei mesi che precedono la contestazione del maggio del '68.

Frasi
Qualcuno disse: non esiste l'amore, esistono solo prove d'amore.
Una frase di Isabelle (Eva Green)
dal film The Dreamers - I sognatori - a cura di Papex
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Mariuccia Ciotta
Il Manifesto

C'era una volta Parigi, il Maggio francese, la Cinémathèque di Langlois, Antoine Doinel... una camera-car scorre eccitante sul lungo Senna e sospinge Matthew oltre il Pont d'Iéna verso un viaggio nel «sogno». Alice attraversa lo specchio. Il mondo al di là esiste ma non si vede, dislocato in una dimensione spazio-temporale altra, parco dei piaceri aperto a tutti.

NEWS
TRAILER
giovedì 4 gennaio 2024
 

Regia di Bernardo Bertolucci. Un film con Michael Pitt, Louis Garrel, Eva Green, Robin Renucci, Anna Chancellor. Da lunedì 8 gennaio al cinema in versione restaurata. Guarda il trailer »

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