| Titolo originale | Ali G Indahouse |
| Anno | 2002 |
| Genere | Comico |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 88 minuti |
| Regia di | Mark Mylod |
| Attori | Sacha Baron Cohen, Emilio Rivera, Gina La Piana, Dana Pauley, Dominic Delesilva Jacqueline Castro, Michael Gambon, Charles Dance, Martin Freeman, Rhona Mitra, Kellie Bright, Barbara New, Jesse Acosta, Mario Aguilar, Gary Baxley, Carlos Ayala, John Estrada, David Follosco, Gerald Gonzales, Naomi Campbell, Isabelle Pasco, Graham McTavish. |
| MYmonetro | 2,26 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 9 maggio 2012
Gran Bretagna. Il primo ministro rischia di perdere le elezioni suppletive, e decide di ricorrere all'aiuto di un dj di provincia per conquistare l'elettorato più giovane.
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CONSIGLIATO NÌ
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Ali G è il capo di una band giovanile londinese, e per protesta contro la paventata chiusura del centro sociale dove insegna ai bambini tecniche di sopravvivenza, decide di incatenarsi alla fermata di un autobus. Viene notato dal vice primo ministro, che ne sfrutta la popolarità presso le classi più deboli candidandolo alle elezioni. Ali G, incredibilmente, viene eletto in Parlamento, dove, manco a dirlo, risolverà molti scottanti problemi, fino a scontrarsi con il vicepremier che lo ha fatto eleggere. Questi, perfidamente, tenterà di estrometterlo dalle sue funzioni pubbliche, ma Ali G saprà fare giustizia. La trama, in questa pellicola, è del tutto irrilevante, e rappresenta solo un pretesto per portare al cinema la fama che Sacha Baron Cohen (alias Ali G) si è creato in Inghilterra con un programma televisivo demenzialmente volgare. Impossibile, quindi, dare un giudizio su un instant-movie che serve solo a perpetuare il successo del personaggio, e ad esaltare lo smisurato ego del protagonista. Da notare i cameo di Naomi Campbell e Shaggy. Noblesse oblige…
Se in TV, un personaggio irriverente come Ali G, può trovare spazio (e non comunque in quella italiana), forse si pensa che un certo spazio possa essergli riservato anche sul grande schermo, ma non è così. Al cinema Ali G più che irriverente, risulta essere gratuitamente volgare, una becera e piatta parodia dello stile gangsta statunitense dei ghetti e niente di più.
In bianco che si atteggia a nero. Si veste come un rapper. Ha una sua gang di “fratelli” e deve vedersela con una gang nivale. II suo ghetto è West Staines. Ha una fidanzata ed entra in Parlamento, manipolato da un vice premier che non vuole perdere voti. II suo vocabolario limitatissimo, le sue sentenze, il suo invocare “respect”, le sue gaffe e le sue cantate gli fanno conquistare simpatie e potere. [...] Vai alla recensione »