| Titolo originale | Desperate Hours |
| Anno | 1990 |
| Genere | Poliziesco |
| Produzione | USA |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Michael Cimino |
| Attori | Mickey Rourke, Anthony Hopkins, Mimi Rogers, Kelly Lynch, Lindsay Crouse, David Morse Elias Koteas, Gerry Bamman, Ellen Parker, Shawnee Smith, Christopher Curry, Dean Norris, Danny Gerard, John Finn, Matt McGrath, Stanley White, Peter Crombie, Elizabeth Ruscio, Brittney Lewis, Ron Bird, Alexis Fernández, Bob Evans (III), Lise Wilburn, John Christopher Jones, James Rebhorn. |
| MYmonetro | 2,38 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 10 novembre 2011
Cimino porta l'azione al Parco Nazionale dello Utah e racconta una storia d'azione ricca di adrenalina.
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CONSIGLIATO NÌ
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Joseph Hayes scrisse la pièce alla fine degli anni Quaranta. Ebbe subito un grande successo, divenendo una di quelle storie semplici e perfette, necessarie e sufficienti come una formula chimica. Nel 1956 William Wyler realizza un film altrettanto perfetto. Qualche anno prima Paul Newman ne era stato l'interprete teatrale a Broadway, prima di sfondare nel cinema. Nel 1990 Michael Cimino ha ripreso il plot sviluppandolo alla sua maniera. Si tratta di un'operazione di remake esemplare, di un corso e ricorso che rappresenta il cinema com'era e com'è. Nel lavoro di Wyler gli interpreti erano Fredric March, il capofamiglia, e Humphrey Bogart, il cattivo. Nell'edizione di Cimino gli omologhi sono Anthony Hopkins e Mickey Rourke. Tre evasi si installano nella casa di gente per bene e tengono in ostaggio una famiglia: madre, padre, un figlio e una figlia. Dialettica, paura, violenza e finale con grande adrenalina.
Da un romanzo di Joeph Hayes, "Desperate Hours"(Cimino, 1990)ha già visto una trasposizione filmica a metà anni 1950, per la regia di William Wyler e l0intepretazione di Humphrey Bogart, ma qui Michel Cimino, con estrema intelligenza, è riuscito a rendere la storia, con divagazioni e"intermezzi"ricca di azione ma anche e soprattutto di tensione, che è [...] Vai alla recensione »
«Il gangster- scrive Robert Warshow - rappresenta il "no" a quel grande "sì" americano che è stampato a lettere cubitali su tutta la cultura ufficiale». E ancora: «In un modo che difficilmente possiamo definire, il gangster parla per noi, dà espressione a quella parte della psiche americana che rifiuta le caratteristiche e le regole della vita moderna, anzi l"'americanismo" stesso».